PARIGI\ aise\ - Stefano Bollani, celebre pianista che definire "jazz" sarebbe oltremodo limitante, e il direttore Riccardo Chailly eseguiranno insieme e dal vivo a Parigi e Lussemburgo la celebre "Rhapsody in Blue" di Gershwin (1898-1937). Il disco uscì nel settembre 2010 per la Decca è divenne noto anche per esser rimasto ben 37 settimane nella classifica "Top 100 GFK/Fimi".

Portare anche fuori dai confini nazionali questo straordinario progetto era un piano già nella mente della coppia Bollani–Chailly: il 2012 vede infatti due date a Parigi, 29 febbraio e primo marzo, nella Salle Playel, con l’Orchestra de Paris. Il 3 marzo invece la triade Bollani- Chailly- Orchestra de Paris si esibirà a Lussemburgo presso il Grand Auditorium Philarmonie. Il 2013 sarà poi l’anno dell’Olanda con dei concerti previsti ad Amsterdam con l’Orchestra Concertgebouw.

"Credo che la cosa interessante sia proprio partire da come è nato il progetto", afferma Riccardo Chailly in un intervista con Bollani sul disco "Rhapsody in Blue". "È nato da un concerto a Rapallo del 2008, dove ho sentito Stefano e dove io ho trovato nella sua musicalità un’interessantissima combinazione di fantasia di stile della musica jazz, anche attraverso le sue improvvisazioni, nonché un talento pianistico molto convincente. E ho pensato che un incontro su un autore come Gershwin potesse sottolineare in maniera molto forte la dimensione del linguaggio del compositore, che è un grande classico del ‘900, ma che è un grandissimo musicista che nasce dalla musica jazz".

L’essenza e la straordinarietà del lavoro è proprio il binomio tra classico e jazz che si vive, si apprezza e stupisce in ogni dettaglio del disco e delle esibizioni live, così come preannuncia lo stesso titolo: "rapsodia in blue", cioè l’unione tra il calssico e il jazz, blues.

Se seguiamo questa chiave interpretativa lo stesso Bollani è un pianista che proviene da studi classici, ma che suona senza porre confini al suo estro artistico, capace sia di affiancare l’improvvisazione jazzistica al rigore più classico che di dare il proprio tocco creativo anche là dove le "licenze" dell’esecutore sono limitate.

Chailly dal canto suo è un direttore autorevole dalla profonda conoscenza ed esperienza, abituato a riportare in vita la pagine del patrimonio sinfonico più pregiato, da Beethoven a Mendelssohn, Mozart, ma che trent’anni fa incise a Cleveland l’ultimo Gershwin.

Il piano del jazzista si affianca nel disco alla "Gewandhaus Orchestra di Lipsia", una delle più antiche orchestre del mondo, e, sempre a risaltare il connubio tra classico e jazz, anche nelle esibizioni dal vivo Chailly ha diretto e dirigerà orchestre di smile fama  e prestigio, come per l’appunto l’Orchestra de Paris.

"La Rapsodia in blue" scelta per il disco è la prima versione Gershwiniana, quella arrangiata da Ferde Grofé per pianoforte e Jazz Band, ideata da Paul Whiteman, direttore dell’orchestra jazz di New York, ed eseguita per la prima volta nella "Grande Mela" nel 1924, una scelta questa fortemente voluta dal Maestro Chailly.

Lo stesso Gershwin è infatti un autore che, per rimanere in tema di legame tra classico e jazz, mischiava le composizioni operistiche ai lavori per i musical di Broadway. Mentre nella "Rapsodia in blue" Bollani fa delle variazioni sul tema in senso jazzistico, la forma e la struttura vengono lasciate fedeli a come le ha concepite l’autore, rimanendo ligio alle battute segnate nella partitura. Come ben noto si tratta di una composizione scritta in fretta e furia, pare addirittura in treno, come un vero e proprio lampo di genio: molte parti sono aperte quindi all’improvvisazione e Bollani afferma di aver dato maggior contributo jazzistico proprio nei punti in cui lo stesso Gershwin non dà precisamente idea dello sviluppo che il pezzo avrebbe dovuto avere.

Nel disco, la "Rapsodia in blue" è seguita da Catfish Row Symphony Suite, lavoro sempre orchestrale diviso in cinque parti: Catfish Row; Porgy sings; Fugue; Hurricane; Good mornin’, Brother (Sistuh).

Nel "Concerto in fa", invece, altra opera contenuta nel disco, non c’è traccia di alcuna improvvisazione, perché curato nei minimi dettagli dallo stesso Gershwin che voleva in questo caso scrivere un’opera americana per pianoforte e orchestra. L’opera ha la classica forma tradizionale di un concerto, articolato in tre movimenti: Allegro- Adagio/Andante con moto- Allegro agitato.

Per dare ulteriore nota dell’estro anche jazzistico del compositore, a conclusione del disco c’è "Rialto Ripples", brano scritto dal genio a soli 18 anni e inciso per la prima volta con questo disco: un ragtime che sottolinea le origini dell’autore così cosmopolita e poliedrico pensato originariamente per pianoforte meccanico. La tracklist del disco verrà eseguita interamente dal vivo nei vari concerti in programma. (chiara padellaro\aise)

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