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BOLOGNA\ aise\ - Quattro proposte di legge presentate da consiglieri di Idv, Udc, Lega Nord e Movimento 5 stelle: tutte con l’obiettivo di abolire la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo. È quanto accade al Consiglio regionale per iniziativa di diversi partiti.

 

I testi sono stati presentati nell’ultima settimana di ottobre e pubblicati nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Tutti partono dal presupposto che i costi della Consulta, visto il momento difficile che attraversano i conti italiani, non siano più sostenibili. Tutti, più o meno, fanno salvo nella premessa il principio del "riconoscimento" dell’importanza e del ruolo degli emiliano romagnoli nel mondo.

La proposta di Liliana Barbati (Idv) prevede che le attività della Consulta siano svolte dalla Giunta e che le risorse recuperate siano destinate "al sostegno finanziario delle politiche socio-assistenziali e degli interventi di solidarietà regionali". Il testo, all’articolo 5, prevede che "le funzioni siano esercitate dalla Giunta d’intesa con l’ufficio di Presidenza dell’assemblea legislativa anche al fine di garantire la più completa "copertura politica" alle attività poste in essere".

Manes Bernardini, Stefano Cavalli, Mauro Manfredini e Roberto Corradi della Lega Nord sottolineano il costo di una Consulta composta da "53 membri oltre agli invitati ai lavori". Il "superamento della Consulta", aggiungono, "sarebbe un risultato notevole. Le attività legate alle iniziative in corso e quelle meritevoli che in futuro potranno svolgersi saranno organizzate e gestite direttamente da uffici regionali, in particolare quelli preposti alle relazioni europee e alle relazioni internazionali".

Favia e Defranceschi del Movimento 5 Stelle prevedono l’abrogazione della Consulta dal gennaio 2013: "fino a quel momento le spese siano ridotte del 50%". Nel testo, poi, si prevede che "la tutela degli emiliano romagnoli dovrà essere attuata attraverso interventi specifici promossi dalla Giunta regionale senza necessità di una apposita struttura che ha generato costi di gestione sproporzionati rispetto agli obiettivi prefissi. Basti pensare che la Consulta dal 2007 al 2009 è costata la somma di 3 milioni di euro".

Infine, Silvia Noè dell’Udc pospone al 2015 l’abrogazione della Consulta e dispone che "a partire dal gennaio 2003 non sarà riconosciuto alcun compenso al Presidente: che gli interventi previsti dai piani regionali triennali non possono prevedere ulteriori deroghe rispetto alla data di abrogazione della legge regionale 3 del 2006; che le risorse economiche previste per il triennio 2013-2015 saranno dimezzate del 50%; e che il risparmio prodotto sarà destinato a sostegno di politiche sociali".

Tutte le proposte di legge sono state assegnate in sede referente alla IV Commissione Politiche Sociali. (aise)

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