ROMA\ aise\ - Dopo l’incontro tra il ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, ed il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, sui temi dei servizi ai connazionali all’estero, con l'obiettivo fi giungere ad "un possibile accordo per definire gli aspetti dell’assistenza nell’ambito previdenziale", in una nota congiunta i patronati CE.PA., ovvero Acli, Inas-Cisl, Inca-Cgil e Ital-Uil, sottolineano che "una tale intesa, seppur da considerarsi positivamente, risulterebbe insufficiente se non integrata dalla firma di una convenzione con i Patronati che, da tempo, si continua a rimandare".
Sulla questione peraltro i deputati Garavini e Porta, eletti all'estero con PD, hanno anche presentato una interrogazione parlamentare, accolta "positivamente" dal Cepa poiché "ha messo bene in evidenza le conseguenze del rinvio di questa intesa".
"Gli incontri di questo tipo, dai quali veniamo esclusi", continua la nota riferendosi all'incontro fra Terzi e Mastrapasqua, "non possono che portare a soluzioni parziali che non tengono pienamente conto delle reali esigenze dei Cittadini italiani oltreconfine e rischiano di venire interpretati come pure operazioni di immagine".
"Grazie al progetto di assistenza a 360° che i nostri Istituti portano avanti in altri Paesi, con un enorme potenziale di risparmio in termini di costi e tempi per la messa a regime di un sistema di tutele allargato, vantiamo un’approfondita conoscenza dei bisogni dei nostri connazionali", ricordano i patronati. "Conoscenza che dovrebbe risultare indispensabile alle Istituzioni che studiano soluzioni per questi cittadini: è evidente, però, che di questo non si vuole tenere conto", aggiungono, "visto che poi veniamo coinvolti solo in parte e in ultima istanza - insieme agli altri soggetti in campo - nella gestione di una procedura come la verifica dell’esistenza in vita, quando di fatto gli utenti considerano noi come primario punto di riferimento per essere assistiti in questo ambito".
"A fronte, inoltre, della progressiva sensibile riduzione del personale e della chiusura di molte sedi dei Consolati nei vari Paesi", continua la nota, "gli italiani all’estero rischiano ancora di più di essere lasciati soli, mentre l’unico modello sociale possibile per affrontare i bisogni dettati da nuovi fenomeni globali è quello del ridare senso alle "reti" e alla sussidiarietà, integrando l’attività dei patronati con quella del Ministero degli Affari Esteri e dei Consolati italiani, delle Istituzioni statuali e degli Enti previdenziali locali e del nostro Paese".
"Se potremo effettivamente essere uno strumento fondante del nuovo welfare sociale", concludono i patronati, "dipende dunque anche da un riconoscimento che ci permetterebbe di garantire, in maniera stabile ed organica, un servizio fondamentale per tanti italiani all’estero". (aise)