UNICEF – UNFPA PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DI TOLLERANZA ZERO ALLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

UNICEF – UNFPA PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DI TOLLERANZA ZERO ALLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

© UNICEF/UNI103836/Asselin

ROMA\ aise\ - “Le mutilazioni genitali femminili (FGM) rappresentano tante cose: un atto violento che causa infezioni, malattie, complicazioni durante il parto e anche la morte; una pratica crudele che infligge danni emotivi duraturi nel tempo, perpetrati sui più vulnerabili e i meno potenti della società: le ragazze nella fascia di età compresa tra l’infanzia e i 15 anni; una violazione dei diritti umani che riflette e protrae il basso status sociale di ragazze e donne in troppi luoghi; un ostacolo al benessere delle comunità e delle economie. Ma le mutilazioni genitali femminili rappresentano anche qualcosa che può essere fermato". Così in una nota congiunta Henrietta H. Fore e Natalia Kanem, direttore generale rispettivamente dell’UNICEF e dell’UNFPA, alla vigilia della Giornata internazionale di Tolleranza zero alle Mutilazioni Genitali Femminili, che si celebra domani, 6 febbraio.
“Nel mondo”, affermano Fore e Kanem, “sta crescendo una pressione per eliminare le mutilazioni genitali femminili. La volontà politica, il coinvolgimento delle comunità e gli investimenti mirati stanno cambiando le abitudini e le vite delle persone”.
“Nei Paesi in cui l’UNFPA e l’UNICEF lavorano congiuntamente per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, le ragazze oggi hanno meno di un terzo delle probabilità di essere sottoposte a questa tremenda pratica rispetto al 1997”, sottolineano i due direttori generali. “Dal 2008 oltre 25 milioni di persone in circa 18.000 comunità in 15 paesi hanno pubblicamente ripudiato questa pratica. A livello globale, la diffusione è declinata di circa un quarto dal 2000. Questa è una buona notizia per le ragazze e le giovani donne, è una buona notizia per le loro famiglie e le comunità. Le ragazze che non subiscono la pratica tendono a crescere più in salute e hanno bambini più sani. Spesso ricevono un’istruzione migliore, hanno un reddito più alto e maggiori strumenti per prendere decisioni per il proprio futuro. Le comunità e i paesi che contrastano questa terribile pratica e si impegnano a cambiare le proprie abitudini ottengono benefici commisurati”.
“Questa è la buona notizia. Ma i trend delle popolazioni in diversi Paesi tra i più poveri al mondo, dove le mutilazioni genitali femminili sono ancora praticate, minacciano di ridurre i progressi compiuti”, rilevano Fore e Kanem. “Entro il 2030, oltre un terzo di tutte le nascite nel mondo avverrà in 30 Paesi in cui si praticano le mutilazioni genitali femminili. Se i progressi per proteggere il sempre maggior numero di ragazze a rischio in questi paesi non avanzeranno in modo più veloce, entro il 2030 milioni di ragazze potrebbero esser state sottoposte a questa pratica. È inconcepibile che queste bambine potrebbero andare ad aggiungersi ai 200 milioni di donne e ragazze che nel mondo hanno già subito mutilazioni genitali femminili, che portano già le cicatrici o soffrono di complicazioni correlate o rivivono ricordi terribili di dolore e tradimento. Nessuno – né le ragazze, le famiglie o le comunità – trae vantaggi economici o sociali in società diseguali in cui questo tipo di violenza contro le ragazze è accettata”.
“Sappiamo come cambiare tutto questo”, affermano decise Fore e Kanem. “Abbiamo visto che i tassi di mutilazioni genitali femminili possono diminuire rapidamente in posti in cui la questione è affrontata senza riserve da governi, comunità, famiglie: dove le norme sociali vengono combattute, villaggio per villaggio; dove medici professionisti si uniscono per opporsi alla pratica e rifiutano di eseguirla; dove vengono promulgate leggi per rendere la pratica un reato - e dove queste leggi vengono applicate; dove un accesso più ampio alla sanità, all'istruzione e ai servizi legali garantisce un cambiamento sostenibile; dove le ragazze e le donne sono protette e hanno gli strumenti per far sentire la loro voce”.
“Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, si legge ancora nella nota, “riconoscono che le mutilazioni genitali femminili minano i progressi verso un mondo più equo, più giusto e più prospero. Hanno fissato l’ambizioso obiettivo di eliminare completamente questo tipo di pratica contro le ragazze e le donne entro il 2030. Visto il crescente numero di ragazze a rischio, è una corsa contro i trend attuali. Ma con un incremento degli investimenti, impegni politici raddoppiati, un coinvolgimento più ampio delle comunità e maggiori strumenti alle donne e alle ragazze, è una corsa che possiamo vincere. Dato che è possibile, dobbiamo vincerla. È giunto il momento di eliminare per sempre le mutilazioni genitali femminili dalla faccia del pianeta”, concludeono Fore e Kanem. “È un compito per tutti e per il futuro di tutti”. (aise) 

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