FRANCESCO: LA FEDE SI ALIMENTA CON L’ASCOLTO

FRANCESCO: LA FEDE SI ALIMENTA CON L’ASCOLTO

ROMA\ aise\ - Fedeli riuniti in Sala Nervi e Piazza San Pietro questa mattina per l’udienza generale di Papa Francesco, in una Roma fredda e uggiosa.
“Buongiorno anche se la giornata è un po’ bruttina. Ma se l’anima è in gioia sempre è un buon giorno. Così, buongiorno!”, ha esordito il Papa, che ha continuato la Catechesi sulla Messa soffermandosi sul Credo e la preghiera universale.
“L’ascolto delle Letture bibliche, prolungato nell’omelia, risponde a che cosa? Risponde a un diritto: il diritto spirituale del popolo di Dio a ricevere con abbondanza il tesoro della Parola di Dio”, ha sostenuto Francesco. “Ognuno di noi quando va a Messa ha il diritto di ricevere abbondantemente la Parola di Dio ben letta, ben detta e poi, ben spiegata nell’omelia. È un diritto! E quando la Parola di Dio non è ben letta, non è predicata con fervore dal diacono, dal sacerdote o dal vescovo si manca a un diritto dei fedeli. Noi abbiamo il diritto di ascoltare la Parola di Dio”.
Il Signore, d’altronde, “parla per tutti, Pastori e fedeli. Egli bussa al cuore di quanti partecipano alla Messa, ognuno nella sua condizione di vita, età, situazione. Il Signore consola, chiama, suscita germogli di vita nuova e riconciliata. E questo per mezzo della sua Parola. La sua Parola bussa al cuore e cambia i cuori! Perciò, - ha spiegato il Papa – dopo l’omelia, un tempo di silenzio permette di sedimentare nell’animo il seme ricevuto, affinché nascano propositi di adesione a ciò che lo Spirito ha suggerito a ciascuno. Il silenzio dopo l’omelia. Un bel silenzio si deve fare lì e ognuno deve pensare a quello che ha ascoltato”.
Dopo questo silenzio, la Messa prosegue con “la personale risposta di fede”, cioè il Credo: “recitato da tutta l’assemblea, il Simbolo manifesta la comune risposta a quanto insieme si è ascoltato dalla Parola di Dio”. Infatti, ha sottolineato il Papa, “c’è un nesso vitale tra ascolto e fede. Sono uniti. Questa - la fede -, infatti, non nasce da fantasia di menti umane ma, come ricorda san Paolo, “viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo”. La fede si alimenta, dunque, con l’ascolto e conduce al Sacramento. Così, la recita del “Credo” fa sì che l’assemblea liturgica “torni a meditare e professi i grandi misteri della fede, prima della loro celebrazione nell’Eucaristia”. Il Simbolo di fede vincola l’Eucaristia al Battesimo, ricevuto “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, e ci ricorda che i Sacramenti sono comprensibili alla luce della fede della Chiesa”.
“La risposta alla Parola di Dio accolta con fede – ha proseguito il Santo Padre – si esprime poi nella supplica comune, denominata Preghiera universale, perché abbraccia le necessità della Chiesa e del mondo. Viene anche detta Preghiera dei fedeli. I Padri del Vaticano II hanno voluto ripristinare questa preghiera dopo il Vangelo e l’omelia, specialmente nella domenica e nelle feste, affinché “con la partecipazione del popolo, si facciano preghiere per la santa Chiesa, per coloro che ci governano, per coloro che si trovano in varie necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il mondo”. Pertanto, sotto la guida del sacerdote che introduce e conclude, “il popolo, esercitando il proprio sacerdozio battesimale, offre a Dio preghiere per la salvezza di tutti”. E dopo le singole intenzioni, proposte dal diacono o da un lettore, l’assemblea unisce la sua voce invocando: “Ascoltaci, o Signore”. Ricordiamo, infatti, - ha esortato Papa Francesco – quanto ci ha detto il Signore Gesù: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. “Ma noi non crediamo questo, perché abbiamo poca fede”. Ma se noi avessimo una fede – dice Gesù – come il grano di senape, avremmo ricevuto tutto. “Chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. E in questo momento della preghiera universale dopo il Credo, è il momento di chiedere al Signore le cose più forti nella Messa, le cose di cui noi abbiamo bisogno, quello che vogliamo. “Vi sarà fatto”; in uno o nell’altro modo ma “Vi sarà fatto”. “Tutto è possibile a colui che crede”, ha detto il Signore. Che cosa ha risposto quell’uomo al quale il Signore si è rivolto per dire questa parola – tutto è possibile a quello che crede-? Ha detto: “Credo Signore. Aiuta la mia poca fede”. Anche noi possiamo dire: “Signore, io credo. Ma aiuta la mia poca fede”. E la preghiera dobbiamo farla con questo spirito di fede: “Credo Signore, aiuta la mia poca fede”. Le pretese di logiche mondane, invece, non decollano verso il Cielo, così come restano inascoltate le richieste autoreferenziali.
“Le intenzioni per cui si invita il popolo fedele a pregare devono dar voce ai bisogni concreti della comunità ecclesiale e del mondo, evitando di ricorrere a formule convenzionali e miopi. La preghiera “universale”, che conclude la liturgia della Parola, - ha concluso il Papa – ci esorta a fare nostro lo sguardo di Dio, che si prende cura di tutti i suoi figli”.
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, Papa Francesco celebrerà alle 17.00 la Santa Messa nella Chiesa di Santa Sabina a Roma, dove arriverà in processione dalla Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino. (aise) 

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