PLENARIA CGIE: LA RELAZIONE DI SCHIAVONE

PLENARIA CGIE: LA RELAZIONE DI SCHIAVONE

ROMA\ aise\ - Organismi di rappresentanza, la legge elettorale e quella di Bilancio, la situazione in Venezuela e l’incertezza post brexit in Gran Bretagna, ma anche lingua e cultura da promuovere e tante conferenze che da anni attendono di essere convocate. Questo, in estrema sintesi, quanto riportato dal segretario generale del Cgie Michele Schiavone nella relazione letta oggi ai consiglieri nella seconda giornata di assemblea plenaria alla Farnesina.
Di seguito il testo del documento.
“Care e cari Consiglieri, apriamo questa seconda Assemblea Plenaria del 2017 a un anno esatto dal vero inizio dei lavori del CGE che è coinciso con le riunioni delle Commissioni Continentali del neoeletto Consiglio a novembre dell’anno scorso. Sono stati i preziosi documenti finali delle riunioni a Francoforte, Buenos Aires e Johannesburg, che hanno indicato gli spunti per il percorso che abbiamo intrapreso quest’anno con la plenaria di marzo.
Il primo impegno che abbiamo assunto è stato quello di procedere alla elaborazione di una proposta di riforma dei due organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, il Com.It.Es. e il nostro stesso CGIE, alla luce dei profondi cambiamenti nella natura e costituzione del tessuto delle nostre comunità all’estero, arricchite dalla nuova mobilità che presenta tutte le sfaccettature dell’emigrazione: da quella per le ragioni tradizionale agli esponenti dei mondi della ricerca, dell’imprenditoria, delle forme di arte più avanzate, della creatività del nostro Paese, che sono tutte riassunte nello slogan “Vivere ALL’italiana”, adottato di recente dal Ministero degli Esteri, che è la nostra casa dal 1991. Il compito non facile che ci siamo assunti è stato portato a termine attraverso una consultazione capillare e corale che ha coinvolto l’intero mondo degli italiani all’estero: dalle associazioni ai Com.It.Es., dai sindacati ai patronati, dai singoli cittadini ai Consiglieri del CGIE, tutti stake holders, azionisti di questa rete virtuosa di sostenitori del Sistema Italia all’estero e componenti dell’universo allargato della cittadinanza e delle origini italiane.
Il lavoro è iniziato praticamente un anno fa, ha goduto di una prima unanime approvazione a marzo di quest’anno, di ulteriori integrazioni e perfezionamenti tratti dal dibattito in quell’occasione, che riflettono la maggioranza dei suggerimenti pervenuti e del dialogo al nostro interno, riconducibili ad una visione armonica e integrata delle facoltà e dei compiti dei primi due livelli di rappresentanza in stretto contatto con i parlamentari eletti all’estero. Ieri, nel corso della prima giornata di lavoro dell’assemblea plenaria, abbiamo sottoposto all’approvazione finale un articolato sulla riforma del CGIE, un articolato sulla riforma del Com.It.Es. e un documento di accompagnamento, approvati all’unanimità al termie di un vivace dibattito ricco di suggerimenti e aggiunte. Per tutto il lavoro fatto ringrazio il Comitato di Presidenza, la III Commissione e la relatrice, V. Segretario Generale Silvana Mangione e tutto il Consiglio per l’ottimo lavoro fatto.
La nuova legge elettorale, il Rosatellum bis, ci ha presentato poche settimane fa un radicale cambiamento potenziale nella scelta dei nostri rappresentanti nella Circoscrizione estero. Siamo ancora convinti della validità del principio dell’obbligo di residenza dei candidati nella ripartizione di riferimento, al fine di garantire un rapporto diretto e più proficuo fra i 18 parlamentari e i Com.It.Es., le associazioni e il CGIE, che abbiamo sperimentato una volta di più in questo anno di intenso lavoro comune. Vogliamo credere alle promesse dei partiti maggiori che ci hanno assicurato di non voler contraddire questo principio candidando persone, sia pur valide, non residenti nei nostri Paesi. Questa sarà una dimostrazione di maturità politica e reciproco rispetto. In ogni caso, va davvero rafforzato il ruolo del CGIE, come organismo di rappresentanza di tutte le comunità, e di raccordo e sintesi da una parte con i Com.It.Es., i cui compiti sono stati precisati, ampliati e adattati alle nuove esigenze, e dall’altro con i parlamentari, come interlocutori privilegiati che hanno bisogno di una visione unitaria e non parcellizzata delle esigenze delle realtà italiane all’estero.
Uno dei compiti precipui del CGIE è infatti quello di contribuire alla definizione delle politiche a favore degli italiani all’estero senza lasciarsi trascinare in sterili diatribe del mondo dell’informazione e delle appartenenze di partito. In questo senso il CGIE, al di sopra delle parti, intende vigilare affinché il prossimo procedimento elettorale si svolga nella massima serenità, trasparenza, legalità e partecipazione, preceduto da un’informazione capillare, martellante e pluralistica, che rispetti i dettami della Costituzione italiana, per evitare qualunque ombra o speculazione negativa sul valore dell’espressione della volontà democratica degli italiani all’estero. La prima e fondamentale esigenza per un sereno svolgimento delle operazioni di voto è la campagna, già lanciata dal MAECI, per l’iscrizione all’AIRE di questo nuovo mondo nel mondo costituito dalla recente mobilità. Alla RAI e a tutti i mass media cartacei, radiofonici ed elettronici chiediamo un’informazione semplice, chiara e approfondita dei diritti e dei doveri degli elettori, per evitare sbagli nella compilazione delle schede e nell’esercizio del diritto, e aumentare la partecipazione, anche attraverso l’imprescindibile gestione egualitaria degli spazi di presentazione delle liste e dei candidati, in dibattiti sereni, moderati da personalità che mantengano l’equilibrio degli interventi ed evitino la sovrapposizione delle voci.
Auspichiamo che Ambasciatori e Consoli coinvolgano i Com.It.Es. e il CGIE nella definizione di una tempistica anticipata al massimo e del piano di informazione degli elettori. Chiediamo anche che siano apportate al più presto, con lo strumento del decreto legge, le modifiche al plico elettorale, con l’inserimento del codice a barre leggibile elettronicamente nelle buste, e la divisione delle operazioni di spoglio in quattro città italiane corrispondenti alle quattro ripartizioni elettorali.
Il secondo impegno di questo CGIE è stato stilare l’elenco dei momenti di incontro e dibattito a respiro europeo, nazionale e internazionale per riprendere e proiettare nel futuro le linee di progetto e interazione fra istituzioni iniziato nei precedenti mandati del Consiglio Generale, in un piamo triennale di attività dal 2018 al 2020.
Il primo appuntamento, opportuno e obbligatorio in vista della scadenza delle trattive per il Brexit e della situazione dei cittadini italiani e comunitari nel Regno Unito, è la terza edizione dell’Europa in Movimento, che ha avuto la sua consacrazione al Quai d’Orsay nel 2008 su invito dell’Assemblea dei Francesi all’estero, la seconda tornata a Roma, su invito del Senato della Repubblica Italiana, con la partecipazione degli organismi omologhi al CGIE nei diversi Paesi dell’Europa Unita e la redazione di documenti finali in cui si chiedeva l’istituzione di un Consiglio Generale degli Europei nel Mondo, di una Commissione e di un Commissario europeo per gli expat.
Se queste richieste fossero state soddisfatte, sarebbe ora molto più semplice proteggere i cittadini della UE in tutte le situazioni difficili in cui si possono trovare dentro e fuori l’Europa. In particolare gli italiani che, assistiti dai nostri Consolati già esistenti o da riaprire, potrebbero scegliere altre destinazioni europee, prima di tutto l’Olanda che si è aggiudicata la sede dell’EMA, l’Agenzia Europea per i medicinali, che attirerà mole grandi compagnie da tutto il mondo. La Brexit rende irrinviabile il terzo incontro che si dovrà tenere al massimo entro novembre 2018, prima della scadenza delle trattative, ospitati dal Parlamento europeo o di nuovo da uno dei rami del Parlamento italiano o dalla Farnesina.
Dal 2009 non è stata più convocata l’assemblea plenaria della Conferenza permanente Stato – Regioni – Province Autonome – CGIE, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri per “indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero… che costituiscono l’indirizzo politico amministrativo dell’attività del CGIE”, come recitano i commi 6 e 7 dell’art. 17 bis della legge istitutiva del CGIE vigente. L’assemblea plenaria di questo organismo dovrebbe essere convocata ogni tre anni. Il CGIE ha già avviato il lavoro preparatorio attraverso la sua commissione VI, insieme al MAECI e ai rappresentanti delle Regioni, delle Consulte regionali e della Conferenza Stato - Regioni e la DGIT e solleciterà il prossimo Governo a convocarla entro il 2019.
Il CGIE riconosce come elementi portanti delle comunità e del loro futuro i Giovani e le Donne. Sono passati 10 anni dalla prima Conferenza Mondiale dei Giovani e 20 dal Primo Seminario delle donne in Emigrazione. Quest’ultimo sarà ricordato nel corso di questa plenaria alla presenza di alcuni protagonisti di allora non soltanto per rivisitare il passato, ma anche per riconoscere e valorizzare il presente e il futuro delle donne italiane all’estero predisponendo il tracciato della loro prossima assemblea. Lo stesso succederà in un Convegno dei giovani da tenere l’anno prossimo a Palermo per una lettura concreta e realistica della presenza e del ruolo dei giovani di nuova emigrazione e delle nuove generazioni di italodiscendenti.
Ambedue queste prossime conferenze apriranno la strada alla prospettiva della indizione della II Conferenza degli italiani nel Mondo che proponiamo di realizzare nel 2020.
Il nostro terzo e fondamentale impegno è quello diretto alla diffusione dell’insegnamento della lingua e della cultura italiana nel mondo, anche a seguito dell’approvazione del decreto 64 relativo all’applicazione dell’insegnamento all’estero della legge cosiddetta della buna scuola. L’italiano, lingua di cultura e di bellezza è elemento trainante della promozione del Sistema Italia e dello stile di vita all’estero. Per questa ragione, il CGIE ha accompagnato il trasferimento dell’Ufficio II della DGIT alla DGSP, offrendo la propria conoscenza delle realtà, le specificità e le diverse iniziative volte all’insegnamento verticale dell’italiano dalla scuola materna all’Università, nelle scuole statali, paritarie e straniere, nei corsi degli enti non più gestori ma promotori in maniera flessibile e intelligente della diffusione della nostra lingua e con essa della nostra cultura e del Made in and by Italy. In questo campo risulta molto utile l’indagine condotta dalla IV Commissione e dal Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato le cui conclusioni basate sui dati raccolti possono favorire la definizione di una politica generale di intervento che rispetti le specificità e le diverse esigenze nei vari Paesi.
Passo ora alle questioni collegate alla legge di Bilancio, che mi sembrano le più urgenti e quelle sulle quali una nostra presa di posizione in tempi utili potrebbe risultare fruttuosa. Mi riferisco prevalentemente allo stato di previsione della spesa del Ministero degli esteri e, in particolare, agli interventi di più diretto interesse per le nostre collettività. Stiamo parlando del bilancio dell’Italia, incamminato da anni su un percorso di riequilibrio finanziario e di contenimento della spesa, e che in questi anni di crisi acutissima ha dovuto concentrare le sue risorse sugli interventi di sostegno della ripresa e dell’occupazione, con esiti che consentono oggi di pensare al futuro con maggiore serenità e fiducia.
Pur in questo difficile contesto, è lecito affermare che le risorse destinate alla politica estera e alla cooperazione internazionale, in sostanza al Ministero degli esteri, sono troppo poche per un Paese che per la sua natura e la sua condizione deve fare della proiezione globale la sua dimensione essenziale. Se oggi l’Italia può guardare al futuro con minore apprensione è perché, come in altri momenti difficili, è riuscita a trovare all’estero, quello che all’interno stentava a realizzare sul piano economico e sociale.
Dei circa 2,6 miliardi di euro del bilancio del MAECI, il 70% è assorbito da trasferimenti a organizzazioni internazionali ed enti e solo il 30% è assegnato a destinazioni frutto di scelte politiche. Per quanto ci riguarda, dobbiamo prendere atto con qualche soddisfazione che quest’anno le cose non hanno seguito la piega consueta dei tagli sulle nostre voci di investimento, poi temperati dall’attività emendativa dei nostri parlamentari. Già la base di partenza presenta novità positive, soprattutto nel campo della promozione culturale, con la ripartizione del Fondo per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, dotato complessivamente di 150 milioni in quattro anni.
Per i corsi di lingua e cultura la spesa storica dei 12 milioni di euro viene prevista in partenza e persiste per l’intero triennio; gli assegni agli Istituti di cultura sono aumentati di 3,5 milioni per il prossimo anno e di 8,5 milioni in quelli successivi; il contributo alla Dante Alighieri cresce di 2,6 milioni; l’incentivazione per le cattedre di italianistica di 1,9 milioni nel 2018 e di 2,3 in seguito; migliora la voce della formazione a distanza degli operatori della formazione; considerando anche l’aumento di 50 unità del personale scolastico compreso nel Decreto 64, le competenze accessorie di tale personale crescono da 40 a 53 milioni di euro e da 32 milioni a 43 milioni per l’assegno di sede. Trova conferma nel triennio, infine, il raddoppio della dotazione per le scuole paritarie.
Sul fronte delle risorse umane per la rete diplomatico consolare registriamo l’aumento di 50 unità di ruolo oltre a 50 contrattisti per ovviare, almeno in parte, alla ormai annosa mancanza di messa a regime del personale all’estero. Sappiamo che sono stati presentati al Senato importanti emendamenti al DEF e siamo in attesa di notizie.
Il CGIE ha promosso la costituzione di un tavolo di lavoro congiunto con il MINLAV e il MAECI su due tempi cruciali, in particolare per dare risposte concrete alla nuova emigrazione, concentrato sulla riapertura dei progetti di formazione professionale all’estero e sulla preventiva informazione di chi ha già deciso di espatriare e ha bisogno fi sapere quali gli usi e i sistemi di vita del Paese in cui intende andare.
Abbiamo saputo con piacere dell’apertura di un tavolo di trattative tra il MAECI e i patronati per la definizione di una Convenzione sui servizi delegati e sussidiari che i patronati possono fornire all’estero per facilitare il disbrigo delle pratiche presentate alle sedi diplomatico-consolari, e ne seguiremo gli sviluppi con attenzione in pieno clima di collaborazione.
Siamo lieti che stia procedendo la nomina di Consoli onorari, specialmente nelle aree in cui sono stati chiusi gli uffici consolari e auspichiamo maggiore collaborazione fra Ambasciate e Consolati da una parte e Com.It.Es. e CGIE dall’altra nella scelta delle persone più adatte a rivestire questo importante compito. Sarebbe auspicabile anche una più rapida dotazione delle macchinette per la rilevazione delle impronte digitali ai fini dell’erogazione di passaporti nei Paesi di grandi estensioni territoriali.
In questo senso potrebbe essere utile anche procedere al più presto all’attribuzione ai Consiglieri competenti per territorio della rappresentanza dei Paesi limitrofi in cui esistono comunità italiane prive di esponenti nel CGIE.
Il Consiglio accoglie la sollecitazione che proviene dalla comunità dei frontalieri a sensibilizzare tutti i Paesi interessati sull’esigenza di intervenire per garantire la viabilità ed evitare ritardi, impedimenti e pericoli di ogni genere. Riteniamo anche che sia utile e produttivo accelerare il lavoro del tavolo interministeriale per lo “Statuto del lavoratore frontaliero”, la cui adozione costituisce il necessario e indispensabile corollario a premessa di qualsiasi accordo bilaterale con i paesi di confine.
Il Consiglio generale lamenta la perdurante drammatica situazione di pericolo, mancanza di generi di prima necessità e privazione di libertà in cui versa il Venezuela con particolare riferimento alla nostra numerosa e vitale comunità, auspicando una prossima soluzione alla crisi in corso.
Grande preoccupazione desta in noi la sicurezza della nostra comunità in Zimbabwe dopo il recentissimo colpo di Stato a opera dello Zanu, lo stesso partito del Presidente Mugabe, e il pericolo che il conflitto fra le fazioni abbia un’escalation rapida e violenta, che potrebbe dilagare in Sud Africa provocando un effetto domino, simile a quello della primavera araba in Nord Africa, e rischiando di far collassare il sistema economico di uno dei Paesi più industrializzati dell’intero emisfero australe con gravissime conseguenze prima di tutto per i nostri connazionali ivi residenti.
In definitiva, i risultati di questo primo anno di lavoro vero e intenso da parte di tutti ci danno il senso dell’inizio di una nuova stagione e una nuova vita di collaborazione serena e fruttuosa con il Ministero degli Esteri, con tutte le istituzioni dello Stato con cui il CGIE deve dialogare e costruire. D’altro canto, la gestazione delle due proposte di legge che abbiamo approvato ieri ci dà la certezza che le rappresentanze di base e le associazioni hanno ritrovato la fiducia del rapporto comune, attraverso i suggerimenti, gli spunti e le richieste che da loro ci pervengono costantemente e che ci aiutano a mettere a fuoco il percorso futuro che ha come suoi interlocutori finali il Parlamento per le indagini e le leggi di cui abbiamo bisogno e il Governo per la definizione di politiche al servizio, al contempo, sia delle comunità italiane all’estero in tutte le loro scansioni generazionali sia del nostro Paese attraverso l’apporto e il sostegno al sistema Italia nel mondo. Questa è la nostra ambizione: lavorare tutti insieme, nel pieno rispetto delle facoltà, delle competenze e dei compiti di ognuno per raggiungere obiettivi comuni”. (aise) 

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