ROMA\ aise\ - Dei 32 film diretti da Luis Buñuel (Calanda, 22 febbraio 1900 – Città del Messico, 29 luglio 1983), ben 21 furono girati e prodotti in Messico. Ciò nonostante, nel discorso critico e nell'attenzione del pubblico questa vasta produzione è sovente eclissata dal primissimo periodo (gli scandali surrealisti di Un Chien Andalou, 1929, e L'age d'or, 1930) e dall'ultimo ventennio, quello delle co-produzioni internazionali, del sodalizio con Jean-Claude Carrière, della totale libertà creativa. A questa produzione quasi nascosta Altroquando, libreria romana specializzata in cinema, dedicata la rassegna cinematografica "Estasi di un delitto. Il periodo messicano di Luis Buñuel", in programma dal 13 al 26 maggio negli spazi della libreria stessa in via del Governo Vecchio.

I film messicani, anche sulla scorta delle indicazioni spesso ferocemente autocritiche dello stesso regista, sono invece definiti "alimentari": pellicole cioè che Buñuel accetta di realizzare, anche se con script e attori mediocri, perché bisognoso di denaro, con poco tempo e pochi mezzi a disposizione, frenato dai vincoli dell'industria cinematografica.

Ma il periodo messicano, per chi sappia e voglia guardare, nasconde veri e propri capolavori. Film come "Salita al cielo" (1952), "El" (1953) o "Nazarin" (1958) sono sicuramente tra i migliori di tutta la filmografia buñueliana. È proprio in Messico infatti che Buñuel, fino allora il regista di tre soli film e inattivo da ben 13 anni (quelli che intercorrono tra "Las Hurdes", 1933, e "Gran Casinò", 1946) affina la propria tecnica cinematografica, imparando come far deflagrare visioni surrealiste tra le pieghe di racconti tutto sommato tradizionali.

Immagini che sono esplosivi squarci onirici all'interno di commedie musicali, melodrammi o commedie dai risvolti tragicomici, eccentrici road-movies. Secondo un procedimento che troverà piena e compiuta espressione nei film dell'ultimo periodo, il regista spagnolo fa del sogno - e della surrealtà - corpo stesso e sostanza del proprio stile cinematografico. Nelle pellicole messicane, nei film di Luis Buñuel, non c'è bisogno di effetti o effettacci che introducano le parentesi oniriche: sogno e realtà sono inscindibili e consustanziali, come il regista aveva appreso a Parigi negli anni Venti.

E anche la necessità di un cinema commerciale, un cinema non più e non solo d'avanguardia, è chiarita dallo stesso regista già nel 1935: "Se dicendo chiaramente commerciali si sottintende una concessione in più a ciò che è consuetudinario e un nuovo tentativo di abbrutimento collettivo, mi rifiuto risolutamente di dirigere tali produzioni, come praticamente mi sono opposto quando se ne è presentata l'occasione. Ma", spiega, "realizzare un film commerciale, un film, cioè, che sarà guardato da milioni di occhi e la cui linea sia un prolungamento di quella che regge la mia stessa vita, è un impresa che considererò una fortuna intraprendere".

In tempi non sospetti, quindi, e data come chiusa l'esperienza surrealista, Buñuel ha ben salda l'idea di un cinema che, seppur costretto a fare i conti con l'industria, ritrovi all'interno di questa un proprio spazio di libertà e coerenza.

La rassegna romana si propone perciò di mostrare quelle pellicole che, da "Adolescenza torbida" a "Il bruto", da "L'illusione viaggia in tranvai" a "Cime tempestose", sono ritenute minori o comunque marginali. Film sicuramente meno visti e meno considerati, rispetto a capolavori acclamati come "Viridiana" (1961) o "Il fascino discreto della borghesia" (1972). Film girati in fretta, spesso su commissione, con interpreti e soggetti imposti dai produttori. Film all'interno dei quali, però, - e si pensi alla sequenza iniziale di "Adolescenza torbida" o al sogno di Oliverio in "Salita al cielo" -, vediamo affiorare lo sguardo sovversivo di Luis Buñuel.

La rassegna, segnalata anche dall'Ambasciata del Messico a Roma, sarà aperta venerdì 13 maggio, alle 19.30, da "I figli della violenza" (Los Olvidados, 1950), per poi proseguire domenica 15 maggio, dalle 19.00, con "Adolescenza torbida" (Susana, 1951) e "Salita al cielo" (Subida al cielo, 1952), giovedì 19 con "Il bruto" (El bruto, 1952) e "L'illusione viaggia in tranvai" (La ilusión viaja en tranvía, 1953), venerdì 20 con "Cime Tempestose" (Abismos de pasión, 1954), sabato 21 con "Lui" (Él, 1953) ed "Estasi di un delitto" (Ensayo de un crimen, 1955) e chiudersi, infine, giovedì 26 maggio con "Nazarin" (Id., 1958) e "Simon del deserto" (Simón del desierto, 1964). (aise)

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