"LA FORZA DEGLI AFFETTI": L’IIC DI BUENOS AIRES PER IL FESTIVAL DE LA LUZ 2018

"LA FORZA DEGLI AFFETTI": L’IIC DI BUENOS AIRES PER IL FESTIVAL DE LA LUZ 2018

BUENOS AIRES\ aise\ - L’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires sarà uno degli spazi del Festival de la Luz 2018, manifestazione che promuove la fotografia argentina generando un contatto tra fotografi e gli artisti locali e internazionali. La Sala Roma dell’Istituto ospiterà per l’occasione la mostra "La forza degli affetti" composta dai lavori di quattro differenti artiste. Daria Addabbo, in rappresentanza dell’Italia al Festival, presenterà le opere che compongono il suo lavoro "Profondo familiare". Parteciperanno all’esposizione inoltre le fotografie di Ioana Menendez ("Il filo invisibile"), Silvina Caserta ("Le storie di Benicio e Greta") e Graciela Villanueva ("Des-cubro").
Nata nel 1979 a Roma, dove attualmente vive e lavora, Daria Adabbo, dopo aver seguito gli studi presso la Facoltà di Lettere, si trasferisce a Buenos Aires, in Argentina, dove frequenta un corso di fotogiornalismo presso la scuola EAF di Elda Harrington, organizzatrice del "Festival de la luz" di Buenos Aires.
Il suo lavoro fotografico inizia nel 2011, dedicandosi con molto interesse a diverse questioni sociali italiane. Ha pubblicato sulle riviste Espresso, Panorama, Vanity Fair, Psychologies, Gioia, Grazia, Donna Moderna, GQ, Tu Style. Nel novembre 2011 il suo lavoro dedicato alle donne "Io non sono lei" è stato esposto in occasione del festival "FoianoFotografia". Nel febbraio 2014 viene selezionato il suo lavoro "Profondo familiare", per essere proiettato ad agosto 2014, all’interno del Festival de la Luz-Encuentros abiertos in Argentina. A settembre 2014 pubblica il medesimo lavoro in Argentina, su La Nación Revista.
Profondo Familiare
In un mondo frammentato e caotico come quello contemporaneo, in cui l’individuo è bombardato da messaggi dominati dalla brutalità e dalla volgarità, la famiglia diventa più che mai un rifugio, una fonte di calore e di protezione.
Da sempre nucleo fondamentale dell’organizzazione della società, la famiglia è un’entità fluida e in divenire. Teatro di unioni, separazioni, passaggi, la famiglia contemporanea è un territorio flessibile e creativo, lontano da un paradigma uniformizzante che non riesce più a costituire un orizzonte di senso universale.
Questo progetto fotografico indaga e racconta sottovoce una geografia degli affetti in cui lo spazio intimo è attraversato da flussi e da persone, si trasforma nel tempo, evolve dando a ognuno la possibilità di affermare la propria individualità. Famiglie allargate, in cui il legame di sangue non basta più a definire il campo familiare, o costituite unicamente da una coppia, da due persone che, senza necessariamente riprodursi, costruiscono, inventano e reinventano la famiglia. O ancora una persona sola che, nel ventre del prezioso spazio domestico, saluta familiari nell’atto di partire o ne attende altri che arriveranno.
Le fotografie rappresentano spazi che raccontano storie, ma senza imporne il contenuto. Le immagini suggeriscono, lasciano la possibilità di inventarne una o più, come agli individui viene lasciata la libertà di coltivare il proprio essere e alle famiglie di costruire la propria identità. Interrogano spazi fatti di comunicazione ma anche di silenzio, di contatto fisico o di solitudine, di gioco e di riposo.
Le finestre sono il filo rosso di questo viaggio alla scoperta del profondo familiare. Interfaccia simbolica e fisica tra mondo intimo ed esterno, costituiscono una frontiera porosa, attraversata nei due sensi. Se lo sguardo dei soggetti fotografati è spesso rivolto all’orizzonte, materia indefinita fatta di possibilità e di scelte, in altri scatti è l’osservatore che, in una postura complementare e inversa a quella della finestra sul cortile, si trova a sbirciare, non senza una nota di voyerismo, nella sfera privata. In quello spazio fatto d’intimità e calore che chiamiamo casa. (aise)


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