ITALIANI DEL BELGIO: INTERVISTA A LORENZO COLANTONI

 ITALIANI DEL BELGIO: INTERVISTA A LORENZO COLANTONI

ROMA\ aise\ - “Italiani del Belgio”, questo il titolo del libro e del web documentary a firma di Lorenzo Colantoni e Riccardo Venturi, presentato il 13 febbraio presso la sala Aldo Moro della Farnesina
I due, rispettivamente giornalista e ricercatore presso IAI (Istituto Affari Internazionali) e fotografo insignito di alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti del settore (Primo premio al Word Press Photo 2011, menzione da parte di Leica nel 1999 e molto altro), sono stati introdotti dalle parole di Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le politiche migratorie del Maeci, che ha elogiato il loro lavoro di fronte a una nutrita platea.
Un incontro tra due mondi e due sinergie che – come risultato – ha dato un prodotto innovativo, potremmo dire “ibrido”, che si muove tra la carta stampata e il web in modo tanto disinvolto da sembrare un format collaudato da tempo. E in effetti è così, anche se si tratta di un tempo piuttosto breve, che vede sempre loro in veste di protagonisti e pionieri. Risale infatti al 2016 il precedente lavoro “Italians and the Uk”, di cui “Italiani del Belgio” è un’espansione, o meglio, il primo capitolo di una serie che – come prossima tappa – si occuperà degli italiani in Germania. Ma per capire meglio di che progetto si tratta, ci affidiamo alle parole di uno dei due autori, il più giovane, Lorenzo Colantoni, classe 1988, con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere di fronte a un the fumante.
Per prima cosa, gli abbiamo domandato come abbia conosciuto Riccardo Venturi: “Per caso – ci ha risposto Lorenzo – a margine dei miei studi universitari [è laureato in Economia, nda] mi sono interessato di fotografia. Mi sono iscritto a un corso, di cui il relatore era proprio Riccardo. Ci siamo conosciuti così ed è subito nata una buona sintonia, nonostante la notevole differenza d’età”.
Da quel momento fino alla nascita del primo progetto, “Italians and the Uk” non passa molto tempo. Chiediamo a Lorenzo di raccontarci i retroscena che ne hanno visto la genesi. “Mi ritengo un anglomane – ci racconta – per questioni di studio ho soggiornato a lungo in Uk e sono rimasto molto affascinato da quello stile di vita. Ma la cosa che mi ha maggiormente colpito è stata la massiccia presenza di italiani. Da lì mi è venuta l’idea di raccontare questa nuova forma di emigrazione e ne ho parlato a Riccardo”.
Durante la presentazione di ieri alla Farnesina, il fotografo ha raccontato di come quella proposta l’abbia lasciato inizialmente perplesso ma di come, in seguito, ne sia rimasto profondamente affascinato.
Una volta stabilito di lavorare insieme, il primo passo è stato quello di ricercare uno “sponsor”, qualcuno che credesse nell’iniziativa e la supportasse economicamente. Oggi sappiamo della proficua collaborazione non solo con la Farnesina, ma anche di quella con l’Archivio diaristico nazionale e con National Geographic Italia. Come si è arrivati a tanto? “In modo molto poco italiano e piuttosto britannico – ironizza Lorenzo – una volta elaborato il progetto, ho pensato di mandare una mail all’indirizzo della Farnesina. Non un indirizzo particolare, ma quello reperibile da tutti sul sito internet. Ovviamente pensavo che quella mail sarebbe finita in coda a centinaia di altre ed è stato più un gesto automatico che altro. Invece, con nostra grande sorpresa, nel giro di pochi giorni abbiamo ricevuto una risposta e ci è stato dato appuntamento per discutere a voce della cosa. Tutto è nato così” e il National Geographic? “In questo caso – risponde il giovane autore – sono stati preziosi i contatti di Riccardo, che con National Geographic Italia ha già collaborato in passato”.
Nasce così “Italians and the Uk”, libro e web documentary di grande successo, anche perché pubblicati in corrispondenza con la Brexit. Da questo successo, l’idea di proseguire e allargare il focus: “Ci siamo chiesti – spiega Lorenzo – quale sia il concetto di Europa e ci siamo anche accorti che in Italia c’è solo una vaga consapevolezza di cosa abbia comportato e cosa comporti tutt’oggi il flusso migratorio che coinvolge i nostri connazionali che decidono di espatriare. L’idea di concentrarci sul Belgio nasce dalla mia esperienza sul posto e dalla constatazione, ancora più forte di quella maturata in Inghilterra, di quanto in quel paese sia forte la presenza degli italiani in ogni fascia sociale. Operai, broker, funzionari statali, ristoratori. Italiani sul posto da anni o appena arrivati, pienamente inseriti nel cuore pulsante dell’Europa, un’Europa che hanno contribuito a costruire e non per modo di dire. Penso alle miniere di carbone, penso alla metropolitana di Bruxelles. Dovevamo raccontare tutto questo – prosegue il giornalista – dovevamo dare una dimostrazione tangibile di quanto i vari movimenti migratori, a partire da quelli dei primi del Novecento, passando per quelli più massicci degli anni Cinquanta, fino ad oggi, siano tutti legati da un filo rosso, da una continuità che impone l’abbattimento di una logica a compartimenti stagni”.
Di qui, per esempio, il parallelismo che vede protagonista il tristemente famoso quartiere di Molembeek. “Quello che oggi viene descritto come il covo dei jihadisti in Europa, il posto da cui sono partiti gli attentatori di Parigi, un tempo era un quartiere-ghetto per italiani. Oggi la storia si ripete, ma non dobbiamo dimenticare che un tempo eravamo noi quelli ritenuti pericolosi, da tenere ai margini della società”.
Una riflessione sul concetto di “straniero”, dunque. “Italiani del Belgio” è questo, un invito a non perdere di vista quello che siamo stati e quello che siamo. “Soprattutto quello che siamo – specifica Lorenzo – parlo al presente perché gli italiani sono ancora oggi un popolo di migratori. Con il nostro progetto, oltre a un’accurata ricerca storica, abbiamo voluto dare voce ai protagonisti attuali di questo movimento in continua evoluzione, fornendo uno strumento di analisi e di ricerca per le future generazioni che si troveranno a riflettere sul movimento migrante italiano”.
Storie di vita quotidiana, che nella loro semplicità mostrano uno spaccato di vita che, in fondo, appartiene a tutti noi. Perché l’Europa è questa, un continuo movimento di popoli, un’integrazione senza fine, che travalica i nazionalismi e vince qualsiasi resistenza.
“La prossima tappa di questo progetto – conclude Colantoni – saranno un volume e un web documentary dedicati agli italiani in Germania”.
Un lavoro che, dopo aver visto “Italiani in Belgio”, attendiamo con grande curiosità. (g.zanella\aise)

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