“LA MUSICA DELLA GLORIOSA VENEZIA” A OSLO CON GIOVANNI DE CECCO

“LA MUSICA DELLA GLORIOSA VENEZIA” A OSLO CON GIOVANNI DE CECCO

OSLO\ aise\ - “La musica della gloriosa Venezia” risuona ad Oslo in occasione del concerto per pianoforte che Giovanni De Cecco terrà il 23 novembre, alle ore 18.30, presso l’Istituto Italiano di Cultura.
I brani del recital di De Cecco sono tutte trascrizioni realizzate tra il 1713 e il 1717 da Johann Sebastian Bach da concerti di compositori veneziani quali Antonio Vivaldi e Alessandro Marcello.
La mole di lavori di Vivaldi che Bach trascrisse dimostra l’influenza enorme che la musica barocca veneziana ebbe in Europa in tutto l’arco del ‘700.
Giovanni De Cecco ha studiato con l’organista veneziano Giovanni Ferrari, per poi diplomarsi in pianoforte al conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia con Anna Barutti. Nel frattempo si è laureato in Filosofia all’università Ca’ Foscari di Venezia. Si è esibito in Italia, Germania, Ungheria, Austria, Romania, Svezia, Cechia, Iran, Turchia, U.S.A., Giappone, Thailandia, Cambogia, Hong Kong.
È un appassionato cultore di antichi strumenti a tasto, principalmente di clavicordo. Nel novembre 2016 la casa discografica italiana La Bottega Discantica ha pubblicato il suo album per clavicordo “Bach Concerti Veneziani”, nei quali suona una copia di un clavicordo Silbermann del 1775, per lui costruito dal cembalaro romano Michele Chiaramida. Nel 2017 ha iniziato la prima registrazione mondiale al clavicordo dell’integrale delle sonate di W.A. Mozart per la casa discografica italiana Da Vinci Classics.
Dino Villatico, critico musicale del quotidiano italiano “la Repubblica”, recensendo il disco vivaldiano di De Cecco, ha scritto: “Non c’è pagina che non strappi un sussulto di ammirazione, un contraccolpo di emozione, per la libertà del fraseggiare, la sensibilità del tocco, la fantasia delle soluzioni timbriche, che sul clavicordo sembrano illimitate. Bravo! come in ogni parte del mondo oggi, con parola italiana, si osanna l’artista che non tradisce l’etimologia della sua professione: fare arte. Unire cioè la precisione e l’efficienza della tecnica alla libertà creatrice della fantasia”. (aise) 

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