LA CCI DI LONDRA DI FRONTE ALLA BREXIT CHALLENGE

LA CCI DI LONDRA DI FRONTE ALLA BREXIT CHALLENGE

LONDRA\ aise\ - La comunità imprenditoriale italiana a Londra , raccolta intorno alla Camera di commercio italiana, di fronte alla cosiddetta Brexit non festeggia, né si strappa le vesti. Semplicemente cambia. Si adegua ad un’epoca necessariamente diversa e che sarà meglio o peggio secondo la capacità di interpretarla.
Con questo spirito la “city italiana” guarda al cambiamento epocale introdotto dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Il delicato compito di guidarla nella transizione tocca al presidente “di lungo corso” Leonardo Simonelli Santi , che ha accettato di buon grado di parlarne con noi.

D.- Presidente c’è una cosa che colpisce nel primo approccio con la Camera di Commercio Italiana a Londra, ed è la data di fondazione….
R.- E’ vero, la Camera e’ stata fondata con certezza documentata il 26 ottobre 1886 e, quindi, ha oltre 130 anni. Senza alcun dubbio una delle sue principali qualita’ e’ la capacita’ di adattarsi ai grandi cambiamenti politici, economici e sociali che caratterizzano le collaborazioni crossborder: nata per facilitare la collaborazione fra il Regno d’Italia e l’Impero Britannico, l’attivita’ ha subito una breve interruzione a causa delle sanzioni inglesi contro l’occupazione italiana dell’Etiopia e durante il periodo bellico, in cui la Camera di Commercio Italiana e’ stata rappresentata dalla Camera di Commercio Brasiliana. Nel dopoguerra, la ICCIUK ha curato la collaborazione tra la Repubblica Italiana e il Regno Unito e, negli ultimi 40 anni, ha ben operato nell’ambito dell’appartenenza di entrambi i paesi all’Unione Europea. Adesso, dopo il referendum del 24 giugno 2016, ci dovra’ essere un ulteriore sforzo per aumentare la collaborazione tra i due Paesi in uno scenario che vede pero’ un’interruzione del progetto comunitario da parte del Regno Unito.

D.- Come si caratterizza la Comunità imprenditoriale italiana in Gran Bretagna e come si integra nella società e nel mondo imprenditoriale britannico?
R.-
La forza della Camera deriva dalla capacita’ della comunita’ imprenditoriale italiana in Gran Bretagna di integrarsi nella societa’ e nel mondo imprenditoriale britannico, potendosi quindi definire comunita’ italica. Questa comunita’ comprende anche persone che non hanno mai avuto o non hanno piu’ il passaporto italiano, ma che comunque si sentono legate ai valori e allo stile di vita italiano. Inoltre, il valore che questa comunita’ apporta al Prodotto Interno Lordo UK e alla creazione di posti di lavoro crea grande considerazione e rispetto da parte del Governo di Sua Maesta’.

D.- In quali settori, per esempio…
R.- Non pochi e non di poco conto. Infatti, oltre ai settori tradizionali quali l’ospitalita’, il design, l’edilizia, l’abbigliamento e la moda, anche nei settori della meccanica, e, soprattutto, nelle nuove discipline della digitalizzazione, l’Italia, mi piace sottolineare, ha fatto e sta facendo sempre di piu’ la sua parte in UK. In questo quadro, di crescente importanza risulta, poi, il settore dei servizi, che vede sempre piu’ numerosa la presenza degli italiani impiegati nella finanza e nelle professioni legali, ma anche di architetti, medici, accademici e ricercatori. Oggi, insomma, si conta una comunita’ che supera sicuramente il mezzo milione di italiani in senso stretto, ma nella dizione italica supera sicuramente il milione, milione e mezzo di persone. Una comunita’, d’altra parte, che non solo e’ sempre piu’ ben accolta, ma pesa anche in senso politico. Per questo motivo essa puo’ diventare “strumentale” nel favorire l’internazionalizzazione dell’Italia e, al tempo stesso, anche nell’implementare quella dell’ UK.

D.- La Brexit, naturalmente è l’argomento del giorno. Di fronte all’uscita della GB dall’UE , mi pare di capire, che, qui da voi, non si festeggi ma neppure ci si strappi le vesti….
R.- La Brexit non e’ un semplice cambiamento, e’ una destruction, che non vuol dire distruzione ma discontinuita’, ovvero segna la fine di un progetto, di un’epoca, e l’inizio di qualcosa di nuovo. Come e’ noto, la vittoria della Brexit a seguito del referendum non era prevista e il Paese si e’ ritrovato diviso a meta’ con una leggera predominanza per l’uscita. L’esito del voto, pero’, in considerazioni successive, si poteva forse prevedere meglio e forse anche evitare se si fosse compresa di piu’ l’insofferenza di un Paese orgoglioso e pratico verso delle regole imposte che non venivano ne’ giustificate ne’ capite. Il risentimento maggiore, infatti, e’ rivolto verso l’eccessiva burocrazia delle regole europee, in un Paese dove si vive e opera senza una Costituzione scritta ma nel completo rispetto di alcuni principi fondamentali.

D.- E le imminenti elezioni …
R.- Intanto, sta di fatto che adesso nessuno ha piu’ dubbi circa la necessita’ di disegnare al meglio un futuro nuovo: salvo sorprese, la posizione della May - e quindi la capacita’ di negoziare con l’Europa – sara’ fortemente rafforzata dalle elezioni chiamate per l’8 giugno. Noi ci auguriamo e ci adoperiamo perche’ un punto di incontro si trovi soprattutto con un’Europa che, secondo moltissimi, deve necessariamente cambiare.

D.- Certo, la Brexit comporta delle novità che vanno affrontate , tanto è che la Camera parla di Brexit Challenge : come giocherà le sue carte in questa sfida?
R.- Innazitutto va detto che, questa, e’ una grossa challenge per tutti e la Camera la affronta rafforzando la collaborazione con le altre Camere Europee presenti a Londra, soprattutto quella tedesca, francese, olandese, spagnola, belga, svizzera, danese, e del Lussemburgo. Ma, devo aggiungere, anche con le Camere della nuova Europa. Risulta, inoltre, importante per la Camera avere rapporti anche con altre Camere internazionali, come la Camera americana, quella giapponese, cinese, australiana, indiana e israeliana. La Brexit, insomma, non va trattata solamente come una questione europea, ma va vista in un contesto mondiale, in cui, peraltro, l’Italia puo’, con un ruolo forte, avere i vantaggi derivanti dal poter vantare la presenza di forti business communities all’estero.

D. - Esiste, poi, una seconda sfida, evidentemente preesistente alla Brexit stessa, che è quella di “comunicare” quello che è, che può essere nel prossimo futuro, il ruolo della Camera di Commercio rispetto all’interscambio Italia-GB, sia delle persone che delle merci e dei capitali. Ecco, Presidente, pensa che all’esterno, nelle sedi opportune, questo ruolo sia sufficientemente avvertito e, soprattutto, avvertito nel senso e nella misura giusta?
R.- Il ruolo delle Camere italiane all’estero non e’ ancora completamente sfruttato dal nostro Paese. E’ molto importante avere al di fuori dei propri confini nazionali delle comunita’ che sono legate alla loro provenienza e al tempo stesso comprendono i punti di vista e tradizioni del Paese ospitante, in quella forma di lateral thinking che aiuta molto a risolvere i problemi. Quindi alle Camere italiane all’estero spetta anche il compito di riportare quelle criticita’ che vengono rilevate dai nostri interlocutori, che pure vogliono investire e fare affari con l’Italia. Nell’attuale processo di globalizzazione bisogna prendere le critiche come stimolo e la critica piu’ forte che percepiamo verso il nostro Paese e’ la crescita di una burocrazia minore che frena anche le naturali scelte meritocratiche.

D.- In che senso?
R.- Certo non si puo’ generalizzare. Ed e’ chiaro che in Italia ci sono funzionari che mostrano chiaramente la loro preparazione e dedizione al lavoro: lavoro che svolgono in compiti definiti, sui quali hanno e si prendono responsabilita’. Nessuno nega che in tutti i Paesi e’ naturalmente necessaria la burocrazia. Alcuni di essi, anzi, hanno la loro forza proprio nella classe burocratica, che viene appunto preparata e selezionata con grande attenzione al fine di dare continuita’ all’azione strategica di governance. In Italia, pero’, sta crescendo, soprattutto nella periferia ma anche al centro, una burocrazia minore. Formata, cioè , da funzionari che vedono nelle entita’ pubbliche o parapubbliche soprattutto la possibilita’ di privilegi rispetto al settore privato. Spesso tali figure non hanno responsabilita’ precise, perche’ queste si scaricano sulla burocrazia superiore, rischiando di creare, in questo modo, un’autorita’ che puo’ trasformarsi da ossequio in arroganza. ( giuseppe della noce / aise )
 

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