LEGGE ELETTORALE: IL VOTO ALL’ESTERO IN AULA

LEGGE ELETTORALE: IL VOTO ALL’ESTERO IN AULA

ROMA\ aise\ - Prosegue alla Camera il voto sulla Legge elettorale. Dopo la terza fiducia incassata dal Governo sull’articolo 3 del Rosatellum bis, che contiene le regole per la determinazione dei collegi elettorali, i deputati hanno votato anche gli articoli 4 e 5 – su cui non era stata posta la fiducia – per poi passare all’esame e al voto sugli 88 ordini del giorno. In serata inizierà il voto conclusivo sull’intero provvedimento.
Nel primo pomeriggio, è andato in scena il dibattito sul voto all’estero, interessato dal Rosatellum in due punti: la candidabilità all’estero di residenti in Italia e la non candidabilità all’estero di chi ha ricoperto cariche politiche negli ultimi 5 anni (termine dimezzato rispetto alla prima versione, che ne prevedeva 10).
Tanti gli interventi in Aula contro quello che da più parti è stato ribattezzato emendamento “salva Verdini”, cioè una norma che consentirebbe ai partiti di candidare in una delle ripartizioni della circoscrizione estero chi non trovasse posto nelle liste in Italia.
Contro l’emendamento Fiano – quello sulle cariche ricoperte all’estero – è intervenuta Renata Bueno (Misto), eletta in Sud America, che, se fosse passato il primo testo-Fiano, non avrebbe potuto ricandidarsi essendo stata consigliere comunale a Curitiba. “Noi dobbiamo difendere le elezioni libere non soltanto per gli italiani che vivono in Italia, ma soprattutto per gli italiani che stanno all'estero, che sono già suscettibili di tanti disagi e che devono essere un po' più curati, dal punto di vista di tutti noi”, ha detto Bueno.
Sannicandro (Mdp) si è chiesto “perché? C'è qualcuno che non si può presentare in Italia e lo andiamo a presentare all'estero, tanto non lo conoscono? Qual è il motivo, la ratio di questa norma? Io la vorrei capire”. Quanto al secondo punto, ha aggiunto, “praticamente qui si dice che se una persona, un italiano che sta all'estero, diciamo così, ha fatto putacaso politica negli ultimi dieci anni, o come governatore del Mato Grosso, non so, o come qualunque altra carica, perché si dice: “a qualsiasi livello”, “eletto a qualsiasi livello”, anche il consigliere comunale, negli ultimi dieci anni, non può candidarsi. E per quale motivo, gli italiani, invece, nelle nostre circoscrizioni, si possono candidare? È una cosa assurda e non c'è nessuno che spieghi perché si sono introdotte queste norme”.
La Russa (Fratelli d’Italia) ha approfittato per ricordare a Bueno che “lo so che già un po' l'ha fatto, so che ha un papà anche influente in Brasile, ma noi ci aspettiamo dai parlamentari italiani eletti in Brasile, eletti in Sudamerica, un'azione forte, massiccia, per l'estradizione del terrorista assassino dei comunisti armati - o come si chiamano -, Cesare Battisti. Mi raccomando”.
Toninelli (M5S) ha evidenziato l’incongruità di slegare la candidatura ai territori esteri: “un bolognese, un fiorentino che si candida a fare in Brasile che non ci è mai andato, ma chi cavolo rappresenta in Brasile, un fiorentino, un milanese, un palermitano? Ma li vogliamo rappresentare, i nostri amati, che giustamente hanno diritto di voto anche loro, che risiedono là e portano l'italianità all'estero e tengono alto il buon nome molto più di quello che fanno i rappresentanti del popolo in questo Parlamento?”. La ratio per il Movimento è una sola: “ci sono degli impresentabili in questo Parlamento! C'è qualcheduno che, poco dopo uscito di qui, potrebbe avere problemi con la giustizia e avere un'assoluta necessità di avere l'immunità parlamentare? E c'è, cari miei, e si chiama Verdini, si chiama Denis Verdini! Quello che vi ha dato la fiducia pochi giorni fa di là, per far passare quella norma sullo scostamento del pareggio di bilancio, signori miei. La ciliegina su questa montagna di letame che cos'è? Il “salva Verdini”!”.
D'Attorre (Mdp) ha ricordato che “in Commissione abbiamo modificato il punto che è alla lettera b), quello che veniva richiamato, cioè possono candidarsi all'estero anche i residenti in Italia. In Commissione questo emendamento è passato nella disattenzione generale, non mi pare sia stato minimamente oggetto di dibattito. Io credo che, date le condizioni in cui abbiamo affrontato questa discussione, sia doveroso che almeno il relatore ci dica qual è il senso di questa norma. Cioè, perché? Io non voglio andare dietro i sospetti; ma perché si prevede che un residente in Italia possa candidarsi a rappresentare una quota di rappresentanza parlamentare che è espressamente prevista per i residenti all'estero?”.
Abrignani (SC-ALA CLP-MAIE), dopo aver ribattuto a Toninelli, di “non aver letto alcun emendamento dei 5 Stelle per togliere questo emendamento o per modificarlo, perché evidentemente loro come al solito parlano, ma poi i fatti non seguono mai”, ha chiesto all'Aula: “era così semplice, così normale, che un cittadino italiano residente all'estero si potesse candidare in Italia, e invece un cittadino italiano non si potesse candidare nella circoscrizione Estero? O è molto più normale e molto più costituzionale e molto più ovvio che ci sia questa reciprocità: se io sono un italiano mi posso candidare nella circoscrizione Estero, se io risiedo a Londra mi posso candidare in Italia? Toninelli - forse è un po' giovane - non si ricorda che nei lavori preparatori fu proprio Tremaglia ad invocare una maggiore partecipazione dei cittadini italiani residenti all'estero, che potessero fare politica italiana, così come una maggiore partecipazione dei cittadini italiani, che si facessero conoscere anche all'estero e potessero portare anche all'estero la loro esperienza. Siccome in Commissione ci siamo stati, è stato questo il motivo per cui è nato, non altro. E mi permetta di fare una battuta: se poi vogliamo togliere definitivamente Verdini dalla scena politica, facciamolo candidare all'estero, perché pigliare, come ha detto giustamente Toninelli, 60-70 mila preferenze in un Paese dove magari sei stato poco non è certamente semplice. Ecco, io vorrei un po' più di serietà su questi argomenti!”.
Stumpo (Mdp) ha sostenuto che “su questa vicenda degli italiani nel mondo troppo spesso si stanno commettendo degli errori. In ogni caso, sarebbe stato opportuno intervenire sulle modalità di voto, onde evitare problemi che già ci sono stati in passato. Detto questo, io credo che si stia veramente commettendo un errore madornale. Noi abbiamo inserito in Costituzione, non in una legge ordinaria con un lavoro che iniziò da parte dell'onorevole Tremaglia, la vicenda degli italiani nel mondo. Ora, togliere il diritto agli italiani del mondo di essere titolari di rappresentare gli italiani nel mondo è un errore; e, per di più, nella norma noi diciamo che chi è residente fuori dall'Italia si può candidare solo nella circoscrizione in cui è residente, gli altri ovunque: sarebbe veramente gravissimo, e forse sarebbe bene provare a ritirarlo”.
Secondo D'Ambrosio (M5S) “stiamo parlando di un emendamento tecnico che, di fatto, porta incandidabili in Italia, persone impresentabili in Italia, a farle fuggire all'estero, per un motivo o per un altro, in questo caso Verdini”.
A titolo personale è intervenuto Scotto (Mdp) per sostenere, al contrario di Abrignani, che “non c'è nessuna reciprocità che viene introdotta”.
Relatore in Commissione Affari Costituzionali, Fiano (Pd) ha invece sostenuto che l’emendamento-Lupi inserisce “una norma che impone una totale reciprocità. Ricordo al collega D'Attorre che, in sede di dibattito in Commissione, il collega Cecconi mi chiese spiegazioni su questo emendamento, che io diedi, lo può trovare a verbale. La modifica apportata alla legge sul voto degli italiani all'estero è volta a consentire anche ai cittadini residenti in Italia di candidarsi nella circoscrizione Estero. Si intende, in tal modo, superare una diversità di trattamento tra cittadini italiani residenti in Italia e cittadini residenti all'estero in tema di elettorato passivo. I cittadini residenti all'estero possono, infatti, scegliere di candidarsi in Italia, esercitando la previa opzione in tal senso, non vale invece la reciproca: ai cittadini residenti in Italia non è attualmente consentito di candidarsi nella circoscrizione Estero”.
E ancora: “nel momento in cui viene riconosciuto anche ai cittadini residenti in Italia il diritto di candidarsi all'estero, questo diritto viene comunque rigorosamente delimitato, non è infatti ammessa alcuna forma di pluri-candidatura: non è possibile né candidarsi in più ripartizioni della circoscrizione Estero né candidarsi contestualmente all'estero e nel territorio nazionale. Gli elettori residenti in Italia possono infatti essere candidati in una sola - quel “sola” che avete letto si lega a questo principio - ripartizione della circoscrizione Estero. Presidente, per maggior chiarezza di quanto io dico, vorrei citare gli articoli della legge n. 459 del 27 dicembre 2001, che sono legati alla fattispecie che stiamo esaminando”. Spiegate le sue ragioni, Fiano ha comunque sostenuto che “per quello che riguarda il gruppo del Partito Democratico, noi pensiamo che sia giusto candidare i rappresentanti delle nostre comunità all'estero. Questa è una pura norma di ripristino di reciprocità”.
Ultima ad intervenire, Daniela Santanchè (Fi): “ho ascoltato con interesse l'intervento dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, che si sono accalorati moltissimo perché credono che questo emendamento sia stato scritto per l'onorevole Verdini. Cari colleghi, vi do una notizia: studiate meglio, perché questo emendamento non è stato scritto per l'onorevole Verdini, ma per il Ministro Alfano”.
Quindi, il voto con il parere favorevole dei relatori di minoranza Agostini, La Russa e Marcon e il parere contrario dei relatori di minoranza Toninelli e Turco, mentre il Governo si è rimesso all'Aula. Che ha votato sì. (aise) 

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