RIPENSARE GLI ITALIANI ALL'ESTERO: IL SOFT POWER DELL'ITALIA – DI ANNA MAHJAR-BARDUCCI

WASHINGTON\ nflash\ - Il politologo americano Joseph S. Nye ha definito il "soft power" come "il potere di seduzione che uno Stato esercita sugli altri". Nel caso dell'Italia, il proprio prestigio culturale la avvantaggia nel suo potenziale di attrazione, ma - da solo - non è sufficiente. Per dare risultati, il soft power deve essere promosso all'estero, affinché altre nazioni subiscano il fascino di un diverso Paese. In un momento in cui l'influenza dell'Italia in politica internazionale è minima, il soft power diventa uno strumento per sviluppare il suo status, una presenza a livello mondiale e una public diplomacy funzionante, oltre a un supporto internazionale. Gli italiani all'estero iscritti all'AIRE sono 5 milioni, ma gli italiani nel mondo sarebbero addirittura 75 milioni. […] Gli espatriati italiani, pertanto, sono l'unico viatico per il soft power dell'Italia. Sono loro gli ambasciatori, che danno impulso all'italian style nel mondo con le loro attività imprenditoriali e associative. E sono sempre loro che sostengono la penetrazione culturale italiana, favorendo la richiesta del Made in Italy all'estero, che coincide con l'export di beni e servizi. (nflash) 

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