NOVEMBRE “IN VIAGGIO” CON L’IIC DI MONTREAL – DI FRANCESCO D’ARELLI

NOVEMBRE “IN VIAGGIO” CON L’IIC DI MONTREAL – di Francesco D’Arelli

MONTREAL\ aise\ - Nel Canada orientale e sovrattutto in Québec, un po’ per il rigore incalzante dell’inverno e un po’ per l’approssimarsi di mesi in cui gli uomini e le loro abitudini sono soliti rintanarsi, novembre cade come il periodo più intenso di attività! L’Istituto Italiano di Cultura segue, com’è naturale, tale ciclo, offrendo così un programma ricchissimo di attività, quasi tutto ispirato al tema dell’itineranza, del viaggio, delle migrazioni, sia di esseri umani sia di beni materiali.
Alle migrazioni umane è dedicato il film documentario “Dove vanno le nuvole” (2016) di Massimo Ferrari, che narra con profondo trasporto emotivo alcune storie italiane di accoglienza di donne e uomini giunti per via di mare in Italia. Un viaggio anche questo di storie umane, da Treviso a Riace, passando per Padova e Bologna, testimoniando vividamente come l’Italia e gli Italiani, animati da quell’humanitas che distingue il corso di una civiltà ineguagliabile, mostrano ancora una volta al mondo la via per superare i conflitti e le contrapposizioni. Quanto antica fosse la disposizione all’accoglienza delle genti abitanti le terre italiche è rivelato con dotti argomenti da Claudia Antonetti, professore ordinario di Storia greca all’Università di Venezia Ca’ Foscari, in un ciclo di conferenze offerto in Istituto e al Department of History and Classical Studies di McGill University e in parte dedicato al tema: “Violenza e guerra nella Sicilia antica: fenomenologia di una società multietnica”. Anche gli Italiani migrarono verso le Americhe, sin dalla fine del XIX secolo: un movimento tuttora attivo e raccontato a Québec dai giovani registi Giovanni Princigalli, Roberto Zorfini e Anita Aloisio, che nell’evento “Migrare: vite e immagini italiane nel cinema di ieri e di oggi” presentano con loro opere il capitolo dell’odierna migrazione italiana in Canada, contribuendo così anch’essi alla riflessione sulla “vita e l’identità del migrare” e al superamento dei limiti angusti e conflittuali dell’epoca attuale.
Espressione vivace e giovane del vagare è pure la comunità de “Il Genio vagante: Italiani di arte, lettere, scienze… nel mondo”, che da mesi continua a offrire la varietà e ricchezza dei propri saperi: Alessandra Loria, biologa, Luigi Capasso, fotografo, e Martina Orlandi, filosofa, riflettono rispettivamente sulla stringente crisi biologica globale, sull’esperienza umana della lontananza e sul realismo gastronomico.
Giovane è ugualmente la coppia di musicisti italiani, Ilaria Graziano e Francesco Forni, che canta le melodie folk e blues mediterranee al Mundial Montréal 2017, un’incredibile kermesse nordamericana di musiche da ogni parte del mondo. L’eccelso canto lirico italiano risuona ancora una volta a Montréal, grazie all’Istituto Italiano di Cultura, con la partecipazione della giovanissima Aloisia Aisemberg alla XXIV edizione dell’International Youth Programme Lyric Ambassadors Theatre Lyrichorégra 20 e con La Cenerentola di Gioacchino Rossini (1792-1868), un magnifico spettacolo prodotto dall’Opera de Montréal e animato dall’imponente presenza dei due baritoni italiani Pietro Spagnoli (Don Magnifico) e Vito Priante (Dandini). La rappresentazione de La Cenerentola di Rossini anticipa volutamente tutti i programmi celebrativi dei 150 anni della morte del compositore italiano, immaginati o definiti ovunque nel 2018. La musica danzata e il cinema trovano poi nell’arte del giovane Yari Stilo, coreografo italiano di fama, una voce nel colloquio internazionele “Regards Hybrides”, un’occasione di riflessione comune sull’era digitale, internet e la moltiplicazione sfrenata degli schermi.
Novembre è pure il tempo della II Settimana della Cucina Italiana nel Mondo (20-26 novembre) e l’Istituto Italiano di Cultura contribuisce al ricco programma ideato dal Consolato Generale di Montréal con le voci di Antida Gazzola, Anita Aloisio, Martina Orlandi, Luigi Capasso e con la bontà del Pastificio Zara.
L’Italia riflette la ricchezza della sua civiltà, anche nella pratica culinaria, nello stile dell’alimentazione, dove il cibo più che una necessità nutritiva è un’occasione del vivere insieme, della condivisione, del vivere all’italiana. Gli italiani hanno da sempre rivelato fantasia e un’inventiva cucinaria in qualsiasi condizione, sia di povertà che di benessere.
La mescolanza d’ingredienti, alimenti, odori, sapori, colori… è soprattutto il modo di essere degli Italiani. Mescolare a tavola è un gesto creativo, un rito magico, religioso. Buono da mangiare significa in Italia anche bello da vedere, da toccare, da trasformare, da creare. Spesso in Italia – e Napoli e Palermo sono un eccellente esempio – il cibo si trova persino per le strade e così mangiare all’aperto diventa il trionfo della luce e dei colori naturali. Il cibo si trasforma allora in un elemento decorativo, teatrale, diventa un’esperienza estetica, una manifestazione del bello.
“Mangiare bene” e sentirsi bene significano in Italia “mangiare insieme”, tant’è che molti proverbi popolari ripetono: “chi mangia da solo scoppia, schiatta o si affoga”! In Italia, si può sempre aggiungere un posto a tavola, per l’ospite dell’ultimo istante, e tale disposizione rivela quale sia il grado spontaneo e naturale di accoglienza degli Italiani. Perché gli Italiani accolgono l’altro, così come hanno accolto dal mondo ogni genere alimentare: dal Mediterraneo, dall’Oriente, dall’Europa continentale e dalle Americhe. Infatti, eccettuati il grano, il vino e l’olio, tutto il resto è giunto dall’esterno ed è stato dagli Italiani mescolato e inventato con fantasia. Questa è la bellezza inimitabile dell’Italia! (francesco d’arelli*\aise)
* direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montreal 

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