ROMA\ aise\ - È "davvero soddisfatto nel vedere che vi è la volontà di affrontare i ritardi" accumulati dall’Inps nella gestione della liquidazione dei contributi versati dai lavoratori italiani in Svizzera l’on. Franco Narducci, che il 29 maggio scorso aveva presentato, come primo firmatario, una interpellanza urgente al ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, per chiedere chiarimenti sulle modalità del ritiro del 2° pilastro previdenziale da parte dei nostri connazionali che hanno lavorato in Svizzera e, in particolare, dei frontalieri (vedi aise del 3 giugno 2008 h.17.34).
All’interpellanza ha risposto oggi in Aula il sottosegretario di Stato Pasquale Viespoli, che ha fornito un dettagliato aggiornamento sulla situazione, annunciando anche l’intenzione di rinegoziare l’Accordo procedurale sottoscritto dall'Inps e dal fondo svizzero di garanzia sulla previdenza professionale. Un’esigenza, quest’ultima, che, ha aggiunto Narducci nella sua replica, andrà "al più presto soddisfatta" per rendere l’Accordo stesso "più funzionale" e moderno.
Illustrando questa mattina la sua interpellanza, l'on. Narducci ha ricordato che l’accordo tra Inps e fondo svizzero "parte dall'accordo sottoscritto dalla Svizzera con l'Unione europea nel 2002 e dall'introduzione della libera circolazione delle persone, che ha modificato il sistema di convenzione bilaterali precedentemente sottoscritto dalla Svizzera con i Paesi dell'Unione europea". In base a questi accordi bilaterali, dal 1° giugno 2007 "i lavoratori stranieri, non solo italiani, che lasciano la Svizzera prima dell'età pensionabile non possono più ricevere l'avere di vecchiaia in liquidazione, cioè i fondi di previdenza complementare, ovvero il 2° pilastro".
"Si tratta", ha spiegato il deputato del Pd, "di fondi accumulati nell'arco della loro vita lavorativa e occupazionale nella Confederazione elvetica". E, ha aggiunto, "il fatto di riscuotere il capitale degli averi di vecchiaia accumulati, anziché una rendita pensionistica, riguarda notoriamente moltissimi cittadini italiani immigrati in Svizzera che tornano definitivamente in Italia e soprattutto riguarda 50 mila frontalieri che giornalmente varcano i confini, hanno un rapporto di lavoro e versano i detti contributi nella Confederazione elvetica".
"Il pagamento anticipato degli averi di vecchiaia accumulati nel secondo pilastro", ha continuato Narducci, "può avvenire - è questa la modalità che consente ai nostri concittadini di riscuotere allorché lasciano definitivamente la Svizzera - a patto che i cittadini rientrando in Italia non siano più sottoposti ai vincoli del mercato del lavoro, non abbiano più coperture assicurative e non versino più i contributi sociali perché usciti dal mercato del lavoro. Il fondo di garanzia del secondo pilastro della legge di previdenza professionale richiede però che venga certificato che il soggetto assicurato sia uscito dal mercato del lavoro e non abbia più coperture assicurative. Questa certificazione deve essere rilasciata dall'Istituto nazionale di previdenza sociale italiano". E qui si inserisce l’accordo tra il fondo di garanzia elvetico e la sede centrale dell'Inps, in base al quale spetta proprio all’Istituto di previdenza italiano "comunicare, entro 90 giorni dalla domanda, che il richiedente non risulta iscritto all'assicurazione obbligatoria in Italia".
"Il problema", ha spiegato Franco Narducci, "è che vi è stata una sottovalutazione da parte dell'Inps nello stabilire una regola così stretta", regola che peraltro "sicuramente noi auspichiamo perché è evidente che chi rientra definitivamente in Italia vuole, nel tempo più rapido possibile, poter riscuotere quello che gli spetta di diritto, ovvero il capitale di previdenza professionale versato in Svizzera". Senza dimenticare che "anche il nostro Paese avrebbe un interesse fondato affinché questi capitali siano diretti verso l'Italia e non giovino invece all'economia del Paese da cui provengono".
La "mancata possibilità dell'Inps di certificare nei 90 giorni la non copertura assicurativa dei cittadini italiani rientranti ha generato una protesta enorme perché", ha sottolineato il deputato eletto all’estero, "si sono accumulate migliaia di richieste di certificazione che non sono giunte al fondo di garanzia della legge di previdenza professionale svizzero e lo stesso fondo di garanzia è tempestato di telefonate, lettere di protesta, perché passano i tre mesi e l'erogazione non avviene".
Ecco il perché dell’interpellanza, con la quale Narducci e gli altri colleghi del Pd hanno chiesto al governo e al ministero del Lavoro come intendano "risolvere questo problema" e, in particolare, se intendano "rinegoziare l'accordo e stabilire procedure diverse", come, ad esempio, "stabilire che il fondo di garanzia possa rivolgersi direttamente agli istituti previdenziali periferici", e cosa intendano "fare per smaltire le giacenze che si sono accumulate nel frattempo e per dare la giusta risposta a migliaia di cittadini che sono in attesa di poter riscuotere quanto hanno versato nella Confederazione elvetica".
La risposta del sottosegretario Viespoli è stata precisa e puntuale. "L'onorevole Narducci", ha esordito il rappresentante del govero, "solleva l'attenzione sull'Accordo bilaterale, stipulato nel 2002, tra la Confederazione Elvetica e l'Unione Europea in materia di sicurezza sociale e previdenziale. In particolare, vengono evidenziate le difficoltà derivanti dall'applicazione dell'articolo 10, capoverso secondo, del regolamento CEE n.1408/71, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità, le cui disposizioni, in virtù del citato Accordo, sono entrate a regime in Svizzera a decorrere dal 1° giugno 2007".
"Il richiamato articolo 10", ha continuato Viespoli, analizzando la situazione, "prevede che, nel caso in cui la legislazione di uno Stato membro subordini il rimborso dei contributi alla condizione che l'interessato abbia cessato di essere soggetto all'assicurazione obbligatoria, tale condizione non venga considerata soddisfatta fino a quando il medesimo sia soggetto, in qualità di lavoratore, all'assicurazione obbligatoria in virtù della legislazione di un altro Stato membro. La normativa svizzera in materia prevede, invece, che i lavoratori iscritti alla previdenza professionale possano ritirare in un'unica soluzione il capitale corrispondente alle prestazioni obbligatorie quando lasciano definitivamente la Svizzera. Pertanto, a decorrere dal 1° giugno 2007, se un soggetto assicurato nella previdenza professionale lascia definitivamente la Svizzera e intende ritirare in contanti il suo avere, la condizione necessaria per aver diritto al pagamento è di non essere iscritto all'assicurazione generale obbligatoria contro i rischi di vecchiaia, invalidità e superstiti dello Stato membro nel quale si è stabilito definitivamente".
"L'Inps e il Fondo di garanzia LPP (Legge di Previdenza Professionale), al fine di dare attuazione al predetto articolo, hanno sottoscritto, in data 24 gennaio 2007, un Accordo tecnico-procedurale che, nel rispetto delle normative nazionali in materia di tutela della privacy e della riservatezza dei dati trasmessi, regolamenta le modalità di ricevimento delle informazioni in argomento. In particolare", ha evidenziato il sottosegretario, "attraverso tale scambio di informazioni, nel momento in cui viene presentata una domanda di pagamento degli averi della previdenza professionale da parte di un soggetto che, rientrato dalla Svizzera, risiede stabilmente in Italia, si verifica se lo stesso risulti o meno iscritto, in Italia, all'assicurazione generale obbligatoria contro i rischi di vecchiaia, invalidità e superstiti. Le parti hanno, in questo modo, concordato un procedimento, gestito in maniera centralizzata per l'Italia dall'Inps e per la Svizzera dal più volte citato Fondo di garanzia LPP, finalizzato, da una parte, ad acquisire dati certi relativi agli assicurati e, dall'altra, a rendere più celere la riscossione. A conclusione del procedimento il Fondo informa il richiedente e le istituzioni coinvolte sul risultato dell'accertamento effettuato dall'Inps".
Viespoli ha quindi riferito alcuni dati. "Dal mese di settembre 2007", ha detto, "secondo i dati trasmessi dall'Inps, risultano pervenute circa 270 richieste e risulterebbero in corso di trasmissione, alla data del 3 giugno 2008, ulteriori 40 domande. Il 30 maggio scorso è stata trasmessa al Fondo di garanzia LPP una nota contenente le informazioni richieste per i primi cinque gruppi di nominativi (114 pratiche, di cui 96 definite positivamente)".
Poi il sottosegretario ha voluto "segnalare, a testimonianza di un intervenuto miglioramento strutturale, che risulta pienamente operativo il Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive, istituito presso l'Inps con decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 4 febbraio 2005. L'istituto, inoltre, si è particolarmente impegnato nella complessa strutturazione e potenziamento del Casellario con il recentissimo inserimento di oltre 7 milioni di posizioni assicurative provenienti da altri enti di gestione previdenziale (in aggiunta agli oltre 25 milioni di posizioni gestite dall'Inps)". Ed "anche le procedure informatiche di gestione e di consultazione sono state implementate in modo da rendere possibile il rispetto dei tempi di cui al citato Accordo tecnico".
Quanto alle "presunte difficoltà nel reperimento dei dati relativi all'iscrizione dei soggetti a gestioni previdenziali obbligatorie gestite dall'Inps", Viespoli ha reso noto che "l'istituto ha precisato che tali informazioni sono contenute negli archivi centrali del medesimo, risultando quindi immediatamente accessibili agli operatori centrali e periferici". Ad ogni modo, ha concluso, "attualmente è allo studio una procedura che consenta al Fondo di garanzia LPP, nel quadro di un aggiornamento dell'Accordo e nel rispetto della normativa in materia di tutela della privacy, di consultare direttamente e on-line l'archivio Inps per l'immediata verifica delle informazioni".
"Le notizie e le informazioni" date dal sottosegretario Viespoli sono state "soddisfacenti" per l’on. Narducci, che nella sua replica ha subito riscontrato "la volontà di affrontare il problema", specie alla luce delle ultime stime sui frontarieri diffuse dalla Confederazione elvetica, per la quale nei prossimi tre o quattro anni "vi sarà una curva in crescita delle persone che rientrano definitivamente ed escono dal mercato del lavoro e, quindi, faranno richiesta di pensionamento".
"Sono quindi davvero soddisfatto nel vedere che vi è la volontà di affrontare i ritardi", ha aggiunto Narducci, che dici giorni fa ha anche avuto un colloquio con un alto funzionario del Fondo di garanzia in Svizzera e oggi ritiene che "vada al più presto soddisfatta l'esigenza di rinegoziare questo Accordo e di renderlo, quindi, più funzionale, in linea con quanto" detto anche da Pasquale Viespoli.
"Non è una questione ideologica", ha precisato il deputato del Pd, "ma nel momento in cui il ministro Tremonti prevede di tagliare tutto ciò che costituisce spese improduttive e, quindi, vi sarà un taglio enorme sugli stanziamenti del ministero degli Affari Esteri, ritengo che valga la pena di ricordare che soltanto il flusso delle pensioni erogate dagli Stati europei a nostri concittadini che vivono in Italia si aggira intorno ai quattro miliardi di euro l'anno". Per Narducci, insomma, "il potenziale e il capitale enorme rappresentato da un fattore economico strategico, quali sono le nostre comunità italiane all'estero", e così ha concluso, va "seguito con molta attenzione". (aise)

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