A ROSARIO 7 MESI DI ATTESA PER UN PASSAPORTO – DI MARIANO GAZZOLA

A ROSARIO 7 MESI DI ATTESA PER UN PASSAPORTO – di Mariano Gazzola

ROSARIO\ aise\ - La situazione della Rete Consolare e dei servizi che essa dovrebbe garantire è ormai giunta a un passo dal collasso. Solo la professionalità e l’impegno del personale, sempre più ridotto in numero, riesce a mantenere in piedi un sistema sovraccarico di lavoro.
A Rosario, il cittadino italiano che oggi chiede un appuntamento per il rilascio del passaporto, si vede assegnare un turno per l’11 settembre. Sì: quasi 7 mesi d’attesa! Se invece si tratta di un riconoscimento della cittadinanza, da quando richiede il turno fino al completo espletamento della pratica, dovrà attendere 72 mesi. Ma è ancora fortunato, perché il Consolato di Rosario è uno di quelli che non ha introdotto il sistema di prenotazione on line per i turni della cittadinanza: per questo alla fine riesce ad ottenere un turno.
Al Consolato di Buenos Aires, invece, dove per l’istanza del riconoscimento della cittadinanza si deve chiedere un appuntamento on line, il sistema di prenotazione viene aperto automaticamente quattro giorni alla settimana (domenica, lunedì, mercoledí e giovedí) ma è cosí poca la disponibilità dei turni che si esauriscono in pochi minuti, e la probabilità di ottenerne uno è inferiore a quella di vincere al gioco d’azzardo.
I residenti nella Circoscrizione di Cordoba sono ancora meno fortunati: lá, il sistema si apre solo una volta al mese: il primo giorno lavorativo possibile. E si parla del riconoscimento di un diritto fondamentale: la propria cittadinanza.
Sappiamo che la situazione non è nuova e si trascina da anni. Ma l’attuale Governo PD non può esimersi dalla sua responsabilità, tanto più che è stato il Governo che ha introdotto la ridicola tassa di 300 euro per il riconoscimento della cittadinanza. Cento euro in più di quanto paga un extracomunitario per lo stesso servizio in Italia.
Trecento euro, che grazie all’ultima finanziaria, verranno destinati solo in parte - sí solo in parte - ai Consolati.
Ma, attenzione, difficilmente gli introiti di quella tassa andranno a migliorare i servizi consolari, tenuto conto che continua da parte del MAECI non solo il blocco delle assunzioni di impiegati di ruolo, ma persiste anche il limite alle assunzioni del contingente di personale locale. In poche parole, solo quando verrà emanato il decreto attuativo (e sarebbe bello sapere quando il Governo intende farlo!), i Consoli avranno, sí, la disponibilità di un terzo del ricavato della famosa tassa, ma non potranno con esso assumere personale per destinarli ai servizi.
Dunque, nonostante gli applausi dei Parlamentari Pd eletti all’estero e dei dirigenti locali del Pd, la fila di attesa per il riconoscimento della cittadinanza e per il rilascio del passaporto continuerà a ingrossarsi.
La mancanza di una vera e propria politica del Governo in questo settore si evidenza anche in altro tema: la sempre minor disponibilità, del sempre piú ridotto personale di ruolo, ad accettare destinazioni in zone lontane, come il Sud America. È chiaro che se al sacrificio di spostarsi oltre oceano, si aggiunge la riduzione dell'ISE e l’incremento del costo vita nel nostro continente, saranno sempre di piú le sedi consolari che non riusciranno a coprire i posti vacanti.
La distribuzione del personale di ruolo tra Consolati di uno stesso paese, è ridicola: mentre alcuni Consolati hanno piú di 50 unità di ruolo, altri (come Bahia Blanca) ne contano oggi solo 1.
Certo che il personale assunto in loco è importantissimo e ci auguriamo che ce ne sia sempre di piú, ma è pur vero che le mansioni a questo affidate sono diverse e che, a volte, ad un incremento di questo produce un effetto “collo di bottiglia”. Infatti senza personale di ruolo sufficiente le pratiche vengono espletate solo fino ad un certo punto, aumentando l’arretrato.
Ma i disagi non colpiscono solo la colletività italiana (cioè i cittadini e quelli che hanno diritto a essere riconosciuti tali). I problemi riguardano anche degli stranieri che, per esempio, vogliono ottenere un visto di studio.
A causa della carenza di personale, tanti Consolati in Argentina non forniscono più il servizio visto e gli studenti devono fare 1000, 1200 km per espletare la pratica a Buenos Aires.
Non stupiamoci poi se tanti studenti argentini, nonostante la vicinanza culturale con l’Italia, preferiscano università non italiane per realizzare i dottorati all’estero.
Torniamo a dirlo: occorre che il Governo, che il Partito Democratico con i suoi alleati che oggi sono maggioranza nel Parlamento, decidano finalmente di affrontare questa situazione. Che si operi un vero e proprio cambio di politica, non solo fermando la chiusura dei Consolati, ma riaprendo quelli cancellati come Montevideo, e soprattutto riaprendo l’assunzione di personale di ruolo da destinare all’estero (con l'adeguamento dell’ISE) e del personale in loco, in modo da dare alla nostra Rete Consolare la consistenza che l’Italia si merita, se vuole essere un paese che abbia un peso nel mondo.
Noi del MAIE non smetteremo mai di batterci e chiedere una rete consolare più efficiente e all'altezza del ruolo dll'Italia nel mondo: e, quando saremo al governo (e siamo convinti che prima o poi accadrà), questo sarà il primo tema che affronteremo per risolvere definitivamente i problemi che affliggono i nostri connazionali residenti all'estero. (mariano gazzola*\aise)
* coordinatore Maie Argentina 

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