110 ANNI DALLO SCOPPIO DELLA MINIERA DI MONONGAH, MA LA PIÚ GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANA E AMERICANA É ANCORA DIMENTICATA....- DI ROBERTO ZANNI

110 ANNI DALLO SCOPPIO DELLA MINIERA DI MONONGAH, MA LA PIÚ GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANA E AMERICANA É ANCORA DIMENTICATA....- di Roberto Zanni

MONTEVIDEO\ aise\ - “Per anni, decenni, è stata una tragedia dimenticata. Monongah è un piccolo punto nel West Virginia, oggi non ha più di mille abitanti ma oltre un secolo fa, era il 6 dicembre 1907, é stato l'epicentro della più grave sciagura mineraria degli Stati Uniti. Dissero che furono 361 i minatori morti in quella esplosione. Ma non era vero. Erano quasi il triplo, anche se il numero esatto non si saprà mai. Una tragedia che colpì in maniera terribile gli italiani e l'Italia, ma se non fosse stato per 'Gente d'Italia' e il suo, e nostro Direttore, Domenico Porpiglia, ancora oggi sarebbe una tragedia dimenticata. Scoperta per caso a New York, cercata quando era impossibile trovarla. Incredibile, ma di quell'immane disastro non era rimasta traccia, nascosto, o fatto nascondere, anche perchè poi chi sarebbe andato a scovare notizie di quegli emigranti, di quei minatori, anziani, giovani, di tutte le età, che ufficialmente non avevano nemmeno un nome?”. Così scrive Roberto Zanni sulla prima pagina del numero di oggi di “Gente d’Italia”, quotidiano diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia. Nel giorno del 110° anniversario, il giornale ospita molti contributi su Monongah, dove oggi lo stesso Zanni si è recato a commemorare le vittime.
“Ci ha pensato però 'Gente d'Italia', con una ricerca quasi ossessiva, unico rappresentante di centinaia di famiglie che mai hanno avuto un briciolo di giustizia, a riportare un po' di luce su quel disastro minerario dove i morti furono probabilmente un migliaio, la maggioranza dei quali italiani, ma anche polacchi, turchi, irlandesi.
E fino a quando, quasi un secolo di oblio, non è stato squarciato dalla assoluta voglia di verità del nostro Direttore, lo Stato italiano, tutti i governi che si erano succeduti, mai avevano posto il proprio sguardo su quelle, tante, povere vittime.
Oggi 6 dicembre 2017, giorno in cui si ricorda il 110º anniversario di una tragedia di dimensioni epocali, ecco che 'Gente d'Italia' è nuovamente lì, non per rammentare quanto fatto negli anni scorsi, ma solo per commemorare quelle vittime, tante senza nome, che lasciarono la vita per cercare di dare ai propri figli un futuro migliore, quello che a quel tempo l'Italia di certo non assicurava.
La presenza di Gente d'Italia, oggi, vuole sottolineare, un'altra volta, la mancanza dello nostro Stato.
Perchè sí, ci saranno diplomatici e rappresentanti delle comunitá, personalitá e politici italiani e americani: si diranno tante belle parole, come sempre, ma...Il cimitero é ancora lí, come tanti anni fa, le lapidi in evidente stato di disfacimento... e nessuno ha aiutato, nessuno – a parte l'Associazione Culturale del giovane Meffe - é intervenuto.... purtroppo.
Fa male scriverlo, ma a quanto pare anche per le tragedie ci sono le categorie, e quella di Monongah ancora una volta, non appartiene alle più importanti. No, per caritá, nessun paragone con altri disastri, per rispetto delle vittime, ma solo una constatazione: perchè il cimitero di Monongah è stato abbandonato dallo Stato italiano?
Crescono solo le erbacce, mentre la pioggia e la neve (perché lì l'inverno è davvero tale) ricoprono quella sacra terra che ha accolto tutte le vittime. "Serve un ossario" chiedeva Padre Brigs quando il nostro Direttore lo incontrò per raccogliere testimonianze sulla tragedia dimenticata. "Perché oltre ai nomi di quelli conosciuti - spiegava il sacerdote – ci sono chissà quanti cadaveri di ragazzi".
Ma che, tutti assieme, non valgono 50.000 euro che il nostro Stato non ha creduto opportuno spendere per dare, a chi non aveva mai avuto nulla in vita sacrificandola poi nel modo più atroce, almeno un degno riposo”. (aise) 

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