GLI "SCARABOCCHI" DI GRAZIELLA MALAGONI - DI FABRIZIO INTRAVAIA

GLI "SCARABOCCHI" DI GRAZIELLA MALAGONI - di Fabrizio Intravaia

MONTREAL\ aise\ - Si chiama M.A.I. (Montreal Arts Interculturels, 3680, rue Jeanne-Mance, Montreal) ed è un grande spazio dedicato all'espressione e alla promozione della diversità artistica montrealese. Ogni anno, questo organismo presenta "Eclectik", una combinazione di spettacoli teatrali e esposizioni artistiche che quest'anno saranno dedicati, in particolare, agli artisti "etnici" dai 55 anni in su e che porterà il titolo di "AgÈz et DÈjantÈs", che potremmo tradurre con "Anziani e (un po') pazzi". «Io rientro perfettamente in queste due categorie», afferma scherzando Graziella Malagoni che, insieme ad uno scultore d'origine haitiana, sarà la "vedette" artistica di questa edizione 2018. A scriverne è Fabrizio Intravaia per il "Corriere italiano" che dirige a Montreal.
Fino al 27 gennaio, infatti sarà possibile ammirare i cosiddetti "Doodles paper" o "Gribouillages", gli scarabocchi, ovvero quei disegni dal carattere istintivo, spontaneo che si fanno, ad esempio, quando si è seduti al telefono e si hanno, a portata di mano, una penna e un foglio di carta.
«Sono dei disegni - afferma Graziella Malagoni, 79 anni, nata ad Adria (in provincia di Rovigo), e residente a Montreal dal 1967 - di piccole dimensioni in cui ho dato libero sfogo alla mia fantasia, in cui non c'è né sopra, né sotto. Abbiamo creato una grande installazione nella quale sono stati applicati 175 miei disegni. Ne ho oltre 300 ma non si poteva andare oltre con l'installazione!».
Agli scarabocchi su carta sono stati aggiunti anche dei disegni su seta «altri scarabocchi che non hanno nÈ un sopra nÈ un sotto e che sono sempre frutto della spontaneità», - un genere di pittura, molto colorata, a cui l'artista è particolarmente legata.
«Quando scarabocchio - aggiunge Gabriella che ha un passato di stilista e "fashion designer" - il filo dei miei pensieri non è mai lineare, i miei gesti seguono un labirinto senza meta. Lo scarabocchio diventa un linguaggio visivo istintivo, un ventaglio di segni spontanei che rappresentano un universo parallelo, dei paesaggi immaginari surrealisti, delle architetture di fantasia, degli oggetti futuristi, dei mondi immaginari, dei luoghi dove le frontiere non esistono. Questo è il mio contributo alla mostra dei "vecchi e dei pazzi"!». (aise)

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