BOLLETTINO BREXIT – DI MARCO CILLARIO

BOLLETTINO BREXIT – di Marco Cillario

LONDRA\ aise\ - “Nel principale sviluppo sul fronte Brexit dal referendum del 23 giugno 2016, il governo guidato da Theresa May ha pubblicato il 12 luglio il Brexit white paper, il documento che presenta in via definitiva le proposte per i futuri rapporti con l’Unione Europea. Il Regno Unito punterà a trovare un accordo di libera circolazione dei beni con l’UE, garantendo in cambio l’allineamento tra le proprie regolamentazioni e quelle comunitarie. In altre parole, il paese continuerà a seguire le direttive di Bruxelles, in quella che equivale di fatto a una soft Brexit”. Così scrive Marco Cillario su “Oltremanica”, newsletter bimensile di approfondimento sul Regno Unito. Nato e cresciuto a Roma, Cillario è a Londra dal 2015. Attualmente lavora per la rivista Legal Business.
“Il Brexit white paper è più vago sul fronte immigrazione, affermando che la libera circolazione delle persone cesserà al termine del periodo di transizione, a dicembre 2020. Ma le aziende avranno modo di reclutare ‘i migliori e più brillanti’ (best and brightest) lavoratori dall’UE. Turisti, studenti e chi viaggia per affari non avranno bisogno del visto. Maggiori dettagli verranno pubblicati nei prossimi mesi.
La pubblicazione del white paper è arrivata al termine di una settimana turbolenta per il governo. Due ministri chiave hanno dato le dimissioni poco prima che il documento fosse presentato in Parlamento. Il primo è stato il ministro per la Brexit David Davis, che il 9 luglio ha dichiarato di non essere più la persona migliore per rappresentare il governo May nelle trattative a Bruxelles a causa dello spostamento sulla soft Brexit.
Poco dopo il ministro degli esteri Boris Johnson ha lasciato il governo dichiarando che ‘il sogno della Brexit sta morendo’ e che il Regno Unito si sarebbe ridotto allo status di ‘colonia’ dell’UE. L’esecutivo è riuscito a sopravvivere alle scosse nel breve termine: Dominic Raab e Jeremy Hunt hanno rimpiazzato Davis e Johnson. Ma le dimissioni segnalano l’aprirsi di una fronda nella maggioranza che potrebbe rivelarsi fatale per il governo May nei prossimi appuntamenti parlamentari.
Martedì 17 luglio la Camera dei Comuni ha votato a favore di una serie di emendamenti al piano proposto da Theresa May. In seguito al voto di ieri il Governo non potrà costruire un confine fisico in Irlanda e neppure nuove forme di barriere nella parte del Mar Irlandese che divide l'Inghilterra dall'Irlanda del Nord. Inoltre dovrà continuare a far parte dell'Agenzia Europea per i medicinali (EMA) e non sarà più allineato all'UE sull'Iva.
Grazie al voto di quattro deputati labour pro-Brexit il Governo è riuscito però a respingere un emendamento che avrebbe costretto il Regno Unito a rimanere nell'unione doganale nel caso di un fallimento delle trattative per un accordo di libero scambio con l'UE.
In un’intervista pubblicata dal Sun in occasione della sua visita nel Regno Unito il 13 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la soft Brexit avrebbe ‘ucciso’ le speranze di un accordo commerciale con il paese dopo la Brexit: ‘Se fanno un accordo come quello, ci troveremmo a trattare con l’Unione Europea, non con il Regno Unito. Abbiamo già abbastanza problemi con l’UE’. Le parole hanno intensificato le divisioni all’interno della maggioranza: la promessa di un accordo commerciale speciale con i cugini d’oltreoceano era una delle promesse centrali dei Brexiteer. Ma durante una conferenza stampa congiunta con May poche ore dopo, lo stesso Trump ha detto che l’articolo del tabloid britannico riportava fake news, negando di aver criticato l’approccio di May alle trattative sulla Brexit e affermando che un accordo commerciale con gli Stati Uniti sarà possibile anche nel caso di una soft Brexit”. (aise) 

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