CALENDA AL CORRIERE DELLA SERA: LA LEGGE DI BILANCIO NON SARÀ UNA MANOVRA ELETTORALE

CALENDA AL CORRIERE DELLA SERA: LA LEGGE DI BILANCIO NON SARÀ UNA MANOVRA ELETTORALE

MILANO\ aise\ - "Non sarà una manovra elettorale, ma faremo una legge di completamento della legislatura, che in campo economico è stata oggettivamente di successo. Io sono sempre molto cauto, ma considerato il punto da cui partivamo sono stati raggiunti risultati importanti". Così il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che ha illustrato la legge di Bilancio che il governo si appresta a presentare in Parlamento a Mario Sensini che lo ha intervistato per il “Corriere della sera”. Riportiamo di seguito la versione integrale dell’articolo.
“"Anche in futuro la strada da seguire, quasi obbligata, sarà quella del sostegno agli investimenti privati" aggiunge il ministro.
Ottimista sulla possibilità di un accordo con la Francia su Fincantieri Stx, e deciso a far rispettare le regole sui poteri speciali dello Stato anche nel caso Tim-Vivendi, "senza usarli in modo vendicativo o nazionalista, ma moderato ed equilibrato".
D. Ministro Calenda il suo collega, Pier Carlo Padoan, ripete che ci sono pochissime risorse da spendere nella legge di Bilancio. È così?
R. Chi tiene i conti è lui, ma siamo tutti d'accordo, anche con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che gli investimenti, l'internazionalizzazione e i giovani siano le tre priorità della politica economica sulle quali concentrare le risorse. Gli investimenti servono per non perdere la leadership nel manifatturiero, per recuperare la produzione che negli anni della crisi è tracollata, con un calo del 25%, di cui solo 6 punti sono stati recuperati. Le esportazioni continuano a tirare, facciamo il 7% in più sull'anno scorso, ma le imprese che esportano sono ancora troppo poche e il problema dei giovani, del lavoro e delle retribuzioni, è drammatico. Il Paese è ripartito, ma la crisi non è alle spalle.
D. Questa è l’ultima manovra di bilancio prima delle elezioni. Dobbiamo temere?
R. Il segno della manovra sarà solo quello della continuità con la politica economica fin qui seguita. Un'agenda costruita da Renzi e proseguita da Gentiloni, che ha tenuto insieme una riduzione molto significativa del deficit, permesso la stabilizzazione del debito che tranne in Germania aumenta quasi ovunque, creato spazio per fare politiche di sviluppo e riforme. La prossima legge di Bilancio è la prosecuzione, solo il completamento di un lavoro cominciato nel 2014.
D. Nessuna ipoteca sul futuro?
R. No. Anche se credo che la strada obbligata da seguire in futuro sarà quella di continuare a favorire gli investimenti su tecnologie, capitale umano e produttività. Non vedo alternative.
D. Cosa ci sarà nella manovra per il settore industriale?
R. Continueremo a lavorare sugli incentivi confermando quelli fiscali, anche se forse rivedremo aliquote e perimetri, poi spingeremo sulla formazione.
D. Cosa ha funzionato del piano Industria 4.0 e cosa no?
R. Tutta la parte che stimolava la ripresa degli investimenti e degli ordinativi ha dato risultati in linea con le previsioni, che erano molto ambiziose. Soprattutto sugli ordinativi, nei settori interessati dal provvedimento, siamo a una crescita del 9%, e in accelerazione. Sulle macchine utensili andiamo meglio della Germania. Vanno bene anche le misure per favorire la ricerca e l'innovazione. La componente fiscale del piano, insomma, ha funzionato. Non siamo andati bene, invece, sul fronte delle misure per il venture capital e le startup: qui abbiamo una crescita solo del 2% e dovremo rivedere il set delle misure. Poi siamo in ritardo sulla costituzione dei Centri di competenza.
D. Nella prossima manovra vi limiterete a confermare gli incentivi attuali, o sposterete il tiro?
R. Quelli fiscali saranno confermati: iper e super ammortamento, il credito di imposta e il fondo di garanzia continueranno a esserci, anche se, come dicevo, in funzione delle risorse dovremo riconsiderare gli ambiti di applicazione e la misura degli incentivi. Ma nel 2018 sposteremo il focus anche sulla scuola, gli istituti tecnici professionali, l'università. E sulla formazione, dove abbiamo perso terreno. La sfida cruciale è passare da Industria 4.0 a un Ecosistema 4.0 con al centro lavoro e competenze.
D. La media italiana dei lavoratori che stanno seguendo corsi di formazione professionale è un quarto di quella europea.
R. Siamo all'8,3% contro una media del 10,8%. Il credito di imposta sarà il modo per formare chi fa dei lavori che oggi con il ritmo del cambiamento tecnologico appaiono a rischio.
D. Ministro, come si chiude la doppia partita con i francesi con Vivendi-Tim e Fincantieri-Stx?
R. Sono partite diverse e completamente separate. Noi siamo per un mercato aperto agli investimenti internazionali, cresciuti l'anno scorso di oltre il 40%, e di un commercio con sempre meno barriere, ma questo non vuol dire accettare comportamenti scorretti o acquisizioni predatorie. L'epoca del liberismo ideologico è finita e bisogna avere un approccio pragmatico.
D. Nei casi di specie?
R. Intanto cerchiamo di dare un senso all'iniziativa sui 'golden power', i poteri speciali dello Stato sulle società strategiche. Non abbiamo alcuna intenzione punitiva nei confronti di nessuno, ma pretendiamo che gli investitori rispettino le regole del nostro Paese. L'acquisizione del controllo di Tim da parte di Vivendi, che la Consob ha riconosciuto, doveva essere notificata al governo, non è stato fatto ed è inaccettabile. Così come nel caso della scalata a Mediaset, deve essere chiaro che questo non è un Paese aperto alle scorrerie di nessuno.
D. La legge prevede una multa per la mancata notifica, ma Telecom Sparkle, la società dei cavi sottomarini, strategica, dovrà essere ceduta?
R. Non voglio anticipare il ragionamento del Comitato che si riunirà a Palazzo Chigi il 25 settembre. La mia opinione è che l'uso dei poteri speciali dello Stato debba essere comunque equilibrato e moderato. Escludo che possa essere utilizzato in modo distorto, o vendicativo, o peggio in un'ottica nazionalistica. L'autorevolezza e il rispetto si conquistano facendo rispettare le regole, non reagendo in modo scomposto.
D. Due giorni dopo il Comitato c'è il vertice italo-francese, e arriva a galla il nodo Fincantieri-Stx...
R. Vogliamo arrivare a un accordo con i francesi, ma non a qualsiasi condizione. Loro hanno diritto a prendere strade diverse, ma sarebbe una perdita per tutti.
D. È ottimista o pessimista?
R. Io credo che un accordo sia possibile, anche già nel corso dell’incontro tra Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron". (aise)

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