GENTILONI: SIAMO DALLA PARTE DI CHI DICE “PIÙ EUROPA”

GENTILONI: SIAMO DALLA PARTE DI CHI DICE “PIÙ EUROPA”

ROMA\ aise\ - “Il Consiglio europeo di domani e dopodomani si occupa del futuro dell'Unione europea, dei temi migratori, della difesa, del digitale e di Brexit”. Così il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha iniziato il suo intervento alla Camera, questa mattina. Intervento che bisserà nel pomeriggio in Senato per esporre la linea dell’Italia alla vigilia della due-giorni a Bruxelles.
“Abbiamo davanti, a livello dell'Unione europea, 15-16 mesi che possono rivelarsi decisivi, se si colgono alcune opportunità, oppure che possono confermare una situazione difficile”, ha aggiunto Gentiloni. “Dico 15-16 mesi, perché sappiamo tutti che nel 2019 si avvia la fase del rinnovo sia del Parlamento che di tutte le istituzioni europee e, quindi, il momento per discutere di possibili innovazioni politiche - non dico dei Trattati, ma del codice di comportamento e delle politiche dell'Unione europea - è ora, è in questi mesi, è nel prossimo anno”.
La fase attuale, pur “contraddittoria”, vede coesistere “elementi favorevoli” come “il tasso di crescita stabilmente sul 2 per cento, 2,2 per cento nell'Eurozona”, ma anche “diversi risultati elettorali di forze che spingono verso una maggiore integrazione, un maggiore impegno e non certo contro l'Unione europea” e poi il sentore dal “valore emblematico” di una “evoluzione interna nel Regno Unito, che conferma che forse la scelta” sulla Brexit “ha mostrato di non avere quelle conseguenze magnifiche e spettacolari che nel corso della campagna elettorale per il referendum su Brexit erano state in qualche modo promesse, anzi il contesto in cui il Regno Unito, dopo quella decisione democratica, si muove è un contesto di innegabile maggiore difficoltà”.
Ora si tratta di garantire più stabilità e di fare “passi in avanti dal punto di vista della efficacia dell'azione della Unione europea”. Il Consiglio di domani e dopodomani svilupperà la discussione sulla cosiddetta “Agenda futura dell'Unione europea”.
“Io vedo molto chiaramente confrontarsi, da un lato, ipotesi ambiziose di avere un investimento sull'intensificazione di politiche comuni europee in diversi campi”, ha aggiunto il Premier citando i discorsi “europeisti” di Juncker e Macron, “e, contemporaneamente, la preoccupazione, che il Presidente Tusk ha manifestato in modo molto chiaro, di evitare che l'intenzione di fare questi passi in avanti sul piano dell'integrazione europea, mostrata sia pure con accenti diversi, sia dal Presidente della Commissione, sia dal neo-eletto Presidente della Repubblica francese, la preoccupazione che questo possa provocare delle lacerazioni, degli strappi nel tessuto dei 27”.
L’Italia è da sempre “decisamente dalla parte di chi promuove maggiori livelli di integrazione, maggiore capacità di avere politiche europee integrate a vantaggio dei nostri concittadini. Questa è sempre stata la posizione dei Governi italiani e noi la confermiamo oggi senza alcuna esitazione. Non possiamo permetterci di passare da una sorta di tempesta perfetta che sembrava avere investito l'Unione europea nel 2015-2016 alle occasioni perdute nel 2017-2018”.
Per Gentiloni, quindi, il rischio è “essersi lasciati alle spalle una crisi molto pericolosa addirittura per il destino dell'Unione europea - vi ricordate l'atmosfera che si respirava all'indomani del referendum britannico - e, tutto sommato però, rassegnarsi all'idea che si va avanti con quello che c'è, per piccoli passi, alla velocità che in fondo è dettata dagli ultimi vagoni del treno europeo cioè da quei Paesi che insistono moltissimo nel sottolineare che non vogliono alcuna ulteriore iniziativa europeista perché dell'Europa vogliono avere soltanto alcuni vantaggi, che in alcuni casi sono molto cospicui - penso ai fondi e ai finanziamenti europei -, ma non vogliono avere, dal punto di vista delle regole, la condivisione di impegni, di valori e di obiettivi comuni”.
“Noi – ha sottolineato – siamo dalla parte di chi dice “più Europa” e non dalla parte di chi dice “contrapponiamo il nostro Paese all'Europa””.
Al centro dei lavori “decisioni significative” su integrazione europea, difesa comune, web tax, il tema migratorio. “Credo che siamo tutti consapevoli di quanto la questione sia al centro dell'interesse dei nostri concittadini europei e credo e siamo anche consapevoli che l'Italia si presenti al dibattito sulle questioni migratorie, come sempre ma in modo particolare in questa occasione e in questa fase, come un Paese orgoglioso di poter dare il buon esempio, orgoglioso di poter mostrare i risultati di quello che abbiamo portato avanti. Infatti, da un lato, l'Italia è stata e continua ad essere il Paese più impegnato dal punto di vista umanitario, nel salvataggio di vite umane in mare, il Paese che, come ha detto nel suo discorso sullo stato dell'Unione il Presidente Juncker, ha salvato l'onore dell'Europa e, dall'altro, il Paese che è riuscito con le sue politiche attive, in particolare negli ultimi mesi, ad assestare un colpo molto rilevante al predominio assoluto dei trafficanti di esseri umani nella rotta del Mediterraneo centrale”, ha detto Gentiloni secondo cui tali risultati “ci consentono anche nel contesto dell'Unione europea di essere molto esigenti nei confronti degli altri Paesi, oltre che dell'Unione”.
La riduzione degli sbarchi e dei morti in mare “è il risultato di un'azione complessa che il Governo ha portato avanti insieme a tante delle proprie strutture, dalla diplomazia alla Guardia costiera al Ministero degli interni, e le diverse componenti del nostro sistema di sicurezza. È derivato dalle intese che siamo riusciti a fare con le organizzazioni non governative, coinvolgendole nella battaglia contro i trafficanti di esseri umani, dalle intese bilaterali che abbiamo fatto con le autorità libiche, con al-Sarraj ma anche con tante altre componenti del variegato mosaico delle autorità libiche, dal maggiore sostegno che abbiamo dato alle organizzazioni delle Nazioni Unite, sia quelle dei rifugiati che quelle dei migranti, impegnate sul terreno in Libia”.
“Ora – ha detto ancora il Premier – noi dobbiamo riconoscere che questi risultati sono molto positivi, perché ci consentono una transizione graduale, che è necessaria, da una migrazione completamente incontrollata, e quindi con elementi di pericolosità sia per chi attraversa il mare e sia potenzialmente per l'impatto sociale che può avere nel nostro Paese, all'unico modello alternativo a questo: che non è il modello dell'eliminazione del problema migratorio, come qualcuno può raccontare o illudersi di poter raccontare, ma che è la transizione dal modello irregolare gestito dai trafficanti di esseri umani a un modello civile, organizzato, gestibile sul piano sociale e umanitario. Questo è l'obiettivo per il quale abbiamo lavorato, e questo a testa alta io credo è quello che possiamo rivendicare in Europa”.
Dunque “la battaglia che in parte si è già tradotta in alcuni risultati, nella dichiarazione conclusiva del Consiglio europeo, ma che continueremo a fare domani e dopodomani, è perché sul piano economico e sul piano del sostegno concreto ad alcuni obiettivi fondamentali che sono nell'interesse di questa politica di regolazione dei flussi migratori, ci sia da parte dei Paesi membri dell'Unione europea, oltre che della Commissione, un impegno maggiore. Abbiamo bisogno di più risorse e di più presenza, di organizzazione umanitaria nei campi in Libia, - ha detto ancora Gentiloni – perché è ovvio che la capacità delle autorità libiche di controllare meglio le proprie frontiere ha giustamente acceso i riflettori dell'opinione pubblica sulle condizioni umanitarie in quel Paese. Abbiamo bisogno di risorse per le comunità locali; abbiamo bisogno di risorse alle autorità libiche e alle organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite per i rimpatri dalla Libia verso i Paesi africani di origine”.
Quanto alla trattativa in corso su Brexit, Gentiloni ha aggiunto: “credo sappiate tutti che questa discussione è una discussione che ha avuto uno sviluppo non facile, mettiamola così. L'Unione europea ha impostato con il consenso unanime dei 27 la trattativa con il Regno Unito sostanzialmente definendo due fasi di questa trattativa: una prima fase, che è la fase in cui si discute dei soldi che il Regno Unito deve restituire all'Unione europea per gli impegni di bilancio presi in questi anni e per i prossimi, si discute dello status dei cittadini degli altri Paesi europei nel Regno Unito, dei loro diritti, del trattamento che avranno, si discute delle relazioni tra il Regno Unito e un altro Paese che resta nell'Unione europea e che è l'Irlanda, e che come sapete ha un confine in comune con l'Irlanda del Nord e quindi con il Regno Unito. Senza passi avanti su questo, è difficile passare alla seconda fase, e cioè alla discussione di quali potranno essere in futuro le relazioni tra il Regno Unito e l'Unione europea”.
“Naturalmente – ha proseguito il Premier – sappiamo che il Governo guidato dalla Primo Ministro Theresa May, con la quale ho parlato ieri sera di queste questioni, preferirebbe buttare un po' il cuore oltre l'ostacolo e passare già alla discussione dei rapporti futuri, senza dover essere indotta a prendere impegni economici sui cittadini prima di aver delineato i rapporti futuri con l'Unione. Io credo che noi dobbiamo mantenere, come Italia, un atteggiamento che certamente è un atteggiamento collaborativo, non abbiamo nessun interesse a mettere in difficoltà un Paese amico e alleato come la Gran Bretagna, ma un atteggiamento che tuttavia ribadisce il fatto che abbiamo bisogno, per passare (magari anche già nel prossimo vertice del Consiglio europeo di dicembre) a discutere sugli assetti futuri, di fare dei passi in avanti sui dossier che si stanno discutendo oggi. Non possiamo, pur comprendendo tutte le difficoltà interne che il dopo Brexit ha creato nel Regno Unito, che sono, come sapete tutti, difficoltà enormi, accettare l'idea che di questi tre dossier si parli solo in futuro nell'ambito di una generale discussione sui nostri rapporti”.
Quindi “passi in avanti e massima disponibilità ad andare poi, già a dicembre, a discutere dei nostri rapporti futuri, sapendo che per l'Italia ci sono questioni commerciali delicate, ma ci sono soprattutto gli interessi delle centinaia di migliaia di italiani che vivono nel Regno Unito e che non possono vedere compressi i loro diritti, perché – ha ribadito Gentiloni – non è possibile che chi ha diritti acquisiti come cittadino dell'Unione europea, che da tempo vive nel Regno Unito, debba soffrire per una decisione che pure rispettiamo. Se i nostri concittadini diventano quelli che rimettono e che hanno dei danni da queste dinamiche, sarà molto difficile per noi avere un atteggiamento positivo, costruttivo, nel corso di questa discussione”.
Collegato al tema Brexit anche il tema sul trasferimento di alcune sedi, tra cui quella dell’Ema per cui l’Italia ha candidato Milano. “Non sarà una competizione facile”, ma “il punto politico che io intendo ribadire, anche in sede europea, è che un conto è la competizione tra sedi che hanno già la qualità e la capacità sin dal primo giorno di consentire a un'Agenzia, la cui efficienza è fondamentale per i nostri sistemi sanitari, perfino si potrebbe dire per la salute dei cittadini europei, un conto è un malinteso principio di riequilibrio delle Autorità europee nei confronti di Paesi che non ne ospitano nessuna, che è un principio che l'Italia ovviamente, in linea di massima, non contesta, anzi condivide, ma che sarebbe bene, questo principio, seguire per Autorità di nuova istituzione, Autorità che necessitano comunque un lavoro preparatorio. Qui stiamo parlando di trasferire in blocco delle Autorità che funzionano, che hanno un peso rilevante, e che non possono subire delle difficoltà nel loro funzionamento”.
“Ancora una volta, anche in questo caso, emerge in controluce il tema di che cosa noi vogliamo dall'Unione europea. Vogliamo barcamenarci, cercando di tenere in piedi gli equilibri tra le diverse aspettative di 27, 28 Paesi diversi, o vogliamo un'Unione europea che mette al primo posto le esigenze, gli obiettivi dei cittadini, il futuro del progetto europeo. Anche in una scelta più limitata come questa, - ha concluso – viene avanti la necessità di usare questi mesi pensando al futuro dell'Unione europea e non soltanto alla sopravvivenza di equilibri già esistenti”. (aise) 

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