PICCHI A "IL MATTINO": STO CON I PAESI DELL'EST - BERLINO FA TROPPO POCO

PICCHI A "IL MATTINO": STO CON I PAESI DELL

ROMA\ aise\ - "Salvini cercava intese con i Paesi di Visegraad, come Ungheria e Repubblica Ceca, ma sono arrivate solo docce gelate: "Al di là dei toni irricevibili utilizzati soprattutto dai cechi, in realtà quello che vogliono loro è ciò che vogliamo noi, zero sbarchi in Europa per chi non ha diritto di arrivare. Stiamo lavorando per far capire che i confini italiani sono quelli europei". Guglielmo Picchi, sottosegretario agli Affari Esteri, è tra i leghisti più ascoltati da Salvini. Mentre risponde alle domande, in tv c'è la finale dei mondiali e lui non nasconde di tifare per la Croazia e si augura che batterà la Francia. Intanto ad accettare una parte dei migranti sono stati francesi e tedeschi...", scrive Valentino Di Giacomo, che ha intervistato Picchi per Il Mattino di Napoli.
"Uno sforzo minimo rispetto al disinteresse degli anni scorsi", ha risposto il sottosegretario. "Tutti si erano fin troppo abituati ad un’Italia che considerava i flussi migratori un problema nazionale, i veri europeisti siamo noi che dando messaggi piuttosto duri abbiamo fatto capire che il problema è europeo. Poi vorrei ricordare che il governo ceco è sostenuto da un premier liberale che si giova dell'astensione del partito comunista ceco. Visto che si attaccano tanto i populisti e lepenisti giova sottolinearlo. Anche i cechi e gli ungheresi ci aiutino a bloccare i trafficanti evitando così altre morti in mare. Dei migranti o ce ne facciamo carico tutti altrimenti noi non ne prendiamo più".
Di seguito il testo integrale dell’intervista.
"D. L'altro giorno Mattarella è però intervenuto in prima persona per far sbarcare le persone a bordo della nave Diciotti.
R. Mi sembra evidente che le posizioni del presidente siano diverse da quelle di Salvini. È lampante la differenza sia culturale che politica perché conosciamo tutti la provenienza di Mattarella, ma entrambi volevano trovare la soluzione migliore. Ho letto tante polemiche poi rientrate velocemente perché si tratta di una normale dialettica istituzionale.
D. Più che dialettica quella di Salvini che chiede le manette ai polsi per i migranti della Vos Thalassa sembra una deriva istituzionale, non trova? Spetterebbe alla magistratura deciderlo.
R. Intanto due immigrati sono stati messi in stato di fermo proprio dalla magistratura perché in Italia vige l'obbligo penale. Ora l'importante è individuare un modus operandi stabile in maniera che da oggi in poi si possa attuare sempre uno stesso metodo. Non ci sono conflitti nel governo, è la prima volta che il problema, dopo troppo tempo in cui si è evitato di farlo, finalmente è stato preso di petto.
D. Quest'anno sono arrivate 20mila persone, gli anni scorsi erano dieci volte di più. Ha senso una politica cosi aggressiva?
R. La domanda da farsi è se chi arriva in Italiane ha veramente diritto, bisogna riaffermare il principio di legalità e se sei migrante economico non hai diritto. Di conseguenza se serve apro un decreto flussi e decido io quante persone accogliere e se il Paese ne ha bisogno. Non si può andare avanti così.
D. Politiche di visti umanitari o permessi di lavoro non esistono in gran parte dell'Africa e questo genera il business dei trafficanti. Non trova?
R. I trafficanti ormai conosciamo come e dove operano, vanno fermati. Una volta risolta l'emergenza si procederà a concedere i visti umanitari direttamente nei Paesi da dove vengono i migranti. Un marocchino nel 99 per cento dei casi non ha nessun diritto di protezione umanitaria, un nigeriano che vive in una zona di guerra va preso in considerazione. Finché arrivano tutti indistintamente non si riesce a gestire il problema. Aiutiamoli in Africa.
D. A casa loro direbbe Salvini
R. Ungheria e Repubblica Ceca invece di costruire muri, stanzino fondi per migliorare l'economia africana. Noi lo scorso anno abbiamo speso 5 miliardi per i migranti, invece di spenderli qui per tenerli nei centri d'accoglienza potremmo produrre ricchezza nei loro Paesi. In Nigeria tra 30 anni saranno mezzo miliardo di persone, potremmo aiutarli con corsi di educazione sessuale.
D. La missione in Niger che fine fa? 40 militari sono a Niamey in attesa, ma i francesi non sono felicissimi della nostra missione. Sarebbe uno snodo cruciale per evitare i flussi verso la Libia.
R. Noi vogliamo dare mezzi e addestramento ai nigerini per controllare le frontiere. Pochi uomini, tanti mezzi come rilevatori satellitari o droni. Quello che proprio la Francia non ha fatto, quindi o si sbriga oppure accetti il nostro intervento". (aise)


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