AL GLOBE THEATRE DI ROMA È L'ORA DE "IL MERCANTE DI VENEZIA"

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ROMA\ aise\ - Shakespeare è sotto le stelle di Roma sino al 10 settembre nel cuore di Villa Borghese al Globe Theatre con "Il Mercante di Venezia", regia di Loredana Scaramella. Uno dei più grandi successi di pubblico nella storia del Globe.
Sotto la direzione artistica del Maestro Gigi Proietti arriva una delle opere teatrali più famose del Bardo composta negli ultimi anni del Cinquecento (probabilmente tra il 1596 e il 1598). Inoltre alla luce di uno dei drammi più grandi della storia, l’Olocausto, "Il Mercante di Venezia" assume qui tutta un’altra connotazione, offrendo lo spunto per una riflessione sulla discriminazione antisemita subita a più riprese dal popolo ebraico, di cui Shylock diventa l’incarnazione ideale. È questo ad aver accentuato negli ultimi decenni il colore drammatico delle messe in scena di un testo che ha invece un carattere di commedia, come racconta la regista Scaramella. La scommessa è quella di recuperare questo carattere, puntando sul racconto di una riflessione sulla giustizia, piena di affilata ironia sull’amore e sul denaro.
L’epoca del caso Dreyfus che divide l’opinione pubblica intorno a pregiudizi antisemitici e attribuisce all’inedita collocazione de "Il Mercante di Venezia" un significato ulteriore, quanto mai contemporaneo, circa le disumane conseguenze che tali discriminazioni hanno causato. Ma la regista vuole altresì sfuggire ad una tradizionale tinta tragica che legge nell’ebreo un inequivocabile antecedente dell’Olocausto. Sono quegli anni "euforici, pieni di cambiamenti e di costume, di novità e luminosi progressi", ma che insinuano un veleno sociale e ideologico destinato ad oscurare il XX secolo.
La sfida è stata dare nuovo lustro al vero protagonista dell’opera: il mercante Antonio (Fausto Cabra) che si impegna a garantire il prestito a favore del suo amico Bassanio (Mauro Santopietro) con una libbra della propria carne. Antonio è infatti elevato ad un ideale esempio di amore e giustizia da contrapporre alla spietata legge del denaro, anche attraverso trovate ironiche e irriverenti che smorzano la tensione.
L’epilogo de "Il Mercante di Venezia" di Scaramella prende forma, infatti, in una penombra abitata solamente da valigie impugnate silenziosamente e non certo per viaggi d’affari o per gite verso quell’isola dell’amore tanto vagheggiata dai personaggi. Carne, denaro e amore costituiscono una triade che svela la propria costante corrispondenza tra conflitti, desideri, paure e vendette.
"I protagonisti si incontrano in un processo in cui tutti i destini sono sospesi sotto un’immagine minacciosa: la libbra di carne".
A tessere i due poli geografici, mondani e ideologici, ci pensa la colonna sonora dello spettacolo. Già durante la prima scena, i canti dei veneziani e la musica kletzmer degli ebrei, così ostili tra loro, creano una solenne armonia che ci introduce subito allo spirito evocativo dello spettacolo. Successivamente le voci di Mimosa Campironi e Antonio Sapio, accompagnate dal trio William Kemp, riescono a dar voce ai sentimenti dei personaggi cristiani. E se infine sull’isola dell’amore vengono pacificate tutte le incomprensioni in nome di divertenti convenzioni borghesi a dispetto delle leggi, Shylock (Carlo Ragone) non ottiene giustizia e anzi perde i propri beni, anticipando le nefaste ombre novecentesche. (i. de santis\aise) 

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