Venerdì 02 Aprile 2010 14:22
LONDRA\ aise\ - "Chi vive a contatto con la comunità italiana a Londra, conosce da qualche lustro – per sentito dire o, più spesso, per esperienza diretta – due connazionali che hanno dedicato la loro vita al mondo dell’informazione rivolto
agli "Italians" che vivono nella capitale inglese e, in particolare, a coloro che vi risiedono stabilmente. Tommaso Bruccoleri e Salvatore Mancuso hanno fatto circolare le notizie, fatto incontrare persone, contribuito a mantenere un legame con la madrepatria. Anche se con l’avvento di internet e, soprattutto, con la crisi del mondo dell’associazionismo, l’informazione tradizionale ha subito una notevole flessione, Tommaso e Salvatore – il primo con il giornale Londra Sera, il secondo in veste di fotografo ufficiale di tanti eventi organizzati all’interno della comunità italofona – continuano con il loro lavoro a far sentire unita una realtà ormai diffusa in tutta l’area londinese ovvero la "grande Londra" che si estende ormai a raggiera intorno al nucleo della città". In un articolo pubblicato nell’ultimo numero del
Messaggero di sant'Antonio - edizione italiana per l'estero, è Sagida Syed a riportare le testimonianze dei due affermati professionisti, "testimoni di una società in evoluzione". A seguire il testo integrale dell’articolo.
"Ricordo di aver sognato, fin da piccolo, di diventare giornalista – confessa Tommaso Bruccoleri – anche se non avrei mai immaginato che da Trapani, la mia città natale, avrei svolto un giorno questa attività per le strade di Londra. Iniziai la mia collaborazione con L’Ora, storico quotidiano di Palermo, noto anche per aver pubblicato una serie di articoli d’inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia. Poi, verso la metà degli anni Settanta, dopo un periodo trascorso tra Roma e Milano, mi trasferii definitivamente a Londra. Qui, per sbarcare il lunario, lavorai in alcuni ristoranti, impegnandomi allo stesso tempo a studiare l’inglese. Frequentando la comunità, mi accorsi che c’era abbastanza spazio per un nuovo giornale che documentasse la febbrile attività di quegli anni. Le associazioni, infatti, si stavano organizzando con i "dinner and dance": le serate d’incontro con cena e ballo. L’ospedale italiano era un’istituzione su cui si concentrava l’interesse dei privati ma anche di importanti personalità pubbliche. La Chiesa di San Pietro era – ed è – il focolare intorno al quale ruotano le vite di tanti connazionali. Cominciai a scrivere le loro storie, alcune delle quali iniziavano come la mia, per poi prendere direzioni diverse, per esempio nel mondo della ristorazione e dell’imprenditoria in generale".
"Londra Sera, fin dall’inizio, si arricchì di alcune firme d’eccezione, tra le quali, per citarne alcune, la scrittrice Gaia Servadio e, più tardi, anche Beppe Severgnini, corrispondente da Londra de Il Giornale di Milano, e che in seguito diventò un profondo conoscitore delle nostre comunità. Ideai il giornale come un equilibrato contenitore di articoli e fotografie. Per conquistare anche parte del pubblico inglese, introdussi alcuni articoli in lingua originale, e creai la doppia copertina: una esterna con un argomento generale, e una interna, con un tema più specifico. Negli anni Ottanta ci fu il boom della nostra comunità, e il materiale giornalistico non mancava così come i lettori, in numero crescente, nonostante le difficoltà economiche dovute alle spese di produzione e distribuzione. Londra Sera si inserì a pieno titolo nella rosa dei giornali che esistevano già e di quelli che stavano nascendo. Alcune mie fotografie furono pubblicate anche dai quotidiani italiani, come quella del banchiere Roberto Calvi, il cui corpo senza vita fu ritrovato sotto il ponte di Blackfriars; oppure quelle relative alla visita dell’allora presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, all’Ospedale italiano di Londra. Il mio giornale siglò poi un accordo con la Camera di Commercio Italiana di Londra per seguire ogni anno la Conferenza Bancaria che si tiene a fine settembre, e che raggruppa tutte le principali banche italiane ed europee. Siccome mi accorsi che la City cominciava ad attirare un’emigrazione nuova, diversa, professionale, fondai il Club di Londra per i connazionali che lavoravano nel cuore finanziario della città e che, iscrivendosi a questa associazione, si sarebbero incontrati per assistere a conferenze con i principali protagonisti del panorama economico, politico e culturale del nostro tempo. La direzione fu presa da Massimo Cohen che portò il Club ad altissimi livelli lasciandolo poi ai successori che lo guidano tutt’oggi con grande successo. Negli anni Novanta nacquero molti giornali locali ma con l’avvento del nuovo secolo e delle nuove tecnologie, molti cessarono l’attività. Alcuni hanno lasciato un vivido ricordo, altri sono svaniti come meteore".
"Indubbiamente i giornali come li concepisce chi ha vissuto l’epoca d’oro dell’editoria italiana all’estero, faticheranno sempre di più a sopravvivere. I costi sono divenuti proibitivi, le attività economiche italiane preferiscono scegliere nuovi canali pubblicitari, e i lettori si vanno diradando, ma sono convinto che ci sarà sempre bisogno di giornali che parlano della comunità, della sua evoluzione, del suo rapporto con il Paese natale e quello d’adozione, e danno l’opportunità a tanti giovani di fare "palestra" nel mondo del giornalismo d’oltralpe. Il mio lavoro, che comporta tanti sacrifici, è però ripagato da tante soddisfazioni, tra cui quella dell’onorificenza di commendatore che ricevetti dal presidente Carlo Azeglio Ciampi".
"Nel paese siciliano in cui sono nato, avevo tutti i miei parenti e amici – ricorda invece Salvatore Mancuso – ma, per un giovane adolescente come me, con tanti sogni, Caltagirone, in provincia di Catania, era davvero troppo "stretta". E, infatti, appena potei, iniziai a viaggiare in moto alla scoperta prima della Sicilia, poi della penisola, e, successivamente, dell’Europa. Era l’epoca degli hippies, e riuscii ad arrivare a Londra in autostop: in quegli anni, chi aveva pochi mezzi doveva arrangiarsi, e i giovani si aiutavano a vicenda. Londra doveva essere una delle tappe del mio viaggio, ma qui gli italiani erano talmente tanti che capii subito che non avrei mai sofferto di nostalgia, e quindi decisi di restare. Conobbi quasi subito Katharine, che sarebbe poi diventata mia moglie e madre dei miei tre figli: Sophie, David e Chiara. La fotografia è sempre stata un mio chiodo fisso. Poco alla volta, è cresciuto in me il desiderio di immortalare il mondo dal mio punto di vista. I miei studi superiori da perito industriale e capotecnico meccanico, erano estranei al campo della fotografia e quindi, appena potei, mi iscrissi a un corso serale per apprendere le tecniche basilari che perfezionai in un “college” padroneggiando sia le macchine fotografiche dell’epoca sia le tecniche di sviluppo che, proprio tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta stavano facendo grandi progressi. Con una Olympus prima e una Hasselblad e Nikon subito dopo, riuscii a entrare nel giro dei fotografi di matrimoni e, soprattutto, delle associazioni italiane che, all’epoca, avevano centinaia di iscritti. Le loro feste annuali si tenevano negli alberghi di lusso, come l’Hotel Hilton, e gli iscritti facevano a gara per donare ricchi premi per la lotteria i cui proventi venivano in parte devoluti in beneficienza. Il lavoro non mancava. Grazie alla mia frequentazione di ambienti come il Consolato e l’Ambasciata, e tutti gli enti ufficiali italiani presenti nel Regno Unito, cominciai a collaborare con i giornali locali come Londra Sera, La Voce degli Italiani e L’Italiano del compianto Wolfgang Bucci. Iniziai anche una collaborazione con l’agenzia ANSA e con i giornali nazionali che dura ancora oggi".
"La mia attività è stata premiata con alcuni importanti riconoscimenti tra cui la nomina a cavaliere "Omiri" nel 1995, e di commendatore "Ossi" nel 2005. Il mio lavoro mi ha portato a Buckingham Palace, a Downing Street, alla House of Commons, in antichi castelli inglesi, in locali di lusso ma anche in ristoranti, a processioni religiose, a battesimi e matrimoni, permettendomi di conoscere la comunità italiana nella sua totalità, e di seguire per i suoi membri tanti eventi significativi e visite ufficiali di personaggi importanti: vari presidenti della Repubblica italiana, la regina Elisabetta, lady Diana, ecc. Decisi quindi di fondare la "SM PhotoNewsAgency" agenzia specializzata in eventi anglo-italiani e "SM PhotoNews – La Notizia": una newsletter dove pubblico le fotografie di alcuni eventi della comunità. L’interesse per il giornalismo fotografico mi ha portato, insieme ad alcuni colleghi, a fondare alcuni anni fa l’Associazione della Stampa Italiana in Gran Bretagna, di cui oggi sono presidente. Il mio percorso si è ulteriormente arricchito con l’elezione a membro del Comites, incarico che mi ha permesso di assistere al profondo cambiamento della nostra comunità, sempre più inserita nel contesto socio-culturale inglese. Mentre la vecchia generazione se ne va, quella nuova ha caratteristiche del tutto diverse, frutto anche di un livello culturale superiore rispetto al passato. È a questi connazionali che dobbiamo rivolgerci, imparando a usare i loro linguaggi. Nei miei cassetti ci sono migliaia di fotografie che testimoniano come i tempi siano cambiati. Momenti belli, di gioia, di partecipazione, di benessere dei nostri connazionali. Mi sento privilegiato per averli potuti testimoniare e diffondere, contribuendo, forse, al riconoscimento, anche da parte delle autorità italiane, degli sforzi e dei successi di tanti italiani che hanno lasciato il Paese con tante speranze ma con nessuna certezza"".
(aise)