RIMINI\ aise\ - Non sono solo i giovani ad avere uno scarso senso di identificazione ideologica, anche gli italiani over 50 anni rifiutano ormai solide appartenenze politiche e si affidano alla propria capacità di discernimento. È quanto emerge dai risultati della ricerca "Prima delle leggi" promossa e realizzata dall’associazione 50&Più e dal Censis attraverso un’indagine su un campione di 1.200 italiani dai 50 ai 65 anni.

 

Non si tratta di un rifiuto emotivo della politica, di un generico sentimento di antipolitica. Gli intervistati sembrano avere le idee molto chiare. Dichiarano di farsi guidare nelle scelte della vita dalla propria testa (66,3%) piuttosto che dall’impulso del momento (17,7%), dal cuore (8,8%), dai desideri (7,2%). Qui le sregolatezze non sono di casa. Gli over 50 sono convinti che la loro identità si basa sull’esperienza personale (44,6%), sull’eredità culturale familiare (43,2%), sul carattere (42,3%). L’appartenenza politica, gli schieramenti, le appartenenze di classe sociale o anche religiosa, etnica, sessuale, contano poco e raggiungono percentuali di aggregazione minime (l’appartenenza politica conta solo per l’1,1%).

I risultati del sondaggio sono stati presentati oggi a Rimini nell’ambito del forum "Gold Age 2011" da Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, ed Elisa Manna, responsabile del settore Politiche culturali. "Gold Age 2011", organizzato da 50&Più sul tema "L’Albero delle Virtù. Quando l’impegno personale genera frutti per tutti", in corso fino a domenica al Palazzo dei Congressi di Rimini è un forum di convegni e dibattiti per riflettere sulla società presente e futura cogliendone esigenze e bisogni.

Dal sondaggio, emerge che gli over 50 sono fortemente aperti agli altri: l’84,5% vede il rapporto con gli altri come una forma di arricchimento, l’82,4% dice che questo confronto è servito per migliorarsi.

Hanno ricevuto dai propri genitori una trasmissione di valori che oggi sanno apprezzare. Con il proprio padre (la figura in cui hanno identificato l’autorevolezza, secondo il 37%) hanno avuto un rapporto equilibrato, fatto di amore e rispetto. Riconoscono di dovere la propria maturazione a uno dei genitori (50,1%), nel proprio scrigno mentale conservano il nome di uno scrittore o di un filosofo, o anche semplicemente il titolo di un bel film, che ha un significato importante nella loro vita.

Sono persone che amano fare autocritica e mettere a frutto le esperienze (31,5%), cercano di non lasciarsi condizionare dalle emozioni e valutare con obiettività le situazioni (29,3%). Rifiutano una concezione solo materialistica del rapporto uomo-donna, che riconducono sì all’attrazione dei corpi, ma con un’intesa mentale in più (52,7%).

Nelle situazioni di disagio ritengono opportuno guardarsi dentro con coraggio (38,2%), confrontarsi con gli amici più veri (36%), chiedere consiglio a uno psicoterapeuta (33,8%), non pretendono di risolvere tutto con i farmaci (solo il 2%).

Ora pensano che la società abbia bisogno più che mai di guide. Ma non devono essere guide carismatiche o dotate di una forte leadership: è molto meglio che siano innanzitutto di specchiata onestà sia in pubblico che in privato (59,8%), persone illuminate da profonda saggezza e consapevolezza (43%), che siano preparate (37,3%). Alla classe dirigente politica e istituzionale chiedono innanzitutto di saper ascoltare i bisogni della gente (57,3%), di recuperare giustizia sociale (39%), di guardare al futuro (34,1%). Non vogliono guide che sappiano coinvolgere (solo il 5,2%) o far sognare (1,7%). Devono essere invece seri e onesti (59%), saggi (54%), dotati di forza morale (34%) e onore, umiltà e semplicità.

Segretario generale "50&Più", Gabriele Sampaolo ha evidenziato due indicazioni "stupefacenti" messe in evidenza dall’indagine: "la prima – spiega – è la consapevolezza diffusa che le nostre 150.000 leggi non bastano a far funzionare bene la nostra democrazia, a dare certezza alla vita sociale e stabilità alle Istituzioni di questo Paese. Abbiamo via via lasciato alle nostre spalle qualcosa di importante: le virtù praticate, senza le quali le leggi sono svuotate; sono regolamentazioni della forma a sostegno dell’utilitarismo e del pragmatismo. La seconda è che dopo anni di soggettivismo la correzione sembra essere chiara: va dove ti porta la testa, e, porta con te cuore ed esperienza".

A sorprendere Elisa Manna, responsabile del settore Politiche culturali del Censis, il fatto che "mentre gli intervistati ribadiscono ad ogni occasione la propria autonomia di pensiero e l’orgoglio per questa razionalità ritrovata, questo non impedisce loro di chiedere a gran voce guide autorevoli che sappiano coltivare il bene della società. Gli over 50 di oggi sono naviganti che "sono andati per mare" e hanno capito un sacco di cose: che da soli non si va da nessuna parte, che bisogna fidarsi della propria ragione, che bisogna lasciare la porta aperta all’altro, sia un amico o un amore. Sono persone nel pieno della loro vitalità psichica con una visione chiarissima della società".

Per il presidente del Censis, De Rita, "da questa ricerca emerge che nella società italiana, almeno nella fascia d’età fra i 50 e i 65 anni, è vivo il rapporto con la relazione: con il padre, con il compagno di vita, con gli amici. Sembra un Paese che, dopo tanti anni di accuse di individualismo, nell’età matura l’Italia abbia riscoperto il valore delle relazioni. Per 30 anni l’appartenenza è stata fattore di identità. Oggi l’appartenenza non vale più come meccanismo identitario. C’è un ritorno a una relazione semplice, non a una relazione di appartenenza, non a una relazione di comodo, non a una relazione ideologica. È un fatto senza dubbio positivo".

Senatore Pd e costituzionalista, Stefano Ceccanti sottolinea come dal Rapporto emerga "non tanto una disaffezione degli italiani verso la politica, quanto un’incapacità della politica stessa di trovare codici e mezzi di espressione che vadano al di là della semplice logica di scontro. Non sono gli italiani a non essere pronti per la politica, ma è la politica stessa che non è in grado di offrire nel "mercato delle idee" qualcosa di nuovo, qualcosa che si possa "scegliere con la testa". Il panorama è asfittico, non è la società ad essere immobile. Più semplicemente – conclude – ai cittadini non viene fornita una mappa aggiornata della geografia politica". (aise)

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