CARLO CONSIGLIO (CTIM TORONTO) SULLE ELEZIONI COMITES

CARLO CONSIGLIO (CTIM TORONTO) SULLE ELEZIONI COMITES

TORONTO\ aise\ - “Verrei meno al principio cui mi sono sempre ispirato e cioè di essere in pace con la mia coscienza, se affermassi che venuto a conoscenza dei risultati resi pubblici dal Consolato sulle elezioni del Comites di Toronto, di essere rimasto indifferente; ma mi ero imposto di non commentare i risultati stessi e far tacere questa, purtroppo, boccaccia che si ostina a dire quel penso e a pensare quel che dico”. A scrivere è Carlo Consiglio, del Ctim Toronto, già consigliere del Comites e membro del Cgie, che interviene sulla elezione del nuovo Comitato insediatosi lunedì scorso, 24 luglio.
“E ciò per due motivi. Il primo – spiega – è che sono profondamente e convintamente un istituzionalista anche se ho sempre arrancato a superare l’esame in democrazia; anzi mi è capitato spesso di essere stato rimandato a settembre, e solo all’ultimo esame all’Università c’è voluta tutta la predisposizione, la comprensione e l’aiuto di due tappi auricolari che mi premurai di fornire al Prof cui ero stato fortemente raccomandato per strappare uno striminzito 18. Il secondo – aggiunge – è il rispetto che ho sempre avuto e che ho tutt’ora per il Ministro Tremaglia di cui mi onoro di aver avuto la Sua stima, di essere stato un Suo stretto collaboratore nonché amico e camerata; Tremaglia credeva nell’istituzione Comites; si è adoperato per la loro istituzione con la stessa caparbietà e tenacia che ebbe per il voto degli italiani all’estero e io non avrei potuto e dovuto sottolineare quanto è successo a Toronto: su un potenziale bacino elettorale di più o meno 70.000 aventi diritto al voto, il Comites è stato eletto con solo 290 voti. Ma come sempre diceva Totò ogni limite ha una pazienza!”.
“In questa circostanza – chiarisce Consiglio – il mio limite è stata l’intervista rilasciata dal professor Buiani, persona che ho sempre stimato e stimo tutt’ora, il quale tenta di arrampicarsi su uno specchio insaponato per dare rappresentatività e riconoscimento a questo Comites che nonostante tutta la buona volontà e l’ausilio non di una, ma di otto fette di prosciutto per ogni occhio non può essergli riconosciuta. Da persona intelligente quale è, il prof. Buiani per dare credibilità e rappresentatività a questo Comites, risponde preventivamente a tutte le critiche che ciascuno di noi potrebbe muovere, dicendo non certo bugie ma affermando cose assolutamente non vere. Infatti non è vero dire che il periodo estivo è causa dei pochi voti; si è votato per corrispondenza e in periodo non ancora feriale. Non è corretto e non è vero incolpare il vecchio Comites di essere causa di disaffezione democratica”.
“Il vecchio Comites – accusa Consiglio – è stato attaccato dal PD e dai suoi amici console e ambasciatore (cosa che il prof. Buiani sa ma finge di non sapere); piuttosto il prof. Buiani avrebbe dovuto incolpare la marcata colorazione di partito dell’attuale Comites dove esponenti del PD o del Patronato amico sono la quasi totalità (nove sicuri, qualcuno mascherato e un paio prezzemolo per ogni minestra) mentre nel precedente solo io e il giovane Misuraca eravamo di destra. Quale sarà l’atteggiamento del Console? Telefonerà a tutti gli eletti invitandoli a dimettersi perché non rappresentativi come fece con i componenti del precedente Comites? Sono sicuro che non lo farà perchè essendo di parte, non farà nulla contro una parte amica”.
“Non avrà la stessa intolleranza come con il precedente Comites, parossismo esternato anche nei confronti dell’avvocato che aveva autenticato nel rispetto assoluto della legge canadese le firme dei presentatori della lista, cancellando lo stesso dagli elenchi dei notai che possono fare atti notarili e rifiutandosi categoricamente di reinserirlo negli elenchi dopo che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha ritenuto di archiviare il procedimento penale instauratosi con l’esposto che lui stesso aveva presentato. E la motivazione di questo suo rifiuto – conclude – è stata che l’avvocato non aveva collaborato con lui a provare la Sua colpevolezza non avendo risposto a lettere e ad inviti a recarsi al Consolato per discutere di un fatto che il console riteneva reato e con l’intento di ottenere una ammissione di reato”. (aise) 

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