DELLA VEDOVA AL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO: IL SUD DICA NO ALLA RETORICA ANTI-EUROPEISTA

DELLA VEDOVA AL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO: IL SUD DICA NO ALLA RETORICA ANTI-EUROPEISTA

BARI\ aise\ - "Per troppi anni nel Mezzogiorno, più che nel resto d'Italia, l'Ue è stata identificata con il cosiddetto vincolo esterno ("Ce lo chiede l'Europa") o con i benefici concessi dal bilancio comunitario alle imprese e agli enti locali ("Ci sono i fondi europei"). Non c'è stato un serio confronto sul senso dell'integrazione europea, ma una passiva accettazione dei vincoli e delle opportunità legati allo "stare in Europa". Così in pochi anni gli italiani, soprattutto al Sud, sono diventati dai più europeisti i più euroscettici". Sono le riflessioni che il sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Benedetto Della Vedova, affida ad un articolo pubblicato ieri dal Corriere del Mezzogiorno.
"A questo hanno certamente contribuito le accuse, diffuse tra tutte le forze politiche, alla "euroburocrazia" di Bruxelles: il facile capro espiatorio dei mali nazionali. Invece", scrive Della vedova, "i problemi italiani hanno cause, non solo effetti, domestici, mentre solo europee possono essere le soluzioni.
Non è chiudendo le nostre frontiere ai prodotti agricoli spagnoli o greci (per non dire di quelli tunisini o canadesi) che l'agricoltura del Mezzogiorno d’Italia ritroverà smalto e conquisterà quote crescenti del mercato mondiale. Non è certo tornando alla "liretta", cioè svalutando, che le famiglie italiane diverranno più floride o le imprese meridionali assumeranno più giovani.
Oggi a vincere la sfida della crescita sono le aree del mondo che più sanno offrire qualità e innovazione, accettando la competizione globale: come spesso ripete il ministro Carlo Calenda, le imprese italiane devono cogliere l'opportunità di "importare" i tassi di crescita mondiali, più elevati di quelli italiani ed europei, offrendo il meglio del Made in Italy in ogni settore produttivo.
La svalutazione, connessa all'uscita dell'Italia dall'euro - la proposta di Lega e 5 stelle - corrisponderebbe invece a una enorme tassa patrimoniale, abbattendo il valore del patrimonio delle famiglie, e a un gigantesco taglio dei salari reali, riducendo, per gli effetti sul cambio, il potere di acquisto degli italiani.
Con l'iniziativa politica "Forza Europa", che presenteremo domani (oggi per chi legge, ndr) a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio 14, vogliamo opporre alla retorica anti-europeista e sovranista un messaggio chiaro e coraggioso: l'Europea aperta e unita è stata la più grande conquista di pace, libertà e benessere che il Vecchio Continente abbia vissuto nella sua storia plurisecolare e rimane la principale chance delle aree più povere e periferiche per integrarsi nel percorso di crescita comune. Quel che è avvenuto in Polonia, può avvenire in Campania.
Per tutto il Mezzogiorno, questa è un'occasione per colmare un divario che la storia nazionale, per il suo particolarismo politico e territoriale e per la sua caratterista "dis-unità", ha finito per approfondire, fornendo una serie di incentivi perversi - spesa pubblica improduttiva, intermediazione pubblica parassitaria, democrazia "di scambio" - all'impoverimento e alla marginalizzazione.
Questo vale anche su un tema che investe in primo luogo le regioni meridionali, quello dell'immigrazione. Non stiamo assistendo al fallimento dell'Europa, ma a quello della non Europa, cioè alla rappresentazione di cosa succede se un problema sovranazionale i migranti non fuggono dalla Libia verso l'Italia, ma dall'Africa e dall'Asia verso l'Europa, è gestito senza alcun tipo di coordinamento o di responsabilità condivisa tra gli Stati membri.
La fiumana di migranti che vogliono andare in Francia, in Germania, in Olanda o nel Regno Unito diventano un problema siciliano, pugliese, calabrese o campano. Da tutti i punti di vista, anche da quello della sicurezza, l'Ue è quindi il nostro futuro migliore". (aise) 

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