I CAPOLAVORI D’ARTE ORAFA DI GIANMARIA BUCCELLATI ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA DI VENEZIA

I CAPOLAVORI D’ARTE ORAFA DI GIANMARIA BUCCELLATI ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA DI VENEZIA

VENEZIA\ aise\ - La grazia e l’eleganza dei capolavori d’arte orafa di Gianmaria Buccellati, una tra le più importanti personalità creative dell’haute joaillerie mondiale del XX secolo, incontrano una nuova veste espositiva nella straordinaria cornice del Salone Sansoviniano della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dove si possono ammirare i 21 tondi dipinti sul soffitto dagli artisti più in voga del ‘500, tra cui Paolo Veronese, scelti dai Procuratori di San Marco, d’accordo con Tiziano e Sansovino, e il ciclo di ritratti di filosofi cui partecipò Jacopo Tintoretto.
Dallo scorso mese di maggio e sino al 12 novembre, nel Salone Sansoviniano della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, sono esposte oltre 75 opere del maestro milanese nella mostra a lui dedicata “Gianmaria Buccellati. Capolavori d’arte orafa”, un percorso volto a documentare la centralità della perfezione esecutiva e della varietà delle tecniche orafe nello stile Buccellati.
Promossa dalla Fondazione Gianmaria Buccellati e dalla Gianmaria and Rosa Maria Buccellati International Foundation in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Marciana, la mostra è curata da Rosa Maria Buccellati e Chiara Tinonin, con il coordinamento di Swiss Luxury Culture Management.
Il desiderio di mantenere viva nella memoria tattile degli artigiani contemporanei la padronanza degli antichi saperi dell’arte orafa fu una delle sfide più importanti che Gianmaria Buccellati ereditò dal padre Mario e che perfezionò al punto di riuscire a realizzare lui stesso grandi innovazioni creando gioielli dalla straordinaria unicità.
Unicità ben presente nel manifesto della mostra, dove campeggia l’iridescente opale messicano della spilla Drago (1976), gioiello di nuova acquisizione, per la prima volta esposto in Italia, e potente immagine evocativa della mostra.
Nel maestoso ambiente del Salone Sansoviniano, la mostra è articolata in più sezioni che documentano in profondità le tecniche esecutive tipiche dello stile Buccellati, come il traforo a tulle o nido d’ape, una tecnica che conferisce ai gioielli leggerezza quasi impalpabile, ben visibile nel Bracciale del padre Mario (1925) e in quello di Gianmaria (2012) e, nella versione a raggiera, nella Collana con broche pendente con giada e orecchini (1984-85), un altro gioiello inedito di recentissimo ingresso nella Collezione; come l’ars incisoria e le sue straordinarie evoluzioni a firma Buccellati, oppure come l’incisione a ornato e quella a effetto seta.
Di assoluta rilevanza tecnica e artistica è la riproduzione della complessa tecnica a sbalzo dell’antica Roma imperiale nella serie delle Coppe di Boscoreale (2002-2008) così come la singolarità dell’incatenazione nella Parure Pizzo Venezia (1992), nata dall’attento studio di un prezioso merletto veneziano; una sintesi di arte e storia in un oggetto che riassume due mestieri straordinariamente vicini, quello dell’orefice e della ricamatrice, mestieri che trovarono nel Rinascimento il momento della loro massima espressione.
Ed è proprio quest’epoca a permeare lo spirito della collezione di Gianmaria Buccellati. Fu, infatti, sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso, che durante una visita al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze, ammirando i capolavori di oreficeria e di glittica del tesoro della famiglia Medici, Gianmaria maturò l’idea di volersi misurare nella realizzazione di opere che fossero in grado di competere con quelle medicee quanto a magnificenza e tecnica esecutiva. A Venezia si possono ammirare ben quattro splendidi esempi della collezione di “Oggetti Preziosi” realizzati da Gianmaria Buccellati: la Coppa della Regina (2002), la Coppa dell’Arcobaleno (2012), il Sacro Graal (2013) e la Coppa Florentia (2014), opere di straordinaria eleganza, ricchezza e finezza esecutiva, summa maxima della passione di Gianmaria Buccellati per l’arte orafa.
La mostra pone l’accento anche sulle pietre preziose, la cui rarità e spesso unicità costituiva motivo di grande interesse e sollecitazione creativa per Gianmaria Buccellati. Ne sono esempio i gioielli della serie Animalier con l’utilizzo di perle scaramazze come corpo centrale di una figura zoomorfa: la spilla Panda (2001), la spilla Lumaca (2009), la spilla Scorpione (2010), la spilla Gran Dama (2003) con la straordinaria perla Melo e la stessa spilla Drago.
In occasione della mostra, la Biblioteca Nazionale Marciana ha deciso di esporre, in via del tutto eccezionale, il piatto anteriore staccato della legatura del Breviario Grimani, sontuosa opera di oreficeria veneziana cinquecentesca. (aise) 

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