L'EUROBAROMETRO E L'INTEGRAZIONE

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BRUXELLES\ aise\ - Secondo un'indagine dell'Eurobarometro, il 69% dei cittadini europei ritiene che le misure d'integrazione siano un investimento necessario nel lungo periodo e una percentuale analoga considera l'integrazione un processo bidirezionale per i migranti e per le società ospitanti.
In base a quanto emerso dalle 28.080 interviste condotte da Eurobarometro, i cittadini europei sono tendenzialmente d'accordo sui principali fattori che potrebbero facilitare o prevenire l'integrazione, così come sulle misure politiche che la sostengono, come l'offerta di corsi di lingua all'arrivo, programmi d'integrazione obbligatori e misure volte a facilitare l'accesso al mercato del lavoro. Secondo l'indagine, circa il 60% dei rispondenti interagisce quotidianamente con immigrati, mentre il 40% ha amici o familiari immigrati.
La maggioranza dei rispondenti di tutti gli Stati membri sostiene che l'UE svolge un ruolo fondamentale in termini d'integrazione, che offre un particolare valore aggiunto con la condivisione delle migliori pratiche, la promozione della cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti e il sostegno finanziario.
L'indagine rileva al tempo stesso che solo una minoranza dei cittadini europei ritiene di essere ben informata sui temi della migrazione e dell'integrazione. I cittadini europei tendono anche a sopravvalutare la presenza nel proprio paese di migranti provenienti da paesi terzi: in 19 Stati membri, la quota effettiva di migranti extra UE corrisponde alla metà, o meno, della loro quota stimata.
Tra questi ultimi l’Italia: alla domanda “per quanto ne sa, qual è la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione complessiva nel suo paese?”, gli italiani gli intervistati hanno fornito una stima della proporzione di immigrati equivalente al 24.6% mentre secondo i dati Eurostat del 2017 la cifra reale corrisponde al 7%.
Solo il 27% dice di avere amici immigrati in Italia; il 51% ritiene l’immigrazione “un problema” (il dato europeo è al 38%), mentre per il 32% “è tanto un problema quanto un’opportunità”.
Per il 55% degli intervistati l’integrazione non ha successo localmente e nell’intero Paese (il dato europeo è al 40%).
Quanto alle domande sull’impatto degli immigrati sulla società, alcune riposte degli italiani divergono dal dato medio europeo: siamo più convinti di altri che gli immigrati siano un peso per il sistema previdenziale (63% contro il 56% di media), peggiorano i problemi legati alla criminalità (75% l’Italia contro il 55% di media Ue), sottraggono il lavoro agli italiani (58% contro 39%).
Inferiori alla media Ue tutte le risposte sull’impatto positivo dei migranti: per gli italiani, meno che per gli europei, gli immigrati arricchiscono la vita culturale del paese (45 contro 61), hanno un impatto complessivamente positivo sull’economia (37 contro 51), portano nuove idee o promuovono l’innovazione (37 contro 49)
I fattori che contribuiscono al successo dell’integrazione sono in primis la conoscenza della lingua, il contribuire al sistema previdenziale pagando le tasse e l’adeguarsi al modo di vivere nel nostro paese accettando i valori e le regole della società. All’ultimo posto l’acquisto della cittadinanza.
Quanto, infine, al livello dell’informazione sull’immigrazione poco meno della metà degli italiani intervistati (48%) si dice “abbastanza male informata”, mentre per il 46% i media italiani presentano le questioni relative agli immigrati in modo obiettivo. (aise) 

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