"NON HO L'ETÀ": L'EMIGRAZIONE ITALIANA NELLE LETTERE A GIGLIOLA – DI RINO SCARCELLI

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BERNA\ aise\ - “Le migliaia di lettere spedite a Gigliola Cinquetti dai suoi ammiratori negli anni Sessanta, sono di certo una prova della popolarità della cantante, che sfondò in tutta Europa con ‘Non ho l’età’. Ma sono anche una fonte storica sull’emigrazione: i lavoratori italiani all’estero le raccontano le speranze, le paure, le condizioni di vita lontano da casa, dove a volte l’unico legame con l’Italia sono proprio le canzoni. Da questa intuizione nasce il documentario di Olmo Cerri ‘Non ho l’età’, presentato sabato al festival ‘Visions du réel’ di Nyon”. A scriverne è Rino Scarcelli sul quotidiano online multilingue “Swissinfo.ch”.
“Il regista ha preso spunto dal lavoro della giovane ricercatrice Daniela Delmenico, che nel 2011 si è laureata all’Università di Losanna con la tesi ‘Ammiratori italiani sfortunatamente all’estero. Lettere a Gigliola Cinquetti dalla Svizzera’.
Le missive sono quasi 150 mila e la famiglia Cinquetti –che ha avuto la lungimiranza di conservare e catalogare tutto, buste comprese- le ha donate al Museo storico del Trentino, il cui ‘Archivio della scrittura popolare’ ha appunto l’ambizione di ricostruire la storia ‘dal basso’, attraverso, tra l’altro, lettere e diari.
La maggior parte degli ammiratori chiede una foto, un autografo. Qualcuno cerca consigli su come sfondare nel mondo della musica. Un ragazzo scrive a Gigliola che sta mettendo da parte i soldi per poterla sposare. Ma ci sono anche giovani che provano a chiedere soldi, vestiti o dischi, perché emarginati dai loro coetanei mentre esplode la società dei consumi.
Olmo Cerri e la coautrice del documentario, Simona Casonato, si sono concentrati sulle “poche” migliaia di lettere spedite dalla Svizzera tra gli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta, che coincidono con una grande ondata migratoria e descrivono le difficoltà di integrazione in un Paese che cerca sì manodopera straniera, ma è ancora diffidente.
Tra gli autori di quelle lettere, ne hanno scelti quattro, dei quali tracciano un ritratto nel film: Carmela, don Gregorio, Gabriella e Lorella.
“Quattro storie diverse che parlano di speranze, sogni, solidarietà”, si legge nella scheda, “ma anche e soprattutto di chiusura, xenofobia, clandestinità e sfruttamento”.
Sullo sfondo risuona ‘Non ho l’età’, la canzone che vinse nel 1964 il Festival di Sanremo e l’Eurovision song contest.
Il film è stato selezionato per la sezione Helvétiques del festival Visions du réel di Nyon. È prodotto da Tiziana Soudani per AMKA Films, Carlo Cresta Dina per Tempesta Film, Radiotelevisione svizzera RSI e Associazione REC”. (aise) 

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