ROMA\ aise\ - Il Governo italiano dovrebbe intervenire presso le autorità di Ucraina e Crimea, affinché "venga riconosciuta la deportazione subita dagli italiani e, di conseguenza, venga foro concesso lo status di deportati" e, di conseguenza, agire per "rivitalizzare un legame mai sopito nei nostri connazionali e riannodare i fili della nostra storia". È quanto richiesto dal deputato Pdl Marco Marsilio in una interrogazione al Ministro degli esteri Terzi.
"Nel corso del XIX secolo – ricorda il deputato nella premessa – si assistette ad una migrazione di diverse famiglie italiane verso la Crimea, terra nella quale si stabilirono e si consolidarono, dando vita ad una nutrita comunità dedita in particolare ad attività agricole e mercantili; tale comunità, perfettamente integrata nella realtà locale, mantenne per lungo tempo vive le tradizioni della terra natia, tanto da arrivare ad avere una scuola elementare, una biblioteca, una chiesa addirittura con parroco italiano; nei primi anni del XX secolo gli italiani, stabilitisi per lo più nella città di Kerch, furono stimati in non meno di tremila unità nella medesima provincia, mentre in oltre cinquemila unità nell'intera Crimea, a testimonianza della floridità della comunità stessa".
"Con l'avvento del comunismo – ricorda ancora Marsilio – iniziarono le purtroppo famigerate «purghe» staliniste che coinvolsero, tra gli altri, molti degli italiani di Crimea, scomparsi nel nulla o confinati per lunghissimi anni; nel corso della seconda guerra mondiale Stalin portò a termine il progetto di annientamento delle minoranze e, con tedeschi, greci, tartari, armeni e ceceni, anche la comunità italiana fu sottoposta a deportazione; la deportazione degli italiani di Crimea, accusati di essere "fascisti", prese il via il 29 gennaio 1942, e in questi giorni ricorre proprio il settantesimo anniversario di questa tragica pagina della storia d'Italia; le truppe dell'Armata Rossa e la polizia sovietica, agli ordini di Stalin, radunarono la comunità italiana e, nel giro di poche ore, concedendo alle persone solo il tempo per raccogliere lo stretto necessario, si diede inizio all'esodo, un lungo e disumano viaggio attraverso l'inverno russo in direzione dell'Asia centrale, viaggio che si concluse solo a marzo".
Il deputato sottolinea, quindi, che "a tutti gli italiani, allora stimati in 3-4 mila persone, furono sottratti i documenti e confiscate le proprietà; nel corso della deportazione, per gli stenti e le violenze subite, morirono quasi tutti i bambini e un gran numero di adulti, e molti altri trovarono la morte nelle terre di destinazione, a causa delle inumane condizioni in cui furono abbandonati e delle perduranti persecuzioni cui furono sottoposti, trattati come nemici e con estrema crudeltà; tale tragedia, alla quale, secondo gli storici, non sopravvisse più del 20 per cento della popolazione italiana, cominciò ad intravedere la fine solo sotto la presidenza Kruscev, quando agli italiani furono concesse la riabilitazione e la libertà di spostamento".
"Alcuni – riporta – si dispersero nelle province russe, molti tornarono in Crimea e, seppur privati della propria identità e delle proprietà di tutti i beni, continuarono (e continuano tutt'oggi) a mantenere vivo il sentimento di italianità, nonostante non siano riconosciuti dal nostro Stato; allo stato, dopo il crollo del comunismo e la fine dell'Unione Sovietica, la Crimea è parte dell'Ucraina come repubblica autonoma e i nuovi assetti politici hanno spinto gli italiani ivi residenti a rivendicare i propri diritti, quali il riconoscimento, finora negato, da parte delle autorità ucraine e della Crimea della deportazione subita, e il riottenimento della cittadinanza italiana, finora negato anche dalle nostre istituzioni; il Governo ucraino ha già concesso ad altre minoranze, ad esempio quelle tedesca, greca o armena lo status di deportati, grazie all'interessamento dei rispettivi stati d'origine, mentre si è sempre rifiutato di riconoscere le deportazioni subite dagli italiani, giustificando il tutto con l'assenza di una documentazione comprovante i fatti".
"Il riconoscimento dello status di deportati – spiega Marsilio – comporterebbe, per gli italiani di Crimea, piccole agevolazioni amministrative e aiuti economici poco più che simbolici, ma segnerebbe la fine della loro esistenza da invisibili e rappresenterebbe un risarcimento morale a testimonianza della loro storia".
Il deputato chiede quindi di sapere "quali iniziative intenda adottare presso le autorità della Repubblica Ucraina e della Repubblica autonoma di Crimea, affinché venga riconosciuta la deportazione subita dagli italiani e, di conseguenza, venga foro concesso lo status di deportati; quali urgenti iniziative, per quanto di competenza, sia intenzionato a intraprendere per favorire il riacquisto della cittadinanza italiana per i deportati di Crimea e i loro discendenti che ne facciano richiesta" e, infine, "quali ulteriori iniziative ritenga di assumere in favore della minoranza italiana in Crimea, sotto il profilo sia economico che strettamente culturale, al fine di rivitalizzare un legame mai sopito nei nostri connazionali e di riannodare i fili della nostra storia". (aise)