CALENDA SUL “SOLE 24 ORE”: IL MODELLO ITALIANO SU INVESTIMENTI E COMMERCIO GLOBALE

CALENDA SUL “SOLE 24 ORE”: IL MODELLO ITALIANO SU INVESTIMENTI E COMMERCIO GLOBALE

MILANO\ aise\ - “Un perimetro che abbraccia, tra gli altri, i settori ad alta tecnologia quali intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori ed altro ancora. Agli osservatori meno attenti questo annuncio potrà sembrare come una novità inattesa: non è così. Si tratta in realtà del risultato di un'azione coordinata svolta da Italia, Francia e Germania per condividere con la Commissione l'opportunità di una iniziativa legislativa”. Inizia così l’articolo che il Ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda ha scritto per “il Sole 24 ore”, che lo pubblica nell’edizione di oggi. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“Un'azione iniziata in febbraio, con la lettera congiunta dei tre ministri al commissario Malmstroem, e proseguita con costanti contatti, a livello tecnico, condotti con efficacia anche dalla nostra Rappresentanza permanente a Bruxelles. Si tratta di una novità importante, per due ordini di ragioni. Da un lato, si stabilisce che il principio di reciprocità ed il rispetto di regole condivise sono il presupposto per lo scambio di investimenti e per evitare investimenti predatori da parte di aziende di Paesi che non sono economie di mercato.
Non vogliamo chiudere l'Europa agli investimenti esteri, tutt'altro: abbiamo bisogno dì investimenti per stimolare ulteriormente la crescita se e quando gli investimenti di soggetti nazionali non sono in grado di sostenerla adeguatamente. Questo, tuttavia, deve avvenire in un quadro dì regole che consenta di vigilare per impedire l'impoverimento tecnologico del nostro Paese, tutelando quindi la nostra sicurezza. Non è accettabile che un investitore estero, magari finanziato da qualche fondo pubblico del suo Paese o direttamente una società di Stato, venga ad investire liberamente in Europa in settori strategici, soprattutto se questo non è consentito nel suo Paese alle aziende europee. Dall'altro lato, guardando ad una prospettiva che va al di là del già importante settore degli investimenti, la proposta ribadisce un principio che è stato il cardine dell'azione italiana a Bruxelles, anche durante il nostro semestre di presidenza Ue: il commercio internazionale, per essere motore di crescita, deve svolgersi in un quadro di regole condivise e l'Ue deve dotarsi degli strumenti necessari a reagire qualora le regole non siano rispettate.
Non si tratta di essere protezionisti, si tratta di riconoscere come nell'ultimo ventennio il commercio internazionale, in un quadro di regole non sufficientemente definito, ha prodotto anche squilibri che vanno corretti. Si tratta anche di avere gli strumenti per tutelare gli interessi delle nostre aziende e dei nostri lavoratori e cittadini quando le regole vengono infrante.
Questo vale per gli investimenti come per il dumping, come per la reciprocità nell'apertura del mercato degli appalti pubblici. Non vogliamo frenare la competizione internazionale, ma dobbiamo avere gli strumenti per reagire, anche con forza, quando sono altri attori a non rispettarne i principi.
Questo risultato, sebbene si debba attendere l'adozione formale del regolamento da Consiglio e Parlamento europeo, dimostra come le battaglie condotte a Bruxelles con le giuste motivazioni e con il necessario investimento politico possono essere vincenti. Bisogna essere presenti e propositivi e spingere l'Ue a dare risposte concrete ai problemi reali dei cittadini. Se non lo fanno, se le istituzioni europee non riescono ad intercettare le esigenze dei cittadini, si finisce per fornire argomenti a quanti vogliono una chiusura indiscriminata al commercio internazionale che per un Paese come l'Italia, che vive di export e turismo, sarebbe un vero disastro.
Tuttavia, non dobbiamo limitarci a salutare questo importante risultato. Al contrario, è necessario continuare ad agire su due binari paralleli. A Bruxelles, per sostenere il cammino di adozione del Regolamento. A Roma, per ridefinire la norma nazionale sul "golden power" ed estenderla al massimo del perimetro consentito dalla bozza di Regolamento Ue, con una proposta cui il Mise sta già lavorando con le altre Amministrazioni interessate”. (aise) 

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