NUOVO STUDIO UNICEF SULLA CONDIZIONE DEI MINORENNI MIGRANTI AL CAMPO DI GRANDE-SYNTHE (PRIMA DELL’INCENDIO)

NUOVO STUDIO UNICEF SULLA CONDIZIONE DEI MINORENNI MIGRANTI AL CAMPO DI GRANDE-SYNTHE (PRIMA DELL’INCENDIO)

ROMA\ aise\ - Secondo un nuovo studio dell’UNICEF "Family Reunification and Failing Protection in Dunkirk", i bambini che vivono presso il campo di Grande-Synthe, nel nord della Francia, vicino Calais, subiscono costantemente sfruttamento e violenza, dall’inizio alla fine del loro viaggio per raggiungere il Regno Unito.
Lo studio, condotto tre settimane prima dell’incendio che ha devastato il campo la scorsa settimana, scatta una fotografia della vita presso il campo e del viaggio attraverso l’Europa per tentare di raggiungere le coste inglesi.
Sono stati intervistati 13 ragazzi che vivevano al campo di Dunkirk, tutti stanno affrontando l’iter legale per essere riuniti alle famiglie nel Regno Unito. Provengono dal Kurdistan Iracheno e dall’Afghanistan, sono tutti scappati dal conflitto e hanno raccontato storie terribili sui loro viaggi attraverso l’Europa. Hanno raccontato che, lungo la rotta, erano spaventati per come erano trattati dalle autorità alle quali non si potevano rivolgere per ricevere informazioni e protezione. Così si sono rivolti a responsabili di tratta e traffico che, oltre ad abusare dei ragazzi, offrivano loro informazioni e un’apparente protezione.
I bambini hanno descritto di essere stati aggrediti dalla polizia e detenuti arbitrariamente durante il viaggio. Nessuno dei bambini intervistati era stato informato del diritto di poter esser riunito legalmente ai membri della propria famiglia. L’unico bambino che sapeva qualcosa su questo argomento, l’aveva appreso dal padre a seguito di un reportage della BBC sul tema.
Hariwan, 17 anni, dal Kurdistan Iracheno, per esempio, ha detto: "In Ungheria sono stato trattenuto per 67 giorni in un centro di detenzione per stranieri. Ogni giorno eravamo picchiati. La mia testa veniva sbattuta contro delle mura. Da allora, non sto bene. Perdo la memoria e mi sento stordito".
Una volta a Dunkirk, questi bambini non erano ancora al sicuro. Sotto il controllo di un gruppo di trafficanti curdi, tutti questi bambini hanno descritto violenze terribili al campo. Costantemente preoccupati di subire abusi sessuali e essere colpiti con delle armi, hanno detto che nessuno, compresa la polizia, era lì per prendersi cura di loro o proteggerli.
Can, 16 anni, dall’Afghanistan ha detto: "le gang curde sono veramente pericolose. Hanno delle armi. Ogni tre giorni si sentono colpi di arma da fuoco. La polizia non vuole essere coinvolta. Io so che in ogni caso non sono lì per proteggerci".
"Le storie che questi bambini hanno raccontato in quest’ultimo studio sono veramente scioccanti", ha dichiarato il vice direttore generale dell’UNICEF UK, Lily Caprani, commentando lo studio. "Dall’essere picchiati nei centri di detenzione al vivere con la paura costante a causa dei gruppi che controllano Dunkirk, sono situazioni che un bambino non dovrebbe mai aver vissuto".
"L’incendio al campo, la scorsa settimana, oltre ad essere senza alcun dubbio terribile per i bambini che l’hanno vissuto, ci ricorda che le normative del Regno Unito per aiutare questi bambini a raggiungere le proprie famiglie sono inadeguate", ha aggiunto Caprani. "Se l’iter legale avesse funzionato, i bambini non si sarebbero ritrovati in ambienti desolati e pericolosi come questo. Il Governo deve stabilire delle regole per le riunificazioni familiari così che questi bambini possano essere al sicuro con le proprie famiglie senza dover affrontare viaggi così pericolosi attraverso l’Europa".
Per Caprani "l’attuale situazione ci dà l’opportunità di concentrarci sull’organizzazione di trasferimenti immediati ed efficaci per quei bambini i cui parenti si trovano nel Regno Unito. Molti di questi bambini al campo stanno affrontando l’iter legale per la riunificazione familiare nel Regno Unito, supportati da Safe Passage. I loro casi di riunificazione familiare devono continuare e le lungaggini burocratiche che ostacolano i loro casi, devono essere superate".
"Come emerge dal rapporto, molti dei bambini che possiedono il diritto legale di vivere con la propria famiglia nel Regno Unito stanno cominciando a mettere in discussione la scelta di seguire il processo formale per essere riunificati ai i loro cari, visto che le tempistiche sono tanto lunghe. Dobbiamo imparare da quanto successo a Calais", è l’esortazione di Caprani, "quando il Regno Unito ha dimostrato di essere in grado di fare il necessario per portare i bambini in salvo durante una crisi. Un simile aiuto deve essere offerto ai bambini a Dunkirk che attualmente stanno affrontando un futuro incerto, per evitare che scompaiano e cadano nelle mani di trafficanti che cercano di sfruttarli".
Anche se ufficialmente non c’erano bambini stranieri non accompagnati registrati al campo Grande-Synthe, si stima che fossero circa 100 i minorenni non accompagnati che vivevano al campo. Senza accesso a servizi per la protezione dell’infanzia, istruzione scolastica o alloggi appropriati, questi bambini stanno vivendo in un limbo senza nulla da fare durante l’intera giornata, con serie ripercussioni sulla loro salute mentale.
Questo studio segue il rapporto dell’UNICEF del 2016 "Neither Safe Nor Sound", che ha esaminato le condizioni dei bambini nei campi per rifugiati nel nord della Francia. A sei mesi di distanza, è allarmante vedere la situazione sul campo non è diventata meno pericolosa per i bambini, come evidenziato dall’incendio nel campo di Dunkirk. Con il recente annuncio della chiusura del programma Dubs per i bambini non accompagnati, e la mancanza di chiarezza su ciò che succederà dopo la Brexit agli accordi del Regno Unito sulla riunificazione familiare dall’Europa, è ancora più importante concentrarsi sull’adeguamento delle normative in materia migratoria del Regno Unito e dei sistemi che riguardano i minorenni non accompagnati.
Per questa ragione, l’UNICEF UK chiede al governo del Regno Unito di: "lavorare con le sue controparti europee per assicurare rapidamente, e nel superiore interesse del bambino, un processo di riunificazione familiare che protegga i bambini in Europa; lavorare con le sue controparti europee per assicurare che le autorità nei paesi che attraversano i bambini diano loro informazioni sui loro diritti in una lingua e in una modalità che possano comprendere, incluso il loro diritto di presentare domanda di riunificazione familiare; garantire le risorse necessarie per supportare un’identificazione immediata e più efficiente dei bambini che hanno diritto alla riunificazione familiare in Europa e accompagnare questi stessi bambini lungo il processo legale e burocratico; lavorare con le sue controparti europee per rafforzare il sistema di tutela dell’infanzia in Europa, fra cui i meccanismi di custodia legale, i sistemi di identificazione e l’orientamento dei bambini che potrebbero essere stati vittime di tratta o che potrebbero aver subito violenze, sfruttamento e abuso, strutture e alloggi per l’accoglienza adeguati in cui non sia prevista detenzione, supporto psicosociale e un procedimento di determinazione del superiore interesse, in modo che i bambini comincino ad avere maggiore fiducia nei confronti delle autorità e minore fiducia nei responsabili di tratta e traffico; modificare la normativa migratoria del Regno Unito per assicurare che i bambini che vivono nelle regioni colpite da conflitti possano riunificarsi in maniera sicura e legale con i membri della propria famiglia nel Regno Unito presentando domanda dal loro luogo di residenza, invece di dover rischiare le loro vite in viaggi pericolosi verso l’Europa. (aise) 

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