STATO DELL'UNIONE 2017: IL VENTO NELLE NOSTRE VELE

STATO DELL

STRASBURGO\ aise\ - "L'Europa ha di nuovo i venti a favore. Se non ne approfittiamo però, non andremo da nessuna parte”. Così Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha iniziato il discorso sullo Stato dell'Unione 2017, pronunciato oggi a Strasburgo, dinanzi ai membri del Parlamento europeo. Nel discorso, con cui a settembre di ogni anno il Presidente della Commissione europea presenta le priorità per l'anno prossimo, Juncker ha delineato la sua personale visione di come potrebbe evolvere l'Unione europea fino al 2025.
Il Presidente ha quindi presentato una tabella di marcia per “un'Unione più unita, più forte e più democratica”.
“Dobbiamo fissare la rotta per il futuro”, ha detto Juncker che ha scelto “Il vento nelle nostre vele” come titolo del suo discorso. “Come ha scritto Mark Twain, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma da quelle che non abbiamo fatto. Il momento è propizio per costruire un'Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025".
In concomitanza con il discorso del Presidente, la Commissione europea ha adottato azioni concrete riguardanti gli scambi commerciali, il controllo degli investimenti, la cybersicurezza, il settore industriale, i dati e la democrazia, trasformando subito le parole in atti.
"Sono trascorsi dieci anni da quando è esplosa la crisi e l'economia europea si sta finalmente riprendendo. Così come la nostra fiducia”, ha aggiunto. “I leader dell'UE a 27, il Parlamento e la Commissione stanno riportando l'Europa nell'Unione. Insieme stiamo riportando l'unione nell'Unione", ma bisogna “mantenere la rotta. Dobbiamo terminare ciò che abbiamo iniziato a Bratislava”.
Sul fronte del commercio e degli accordi aperti con Paesi e mercati, Juncker ha affermato che "partner di tutto il mondo cominciano a mettersi in fila alle nostre porte per concludere con noi accordi commerciali. Oggi proponiamo di avviare negoziati commerciali con l'Australia e la Nuova Zelanda”, ha aggiunto, prima di ribadire che “il nostro sostegno al libero scambio è tutt'altro che ingenuo. L'Europa deve sempre difendere i suoi interessi strategici. È per questo che oggi proponiamo un nuovo quadro dell'UE per il controllo degli investimenti".
Quanto all’industria, Juncker si è detto “orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono fortemente turbato quando i consumatori sono consapevolmente e deliberatamente imbrogliati. Quindi esorto l'industria automobilistica a gettare la maschera e a raddrizzare la rotta", ha aggiunto riferendosi ai vari casi “dieselgate”.
"La nuova strategia di politica industriale presentata oggi – ha spiegato – intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell'innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione".
Sul fronte della lotta contro i cambiamenti climatici, il presidente ha sostenuto che "di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l'Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l'umanità".
Parlando delle migrazioni, Juncker ha sottolineato che "l'Europa è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni. Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo".
Quindi, l’omaggio all’Italia: "non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all'Italia per il suo nobile e indefesso operato. L'Italia sta salvando l'onore dell'Europa nel Mediterraneo".
Juncker si è detto poi "particolarmente fiero dei giovani volontari europei che prestano servizio nel nuovo Corpo europeo di solidarietà. Perché rendono viva la solidarietà europea”.
Solidarietà che deve essere indirizzata anche e soprattutto verso l’Africa: "dobbiamo anche dimostrare solidarietà nei confronti dell'Africa. L'Africa è un continente nobile e giovane, la culla dell'umanità”, ha sostenuto Juncker, prima di ricordare che “il Fondo fiduciario UE-Africa, con una dotazione di 2,7 miliardi di euro, sta creando opportunità di lavoro in tutto il continente".
Un accenno anche alla cybersicurezza: "per la stabilità delle democrazie e delle economie i ciberattacchi possono essere più pericolosi delle armi e dei carri armati. Per aiutarci a difenderci, la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un'agenzia europea per la cybersicurezza".
Spiegare le vele
"È giunto il momento di trarre le prime conclusioni del dibattito sul futuro dell'Europa”, ha quindi aggiunto Juncker. “Il momento di passare dalla riflessione all'azione. Dalle discussioni alle decisioni. Oggi vorrei presentarvi la mia visione: il mio personale "sesto scenario" se volete".
"Per me – ha spiegato – l'Europa è più di un semplice mercato unico. È ben più del denaro, più dell'euro. È da sempre una questione di valori”.
Da oriente a occidente: "l'Europa si estende da Vigo a Varna, dalla Spagna alla Bulgaria. Da oriente a occidente l'Europa deve respirare con i due polmoni. Altrimenti il nostro continente rischierà di soffocare”.
"In un'Unione delle uguaglianze non possiamo permetterci lavoratori di seconda classe. Chi fa lo stesso lavoro nello stesso posto ha diritto alla stessa paga", ha osservato Juncker, secondo cui “è assurdo avere un'autorità bancaria che sovrintende alle norme bancarie, ma non un'autorità del lavoro comune, garante dell'equità nel nostro mercato unico. Ne creeremo una".
E ancora: "in un'Unione delle uguaglianze non possono esserci consumatori di seconda classe. Non accetterò che in alcune parti d'Europa vengano venduti ai consumatori prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto a quella di altri paesi. Gli slovacchi non meritano che vi sia meno pesce nei loro bastoncini, né gli ungheresi che vi sia meno carne nei loro piatti, o i cechi che vi sia meno cacao nella loro cioccolata".
Quanto allo Stato di diritto, per il presidente "in Europa la forza della legge ha sostituito la legge del più forte. Lo Stato di diritto non è opzionale nell'Unione europea. È un obbligo. Tutti – ha rimarcato – devono rispettare le sentenze della Corte. Compromettere tale principio, o compromettere l'indipendenza dei giudici nazionali, significa spogliare i cittadini dei loro diritti fondamentali”.
Spazio Schengen: "se vogliamo rafforzare la protezione delle nostre frontiere esterne, allora dobbiamo aprire immediatamente lo spazio Schengen alla Bulgaria e alla Romania. Dobbiamo anche permettere alla Croazia di diventare un membro Schengen a pieno titolo, non appena avrà soddisfatto tutti i criteri. Se vogliamo che unisca il nostro continente anziché dividerlo, l'euro deve diventare qualcosa di più di una valuta di un gruppo selezionato di paesi. L'euro è destinato ad essere la moneta unica dell'Unione europea nel suo complesso".
“Dobbiamo mantenere una prospettiva di allargamento credibile per i Balcani occidentali”, ha quindi aggiunto Juncker. “È chiaro che non ci saranno altri allargamenti durante questo mandato. Ma dopo l'Unione europea sarà più grande dei suoi 27 membri".
"Da qualche tempo la Turchia si sta allontanando a grandi passi dall'Unione europea", ha detto ancora il presidente. “I giornalisti stanno in sala stampa non in prigione. Il loro posto è là dove regna la libera espressione. Questo dico a coloro che sono al potere in Turchia: lasciate liberi i nostri giornalisti”.
Tornando all’economia, Juncker si è detto "fortemente a favore del passaggio al voto a maggioranza qualificata per le decisioni relative alla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società, alla tassazione equa dell'industria digitale e all'imposta sulle transazioni finanziarie. Abbiamo bisogno di un ministro europeo dell'Economia e delle finanze: un ministro europeo che promuova e sostenga le riforme strutturali nei nostri Stati membri”.
Allo stesso tempo, l’Ue “non ha bisogno di strutture parallele. Il parlamento della zona euro è il Parlamento europeo".
Insieme contro il terrorismo: "chiedo un'unità di intelligence europea che faccia in modo che i dati relativi al terrorismo e ai combattenti stranieri siano automaticamente condivisi tra i servizi di intelligence e con la polizia. Voglio che gli Stati membri esaminino quali decisioni di politica estera possono passare dal voto all'unanimità a quello a maggioranza qualificata. È quel che prevede il trattato".
L’Ue deve imparare a legiferare meglio: "non dobbiamo intrometterci nella vita dei cittadini europei. Non dobbiamo irrompere con un fiume di nuove iniziative né cercare di appropriarci di altre competenze. Dobbiamo anzi restituire competenze agli Stati membri quando è ragionevole. Intendo istituire, a partire da questo mese, una task force per la sussidiarietà e la proporzionalità che esamini in maniera molto critica tutti gli ambiti d'intervento, in modo da agire solo quando l'UE apporta un valore aggiunto".
"L'Europa funzionerebbe meglio se unissimo le cariche di Presidente della Commissione europea e di Presidente del Consiglio europeo”, ha sostenuto Juncker. “L'Europa sarebbe più facile da capire se fosse uno solo il capitano della nave. Un unico presidente rifletterebbe meglio la vera natura dell'Unione europea quale Unione di Stati e Unione di cittadini. Se vogliamo rafforzare la democrazia europea non possiamo proprio invertire il progresso democratico avviato con la creazione dei candidati capolista: i cosiddetti Spitzenkandidaten”.
La Tabella di marcia
"Il nostro futuro non può limitarsi a uno scenario. L'Unione di domani dobbiamo prepararla oggi", ha rimarcato Juncker. "Il 30 marzo 2019 saremo un'Unione a 27”, ha ricordato, citando la data in cui la Brexit sarà realtà. “Propongo di prepararci per bene a questo momento, tra i 27 e all'interno delle istituzioni europee. È mia speranza che il 30 marzo 2019 gli europei si sveglino in un'Unione in cui noi tutti terremo fede ai nostri valori. In cui tutti gli Stati membri rispetteranno inflessibilmente lo Stato di diritto. In cui avremo gettato le fondamenta dell'Unione economica e monetaria così da poter difendere la nostra moneta unica nella buona come nella cattiva sorte, senza dover chiedere aiuto dall'esterno. In cui un Presidente unico guiderà l'operato della Commissione e del Consiglio europeo, perché sarà stato eletto sulla base di una campagna elettorale europea democratica”.
"Abbiamo iniziato a riparare il tetto, e adesso dobbiamo completare il lavoro finché splende il sole. Allora – ha concluso – leviamo l'ancora, abbandoniamo i porti sicuri e catturiamo il vento nelle nostre vele". (aise) 

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