CIAO ITALIA! L’EMIGRAZIONE IN MOSTRA A PARIGI

CIAO ITALIA! L’EMIGRAZIONE IN MOSTRA A PARIGI

PARIGI\ aise\ - L’emigrazione italiana ha impregnato la civiltà francese dai tempi antichi fino ai nostri giorni. All’inizio del XX secolo la Francia era la terza destinazione dei migranti italiani; due milioni di italiani attraversarono le Alpi tra il 1873 e il 1914; tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale gli immigrati italiani rappresentavano un terzo degli stranieri presenti sul suolo francese. Solo quest’anno, in occasione del suo decimo anniversario il Museo Nazionale della storia dell’Immigrazione - Palais de la Porte Dorée ha scelto di dedicare agli italiani una mostra ambiziosa sia per le opere esposte che per il lungo periodo presentato.
L’esposizione "Ciao Italia! Un secolo d'immigrazione e cultura italiana in Francia", in programma sino al 10 settembre, racconta un secolo (1860-1960) d’immigrazione italiana in Francia con tre collezioni: la prima storica, con fotografie e documenti d’archivio; una seconda etnografica con oggetti della vita quotidiana divenuti simbolo dell’italianità. Infine una collezione d’arte prevalentemente contemporanea.
L’intento, riuscito, dei commissari dell’esposizione è quello di mostrare la grande influenza dell’immigrazione italiana in tanti settori della società francese, dall’industria al cinema, senza dimenticare l’artigianato, il commercio, la siderurgia e la stampa.
Difficile riassumere un secolo di andirivieni tra i due versanti delle Alpi: passeggiando tra le sale ritroviamo le grida e il furore delle violenze contro gli italiani a Marsiglia nel 1811 e a Aigues Mortes nel 1893; la volontà ferma degli immigrati italiani di non coltivare “le differenze“ con l’abbandono simbolico dell’idioma natale; la determinazione e la tenacia per costruirsi un futuro migliore; i canti e la dolcezza dell’assimilazione, concetto che suppone l’assorbimento delle due culture con reciprocità e fraternità.
Lino Ventura, ricordato con foto e spezzoni di film, amava dire che il suo Paese si estendeva da Parigi a Roma, al di là delle frontiere; incarnando, così, perfettamente la cultura franco-italiana nel suo significato più ampio: dal cinema alla gastronomia allo sport, altra, quest’ultima, sua grande passione. Era tifoso di Michel Platini, che, come lui, è un testimone di questa doppia appartenenza. L’8 luglio 1982 assistette a Siviglia alla semifinale del mondiale di calcio Francia-Germania; lo videro uscire in lacrime dallo stadio per l’ingiusta sconfitta. Tanta amarezza non gli impedì tre giorni dopo di festeggiare la vittoria dell’Italia nella stessa competizione. Ecco un chiaro esempio dell’identità di un immigrato in tutta la sua complessità.
Il racconto cronologico si ferma al 1960 perché, con la crisi economica degli anni ’70, il flusso migratorio si arresta. La storia dell’immigrazione italiana nell’Est della Francia è rappresentata con un’opera di Jannis Kounellis della serie Ferro e Carbone, prestata dalla Galleria Continua di San Gimignano, in quanto strettamente connessa all’industrializzazione della regione. La scoperta del bacino minerario di Briey intorno al 1880 rese necessario il ricorso alla manodopera straniera: gli italiani arrivarono in massa e fino al 1970 costituirono la maggioranza del personale delle miniere e delle industrie siderurgiche in Francia, Belgio, Lussemburgo e Germania. Impossibile raccontare nei dettagli, in un contesto di esposizione su scala nazionale, il lungo e difficile percorso di integrazione di questi “Italiani del Ferro“ o Christos, Ritals e Macaronis.
Il Museo della Lorena a Nancy organizza a partire da ottobre 2017 fino a febbraio 2018 un’esposizione dedicata alle migrazioni in Lorena alla scoperta di storie individuali messe in prospettiva con la storia regionale ed europea. L’occasione per interessarsi al destino di tanti nostri compatrioti che intrapresero l’arduo cammino dell’emigrazione. (ornella piccirillo\aise) 

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