BARILLA E THOMPSON REUTERS PRESENTANO A LONDRA IL “FOOD SUSTAINABILITY MEDIA AWARD”

BARILLA E THOMPSON REUTERS PRESENTANO A LONDRA IL “FOOD SUSTAINABILITY MEDIA AWARD”

LONDRA\ aise\ - Lo spreco di cibo è uno dei principali problemi che le grandi economie si trovano a dover affrontare: da un lato per il contributo negativo in termini di sostenibilità e di impatto ambientale che genera sul Pianeta; dall’altro per il paradosso sociale che nasconde. Non tutti sanno che l'impronta di carbonio dei rifiuti alimentari corrisponde a 1/3 delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili. Eppure, riducendo lo spreco di cibo nei soli Stati Uniti del 20% in 10 anni si otterrebbe una riduzione delle emissioni serra annuali di 18 milioni di tonnellate! Ma lo spreco di cibo ha un impatto anche sociale che non può essere sottovalutato.
Ogni anno 1/3 del cibo del mondo viene sprecato senza arrivare neanche a tavola pur essendo prodotto, perché va a male in azienda, si perde, diventa immangiabile durante la distribuzione o viene gettato via nei negozi alimentari al dettaglio, ristoranti e cucine (fonte WWF). Si parla di circa 4 volte la quantità che sarebbe necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. Un’enormità.
Ma quali sono i Paesi che devono ancora compiere gli sforzi maggiori nella lotta allo spreco alimentare?
In cima alla classifica dei Paesi che devono affrontare le sfide più grandi, secondo il Food Sustainability Index – Indice realizzato da Fondazione Barilla Center for Fodd & Nutrition (BCFN) e The Economist Intelligence Unit su 25 Paesi che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del PIL globale – troviamo Arabia Saudita (che spreca 427 Kg di media a persona in un anno), Indonesia (300kg) ed Emirati Arabi (169 Kg).
L’Italia, invece, grazie alla legge del 2016 contro lo spreco alimentare, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti, con un 9° posto ottenuto in termini di “cibo perso e sprecato”. È questa la fotografia scattata dal Barilla Center for Food & Nutrition in occasione dell’evento organizzato ieri a Londra con la Fondazione Thompson Reuters, presso il ristorante Radici dello Chef italiano Francesco Mazzei, reso famoso anche dai suoi piatti “anti-spreco”.
Tornando ai risultati dell’Index scopriamo che tra i Paesi più virtuosi nella lotta agli sprechi ci sono Francia, Australia e Sudafrica.
Come detto, bene l’Italia che ottiene il massimo punteggio su alcuni indicatori, come quello relativo alle “politiche messe in campo per rispondere allo spreco di cibo” (100 su 100), grazie alla legge del 2016, che punta a incentivare le aziende e i produttori che donano cibo ai più bisognosi. Sui punti da migliorare, invece, molto deve essere fatto per quanto riguarda lo “spreco domestico”, ossia quello del consumatore finale (29 punti su 100), che arriva a gettare una medi di 110,5 Kg di cibo all’anno.
Ma cosa possiamo fare in concreto per affrontare questo problema?
Lo chef Francesco Mazzei, del ristorante Radici a Londra, spiega la sua ricetta: “Noi cuochi impariamo da piccoli a non buttar via niente: la prima regola in cucina è che non si spreca nulla. Partendo da questo si costruisce la carriera di un cuoco. Ma qui parliamo di una regola che dovrebbe valere anche in casa e nella vita di tutti i giorni. Basterebbe mettere i prodotti “vecchi” davanti, sugli scaffali o in frigo, e quelli “nuovi” dietro, così da usare prima quel cibo che è da qualche giorno in più in casa. O ancora, non gettare quello che abbiamo cucinato il giorno prima senza consumarlo. Penso ai maccheroni “della domenica”: quelli che restano possono essere facilmente re-impastati con uova e pecorino e serviti il giorno dopo come frittata. Ma una cosa fondamentale è saper comprare: prendete sempre il necessario, programmando gli acquisti. Bastano poche accortezze come queste per riuscire già a limitare lo spreco di alimentare”.
UN PREMIO PER RAPPRESENTARE I PARADOSSI DEL CIBO, IL FOOD SUSTAINABILITY MEDIA AWARD
La lotta allo spreco alimentare resta una grande sfida che tutti insieme dobbiamo combattere. Per mantenere viva l’attenzione del mondo su questo e sugli altri paradossi del nostro sistema alimentare, la Fondazione BCFN ha lanciato il Food Sustainability Media Award, concorso giornalistico internazionale, ideato in collaborazione con la Fondazione Thomson Reuters. Il Food Sustainability Media Award è un premio destinato a giornalisti, blogger, freelance e singoli individui che vogliono presentare i propri lavori, sia inediti che già pubblicati, legati alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità, all’agricoltura e alla nutrizione. Saranno accettati articoli, video e foto che puntano a far luce sui paradossi del sistema alimentare, denunciando e proponendo soluzioni per combattere la coesistenza di fame e obesità, lo spreco alimentare e lo sfruttamento della Terra.
Il Food Sustainability Media Award si divide in tre categorie: giornalismo scritto, video e foto. Per ogni categoria verrà premiato un lavoro inedito e uno già pubblicato. I vincitori premiati per un lavoro già pubblicato riceveranno un premio di 10.000 euro. I vincitori che presenteranno lavori inediti riceveranno come premio un viaggio completamente spesato per partecipare ad un corso di media training sulla sostenibilità alimentare organizzato dalla Fondazione Thomson Reuters. Inoltre, i lavori inediti dei vincitori verranno pubblicati sui siti della fondazione Thomson Reuters e della Fondazione BCFN, oltre a essere distribuiti attraverso l’agenzia di stampa di Reuters che conta circa un miliardo di lettori.
I pezzi potranno essere presentati fino al 31 maggio 2017 e i partecipanti potranno iscriversi al contest attraverso il sito web del Food Sustainability Media Award www.goodfoodmediaaward.org . I vincitori di ogni categoria saranno annunciati durante l’ottavo Forum Internazionale della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) il 5 dicembre 2017. (aise)

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