FRANCESCO: I MESSAGGERI DI DIO SONO PELLEGRINI NON MANAGER

FRANCESCO: I MESSAGGERI DI DIO SONO PELLEGRINI NON MANAGER

ROMA\ aise\ - “Il bastone e i sandali sono la dotazione dei pellegrini, perché tali sono i messaggeri del regno di Dio, non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”. Così Papa Francesco nell’introdurre la preghiera dell’Angelus ieri a Piazza San Pietro.
Richiamata la pagina del Vangelo di Marco che narra il momento in cui Gesù invia i Dodici in missione, il Papa ha voluto ricordare che Gesù “dopo averli chiamati per nome ad uno ad uno, “perché stessero con lui” ascoltando le sue parole e osservando i suoi gesti di guarigione, li convoca di nuovo per “mandarli a due a due” nei villaggi dove Lui stava per recarsi. È una sorta di “tirocinio” – ha spiegato il Papa – di quello che saranno chiamati a fare dopo la Risurrezione del Signore con la potenza dello Spirito Santo”.
“Il brano evangelico – ha quindi rimarcato Francesco – si sofferma sullo stile del missionario, che possiamo riassumere in due punti: la missione ha un centro; la missione ha un volto”.
Il “centro di riferimento” di ogni discepolo missionario “è Gesù. Il racconto lo indica usando una serie di verbi che hanno Lui per soggetto – “chiamò a sé”, “prese a mandarli”, “dava loro potere”, “ordinò”, “diceva loro” –, cosicché l’andare e l’operare dei Dodici appare come l’irradiarsi da un centro, il riproporsi della presenza e dell’opera di Gesù nella loro azione missionaria. Questo manifesta come gli Apostoli non abbiano niente di proprio da annunciare, né proprie capacità da dimostrare, ma parlano e agiscono in quanto “inviati”, in quanto messaggeri di Gesù”.
“Questo episodio evangelico – ha spiegato Papa Francesco – riguarda anche noi, e non solo i sacerdoti, ma tutti i battezzati, chiamati a testimoniare, nei vari ambienti di vita, il Vangelo di Cristo. E anche per noi questa missione è autentica solo a partire dal suo centro immutabile che è Gesù. Non è un’iniziativa dei singoli fedeli né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore. Nessun cristiano annuncia il Vangelo “in proprio”, ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso. È proprio il Battesimo che ci rende missionari. Un battezzato che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano”.
“La seconda caratteristica dello stile del missionario è, per così dire, un volto, che consiste nella povertà dei mezzi. Il suo equipaggiamento – ha detto in proposito il Santo Padre – risponde a un criterio di sobrietà. I Dodici, infatti, hanno l’ordine di “non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura”. Il Maestro li vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri – ha sottolineato – solo dell’amore di Lui che li invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare. Il bastone e i sandali sono la dotazione dei pellegrini, perché tali sono i messaggeri del regno di Dio, non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”.
“Pensiamo, ad esempio, a questa Diocesi della quale io sono il Vescovo. Pensiamo ad alcuni santi di questa Diocesi di Roma: San Filippo Neri, San Benedetto Giuseppe Labre, Sant’Alessio, Santa Ludovica Albertini, Santa Francesca Romana, San Gaspare Del Bufalo e tanti altri. Non erano funzionari o imprenditori, ma umili lavoratori del Regno. Avevano questo volto. E a questo “volto” – ha aggiunto – appartiene anche il modo in cui viene accolto il messaggio: può infatti accadere di non essere accolti o ascoltati. Anche questo è povertà: l’esperienza del fallimento. La vicenda di Gesù, che fu rifiutato e crocifisso, prefigura il destino del suo messaggero. E solo se siamo uniti a Lui, morto e risorto, riusciamo a trovare il coraggio dell’evangelizzazione”.
“La Vergine Maria, prima discepola e missionaria della Parola di Dio, - ha concluso Papa Francesco – ci aiuti a portare nel mondo il messaggio del Vangelo in una esultanza umile e radiosa, oltre ogni rifiuto, incomprensione o tribolazione”. (aise) 

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