DANTE ALIGHIERI: “L’ITALIANO NEL MONDO CHE CAMBIA”

DANTE ALIGHIERI: “L’ITALIANO NEL MONDO CHE CAMBIA”

ROMA\aise\ - È stato Andrea Riccardi a dare il benvenuto a rappresentanti delle Istituzioni e del mondo della cultura riuniti nella Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze, sede centrale della Dante Alighieri, a Roma, per il convegno “L’italiano nel mondo che cambia”, organizzato in occasione dell’apertura della Settimana della lingua italiana nel mondo.
Un luogo scelto non a caso, Palazzo Firenze, ha tenuto a sottolineare Riccardi, in quanto “luogo simbolo della passione per la nostra lingua e per la sua estroversione nel mondo”. Per il presidente della Dante “far conoscere e far amare la lingua italiana non è una questione di nostalgia”, perché la cultura e lo “stile italiano” sono “al centro di una grande domanda”.
Come già ieri durante la presentazione del Rapporto Migrantes, Riccardi ha evidenziato il “passaggio deciso da italnostalgia a italsimpatia” che oggi rappresenta un utile strumento per “essere protagonisti” in un mondo sempre più globalizzato. Nel contempo, serve sanare quella “presenza parcellizzata” che limita il nostro Paese anche nell’insegnamento della lingua. Per questo Riccardi ha voluto ringraziare oggi il vice ministro agli Affari Esteri, Mario Giro, cui si deve il primo concreto “impulso a mettere insieme pezzi di Italia”, in due parole “fare sistema”.
E proprio a Giro il presidente della Dante ha poi dato la parola. Il vice ministro, riconoscendo la Dante Alighieri “tra i principali partner del MAECI nella promozione della lingua italiana”, ha rivendicato che “in questi anni siamo riusciti a mettere al centro del l’agenda di governo la promozione della cultura italiana nel mondo” e, a tre anni dal lancio degli Stati Generali della Lingua Italiana, convocati la prima volta nel 2014 a Firenze, Giro ha registrato “sinergia e dinamicità del lavorare insieme”. Lo testimonia anche la Settimana della Lingua Italiana nel mondo, “divenuto momento di riferimento e di incontro con i protagonisti della nostra cultura”.
Certo, ha proseguito Mario Giro, “il cammino continua” tra “risultati raggiunti” e progetti ancora “in corso”. Un cammino in cui, ha detto il vice ministro, “le comunità italiane all’estero continuano a giocare un ruolo fondamentale”. Accanto a loro, però, non si possono dimenticare “quanti si avvicinano alla nostra lingua e cultura per varie ragioni”. Bisogna dunque “continuare a investire” e porsi come primo obiettivo quello di “dare impulso a nuove scuole italiane all’estero laddove mancano”.
“Dobbiamo avere il coraggio di crescere nel mondo”, ha detto ancora Giro, per il quale si tratta di “una sfida da affrontare coinvolgendo più operatori possibili”, compresi il Cgie e quegli Enti gestori, di cui Giro ha riconosciuto oggi il valore insostituibile sebbene abbia scherzosamente espresso la volontà di cambiare loro il nome, perchè “non mi piace”.
Tornando alla Settimana della lingua, il tema scelto quest’anno, “L’italiano al cinema, l’italiano nel cinema”, rappresenta un “omaggio al ruolo che l’industria cinematografica italiana ha svolto nel corso dei decenni”. Il cinema, ha sottolineato Mario Giro, è “parte della nostra memoria collettiva” e “contribuisce all’immagine che all’estero viene associata all’Italia”. Senza dimenticare che il cinema è anche una “industria” e, in quanto tale, è una fucina di “posti di lavoro per i nostri giovani”.
Rivendicando, poi, la natura pressoché unica della lingua e della cultura italiane, mai eccessivamente “nazionalistica” bensì in continuo divenire perchè sempre aperta e “e diversità”, il vice ministro Giro ha assegnato all’italiano lo “statuto di strumento comunicativo” che non può appartenere “solo agli italiani di sangue”, ma è patrimonio a disposizione di “migranti, italodiscendenti e italosimpatizzanti”. La lingua italiana, insomma, non va chiusa in un “ghetto linguistico” da “vecchi nostalgici”, ma al contrario va usata come “strumento aperto”, che sia “spazio delle relazioni” e. O senta di “saltare steccati”. Per usare le parole di Luzi, la lingua italiana “come un cantiere per l’artista”.
Anche il Miur partecipa attivamente alla Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, sulla scia della collaborazione fattiva avviata con la Buona Scuola, anche all’estero. A sottolinearlo, intervenendo oggi alla Dante, Rosa De Pasquale, capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Miur.
“La scuola è motore di crescita della comunità” e con il decreto legislativo n.64 le scuole all’estero sono state riformate e potenziate, fornendo loro, ad esempio, il, 10% in più di docenti, vale a dire 50 insegnanti. Ma non basta, ha detto De Pasquale. Servono “nuovi strumenti e metodologie”; per questo anche le scuole all’estero presto potranno dotarsi di POF - Piani di Offerta Formativa, come avviene nelle scuole italiane e - perchè no? -, ha proposto De Pasquale, in condivisione tra scuole in Italia e all’estero.
Sinergia, dunque su tutti i fronti, come ha invocato anche il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini. Proprio la Crusca, da sempre al fianco della Farnesina nella promozione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, a fine mese siglerà un accordo di collaborazione anche con la Società Dante Alighieri.
“La Crusca opera tanto nei confini nazionali quanto sul fronte esterno”, ha detto Marazzini, ricordando i tanti accademici che si recano all’estero per rispondere alla crescente domanda proveniente da una “grande area di italianità” presente all’estero.
Una “sinergia estesa” è per il presidente Marazzini una “grande leva per promuovere l’italiano” e “tanti” sono i nostri “alleati”.
Come la Svizzera, in rappresentanza della quale è intervenuto oggi l’ambasciatore Giancarlo Kessler. “La cultura italiana è uno dei pilastri su cui si fonda la società svizzera”, quindi la sua promozione per il governo della Confederazione “ha un valore strategico”. Non a caso e per rispondere alla “crescente attenzione” registrata in regioni non italofone, Il consiglio federale ha stanziato fondi aggiuntivi per l’insegnamento dell’italiano fuori dal Ticino.
In questo contesto si colloca inoltre l’ormai storica collaborazione della Svizzera nella organizzazione della Settimana della Lingua Italiana.
E sulla Settimana si è soffermato anche il direttore generale della Farnesina Vincenzo De Luca, che ha sottolineato, rispetto alle edizioni passate, una “chiamata a raccolta di sistema” che risponde a quella “strategia di promozione strutturata che vede coinvolti tutti i protagonisti e a cui con i governi futuri”, ha assicurato De Luca, “non si verrà meno”.
Facendo il punto sugli Stati Generali della Lingua Italiana e sui dati che ci sono ora a disposizione - ricognizioni Paese per Paese che vanno, certo, “raffinate” ma che rappresentano un indispensabile punto di partenza - De Luca ha aggiunto: “serve un piano strategico”, come ve ne sono a livello industriale, una “strategia Paese”, basata su progetti nazionali e regionali, che dia a tutti gli attori coinvolti ”obiettivi” comuni da raggiungere in 3 anni. Ciò consentirebbe anche di stanziare maggiori e più mirate risorse per programmare una “crescita” di quei due milioni di studenti italiani già stimati nel mondo.
Vincenzo De Luca ha dato appuntamento agli Stati Generali del 2018, ma intanto, ha concluso, dotiamoci di un “approccio diverso rispetto al passato, per capire, come sistema, in che modo organizzarci nel mondo”. (raffaella aronica\aise) 

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