RETRIBUZIONE DEI CONTRATTISTI ALL’ESTERO: ALLA COMMISSIONE LAVORO LA PROPOSTA DI LEGGE DI MANLIO DI STEFANO (M5S)

RETRIBUZIONE DEI CONTRATTISTI ALL’ESTERO: ALLA COMMISSIONE LAVORO LA PROPOSTA DI LEGGE DI MANLIO DI STEFANO (M5S)

ROMA\ aise\ - È stata assegnata alla Commissione Lavoro della Camera la proposta di legge “Modifiche al titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, in materia di personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura” presentata da Manlio Di Stefano (M5s), insieme ai colleghi Spadoni, Di Battista, Grande, Del Grosso e Scagliusi. Presentata il 18 settembre – con la Legislatura in dirittura d’arrivo – la Commissione dovrebbe iniziare l’iter in sede referente ed essere sottoposta ai pareri delle Commissioni Affari Costituzionali, Esteri, Bilancio e Cultura. Obiettivo quello di stabilire standard retributivi per i contrattisti impiegati dalla Farnesina nel mondo e verificare l’adeguatezza delle retribuzioni che il Ministero degli esteri dovrebbe comunque pubblicare online.
Ad oggi, scrive Di Stefano, alla Farnesina “sono in servizio 2.780 impiegati di ruolo, 2.720 impiegati a contratto, di cui 2.012 a contratto locale e 638 a contratto italiano, e 40 di altre amministrazioni. Questo personale è preposto a ogni genere di attività che afferisce ai compiti istituzionali degli uffici diplomatico-consolari, alla sicurezza degli interessi nazionali e dei cittadini, alla proiezione dell'attività culturale all'estero, di quella commerciale, del diritto di voto da parte dei cittadini italiani all'estero, per giungere, da ultimo, anche a quella riguardante la politica d'immigrazione e di gestione delle frontiere”.
“Essi sono a tutti gli effetti parte del personale dell'amministrazione degli affari esteri”, ma “il loro status giuridico presenta gravi lacune normative, oltre che procedurali, tali da rendere questa particolare categoria di lavoratori sotto certi aspetti vessata, a parere dei proponenti della presente proposta di legge, a livello ordinamentale e organizzativo”.
Le retribuzioni in molti Paesi “rappresentano un grosso problema per carenza di omogeneità e di adeguatezza salariale”; gli stipendi non sono “idonei e adeguati al costo della vita del posto dove esercitano l'attività lavorativa”, ma “quel che è peggio”, è che “in alcuni casi risulta una differenza salariale di gran lunga maggiore al 100 per cento tra un dipendente con contratto regolato dalla legge italiana rispetto a uno, con analoghe funzioni e competenze, regolato dalla legge “locale””.
Richiamato il quadro normativo che regola i rapporti di lavoro dei contrattisti e le sentenze emesse negli anni in materia di adeguamenti retributivi, Di Stefano sostiene la necessità di “un intervento strutturale per garantire a tutti i dipendenti, in ciascuna delle sedi diplomatiche italiane all'estero, un adeguato trattamento retributivo e previdenziale, anche allo scopo di assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori nonché del buon nome e dell'onorabilità dell'Italia”.
Obiettivo della proposta di legge, spiega, “è quello, innanzitutto, di definire una norma integrativa e chiarificatrice per rendere più intelligibile e sempre applicabile il disposto normativo dettato dall'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 (come modificato dal citato decreto legislativo n. 103 del 2000) che, come detto, in alcuni casi risulta essere disatteso. In particolare, riguardo alle retribuzioni si prevede di non consentire più che il riferimento vincolante al valore delle stesse, corrisposte da altri Paesi ai propri dipendenti, sia considerato un parametro di priorità assoluta. Ciò soprattutto a causa della indisponibilità di taluni Paesi, per riservatezza o per motivi fiscali, a fornire i dati necessari che, nei fatti, determina la spiacevole situazione che alcuni dipendenti non percepiscono aumenti anche da quindici anni”. Poi si prevede che il Maeci “si avvalga di agenzie per verificare, ogni due anni, la congruità tra la retribuzione stabilita dal contratto e le condizioni del mercato del lavoro locale. Sempre in tema di retribuzione, è altresì apportata una modifica al fine di garantire un trattamento pensionistico più adeguato a favore del suddetto personale, prevedendo, cioè, che la retribuzione convenzionale sulla quale è calcolata la quota contributiva non deve essere inferiore al 75% della retribuzione lorda percepita. Inoltre, si modifica il rapporto tra le rappresentanze diplomatiche e quelle sindacali, atteso che a oggi non è fatto obbligo di concordare le modifiche contrattuali necessarie, nel senso di prevedere accertamenti periodici in accordo con le rappresentanze sindacali, e non “sentendole” come prevede la normativa vigente”. Infine, la proposta di legge introduce “una nuova norma affinché le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura all'estero provvedano a rendere noti, anche on line, il numero dei dipendenti e le relative retribuzioni nel rispetto dei princìpi stabiliti dalla legge in materia di pubblicità e di trasparenza”.
Il testo della proposta di legge
“Art. 1.
1. Al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il primo comma dell'articolo 152 è inserito il seguente:
“Le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura provvedono a rendere noti, anche on line, il numero dei dipendenti e le relative retribuzioni nel rispetto dei princìpi stabiliti dalla legge in materia di pubblicità e di trasparenza”;
b) al secondo comma dell'articolo 154, le parole: “sentite anche le” sono sostituite dalle seguenti: “periodicamente, in accordo con le”;
c) l'articolo 157 è sostituito dal seguente:
“Art. 157. (Retribuzione) – 1. La retribuzione annua base è fissata dal contratto individuale tenendo conto delle retribuzioni, comprensive di tutti i benefìci aggiuntivi, corrisposte nella stessa sede da rappresentanze diplomatiche, uffici consolari, istituzioni culturali di altri Paesi, in primo luogo di quelli dell'Unione europea, nonché da organizzazioni internazionali, delle condizioni del mercato del lavoro locale assimilabile agli impiegati assunti a contratto e del costo della vita. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale a tale fine si avvale di agenzie specializzate a livello internazionale, tenendo altresì conto delle indicazioni fornite annualmente dalle organizzazioni sindacali. La retribuzione deve comunque essere congrua e adeguata a garantire l'assunzione degli elementi più qualificati.
2. La retribuzione annua base è soggetta, ogni due anni, a revisione in relazione alle variazioni dei termini di riferimento di cui al comma 1, alla crescita media delle retribuzioni del mercato del lavoro locale e all'andamento del costo della vita.
3. La retribuzione annua base è determinata in modo uniforme per Paese e per mansioni omogenee. Può essere consentita in via eccezionale, nello stesso Paese, una retribuzione diversa per le sedi che presentino un divario particolarmente sensibile nel costo della vita.
4. La retribuzione è di norma fissata e corrisposta in valuta locale, salva la possibilità di ricorrere ad altra valuta, in presenza di particolari motivi e tenuto conto di particolari situazioni di instabilità valutaria esistenti nel Paese. Agli effetti di cui al presente titolo, il corrispettivo in euro della retribuzione corrisposta all'estero è calcolato secondo un tasso di ragguaglio stabilito ai sensi dell'articolo 209”;
d) al secondo comma dell'articolo 157-sexies, le parole: “45 giorni” sono sostituite dalle seguenti: “90 giorni”.
2. Il comma 3 dell'articolo 2 del decreto legislativo 7 aprile 2000, n. 103, è sostituito dal seguente:
“3. Restano valide le disposizioni dei contratti di impiego del personale di cui al comma 2 relative alle assicurazioni per invalidità, vecchiaia e superstiti, nonché all'assistenza per malattia. I contributi dovuti dallo Stato e dagli assicurati all'INPS per tali assicurazioni sono commisurati a una retribuzione convenzionale da fissare annualmente con decreto dei Ministri del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, sentito l'ente assicuratore interessato, e comunque in misura non inferiore al 75 per cento dello stipendio lordo percepito””. (aise) 

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