"LO SPECCHIO DELL'ANIMA": ANTONIO LIGABUE IN RUSSIA

"LO SPECCHIO DELL

MOSCA\ aise\ - Si aprirà il 25 gennaio nelle sale del Museo dell'Arte Contemporanea della Russia a Mosca la prima grande mostra retrospettiva di Antonio Ligabue in Russia.
Curata da Marzio Dall'Acqua e Vittorio Sgarbi, la mostra è organizzata in collaborazione con la Fondazione & Archivio Antonio Ligabue di Parma e sarà allestita sino all'11 marzo 2018.
L’espsozione gode inoltre del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale e del sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di Mosca.
La pittura di Ligabue nasce come necessità di espressione, attraverso una fantasia che è rimasta infantile. L'unica sua fonte di ispirazione è lo zoo, il mondo degli animali in cattività, trasferito poi sul Po. Dal Po e dallo zoo esce Ligabue. Disagio è la condizione psicologica dell'artista, e disagio è ciò che distingue l'artista da chi non lo è. L'artista sa di essere artista, e intende il suo disagio come distinzione.
Gli animali che vede nella foresta sono simboli di forza, di energia, emblemi di un desiderio di libertà, di riscatto. Ligabue, uomo umiliato ed emarginato, come pittore si afferma e vince attraverso la potenza gloriosa dell'animale.
La tigre domina la foresta, la sua aggressività è vincente, ma la sua vittoria è pericolo, è la dimensione bellicosa dell'umanità. Ligabue parla di sé, definisce il suo mondo, visto e immaginato, e comunque reale.
Antonio Ligabue nasce il 18 dicembre 1899 a Zurigo (Svizzera) nell'Ospedale delle donne, registrato con il cognome della madre, Elisabetta Costa, operaia immigrata, che poco più di un anno dopo si sposa con un altro emigrante italiano, Bonfiglio Laccabue, nativo del Comune di Gualtieri (Reggio Emilia), il quale legittima Antonio, dandogli così il proprio cognome e rendendolo cittadino di Gualtieri. La piccola famiglia inizia a pellegrinare per la Svizzera tedesca in cerca di lavoro, ma già nel settembre del 1900 Antonio, a soli nove mesi di età, era stato dato in affido a una coppia svizzero-tedesca (Johannes Valentin e Elise Göbel), che vive anch'essa in ristrettezze economiche, tanto che il bambino è colpito da rachitismo e carenza vitaminica, che gli causano fin dall'infanzia un blocco dello sviluppo fisico - di qui, quell'aspetto sgraziato che conosciamo attraverso le sue fotografie da adulto - : è iniziata per Ligabue una vicenda umana di disgrazie, sradicamenti, solitudine, fame e miseria.
Presto Antonio dimostra un carattere introverso e solitario, con manifestazioni di violenza, aggressività, ribellione, insofferenza verso il mondo, che inducono la signora Göbel a prendere provvedimenti drastici, quali il suo allontanamento per punizione, nella speranza di correggerne gli eccessi. Anche la carriera scolastica di Antonio è segnata da emarginazione e fallimenti: imparerà a leggere abbastanza speditamente, anche se è carente nell'ortografia e insufficiente nella matematica - unica nota positiva è il bisogno costante di disegnare. Nel 1917 inizia per Antonio un periodo di vita errabonda, durante il quale vede opere di pittori svizzeri che provengono dal mondo dei venditori ambulanti e dei girovaghi, e frequenta i musei di San Gallo - il Kunstmuseum, che raccoglie opere pittoriche e scultoree del XIX e XX secolo; il museo storico della città, dove rimane impressionato dai cadaveri di uomini morti per malattie veneree, copie in cera a grandezza naturale. L'episodio più drammatico della sua vita in Svizzera, l'emblema della sua perenne separazione dagli altri, avviene il 15 maggio 1919, quando è espulso dalla Confederazione Elvetica su denuncia della madre adottiva: considerato ormai un cittadino italiano indesiderato, per di più in un momento di crisi economica che colpisce anche la Svizzera dopo la prima guerra mondiale, Antonio Laccabue viene fatto partire da Zurigo il 23 maggio 1919; il 2 giugno viene condotto da Chiasso alla Questura di Como e da qui viene inviato a Gualtieri: il 9 agosto 1919, scortato dai carabinieri, entra, come un malavitoso, nel piccolo centro agricolo della Bassa reggiana. Il Municipio di Gualtieri gli assegna un letto al Ricovero di mendicità Carri, una modesta sovvenzione in denaro e la possibilità di lavorare come ''scariolante'' alla costruzione degli argini del Po o presso qualche contadino della zona: Antonio, che di italiano non ha altro che il nome, si esprime solo in svizzero-tedesco e si trova ad essere ''straniero in terra straniera''. Nonostante i ripetuti tentativi suoi e della madre adottiva, non riuscirà più a ritornare in Svizzera. Il ricordo dei luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza resteranno in lui indelebili, come documentano tanti dipinti nei quali fonde presente e passato: le terre piatte della Bassa e le montagne, i castelli e le case della Svizzera. Fino al 1929 Ligabue lavora dunque saltuariamente come ''scariolante'', bracciante agricolo giornaliero; certamente già disegna e forse scolpisce. Durante l'inverno del 1928-29 vive come un selvaggio nei boschi e nelle golene del Po, in particolare in un casotto pressochè nascosto dalla vegetazione; qui viene scoperto da Marino Renato Mazzacurati, uno degli artisti fondatori della Scuola Romana, che gli insegnerà l'uso dei colori a olio. Dai primi anni Trenta Ligabue comincia a vivere solo di pittura; inizia a realizzare sculture di terracotta - anch'esse espressione del suo amore per gli animali - ed è senza una stabile dimora, alternando case di amici ospitali, stalle e baracche del Po, il Ricovero di mendicità Carri.
Dal luglio al dicembre 1937 Ligabue viene internato nell'Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, dove ritorna dal marzo 1940 al maggio 1941, quando il pittore e scultore Andrea Mozzali, suo fraterno amico, si assumerà la responsabilità di garantire per lui e di ospitarlo nella propria casa di Guastalla. Durante la guerra Ligabue fa talvolta da interprete alle truppe tedesche; nel febbraio 1945, e fino all'ottobre 1948, l'artista subisce il terzo e ultimo ricovero all'Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, dopo una violenta lite in un’osteria di Gualtieri, nel corso della quale rompe una bottiglia di vino in testa a un soldato tedesco. Nel periodo di ricovero Antonio dipinge; al suo ritorno a Gualtieri il Municipio assume a proprio carico le spese ''di mantenimento'' di Antonio - sarà l'Amministrazione Provinciale di Reggio Emilia, viste le difficoltà del Comune, a farsi carico della retta fino al 1961.
Ligabue si dedica sia alla pittura che alla scultura - esperienza che abbandonerà pressoché definitivamente alla fine del 1954 - , per riservare tutto il suo impegno alla realizzazione di dipinti, anche di grandi dimensioni, nei quali si riflette apertamente la sua idea della vita come perenne battaglia, lotta senza tregua, nella quale s'aprono talvolta finestre di idillio e di serenità. Particolarmente significativi sono gli autoritratti, impietoso specchio di un'esclusione patita nelle proprie carni e di un malessere profondo. A partire dagli anni Cinquanta, Ligabue si dedica anche all'acquaforte e alla puntasecca - inciderà, in totale, quasi cento lastre. Nel settembre 1955, nel corso della Fiera Millenaria di Gonzaga (Mantova), viene allestita la prima mostra personale dell’artista. Nel febbraio 1961 tiene una importante esposizione personale alla Galleria ''La Barcaccia'' di Roma, che ne segna in un qualche modo la definitiva consacrazione. Ligabue può finalmente uscire dalla povertà e dalle ristrettezze economiche in cui aveva sempre vissuto: amplia la sua collezione di Moto Guzzi rosse, la passione della sua vita, possiede un'automobile e dispone di un autista. Il 18 novembre 1962 viene colpito, nella parte destra del corpo, da emiparesi per vasculopatia cerebrale, e resta menomato nel fisico e nella mente. All'imbrunire del 27 maggio 1965 la triste vita di Antonio Laccabue si conclude al Ricovero Carri di Gualtieri; il funerale ha luogo il 30 maggio. Sarà soprattutto la grande esposizione che il Comune di Gualtieri gli dedica nel 1975, a dieci anni dalla morte, in Palazzo Bentivoglio, a sancire definitivamente il valore di Antonio Ligabue. Quarant'anni dopo è la Fondazione Museo Antonio Ligabue, costituita con l'obiettivo di dare vita a un Museo permanente e di valorizzare l'opera dell'artista, che promuove una nuova, grande mostra antologica in Palazzo Bentivoglio, nel cinquantenario della morte, prima iniziativa di un lungo percorso destinato a rinsaldare, e a fare conoscere nel mondo, l'associazione tra Antonio Ligabue e Gualtieri. (aise) 

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