IL PRINCIPE ABBANDONA IL PALAZZO – DI EMANUELA PESSINA

IL PRINCIPE ABBANDONA IL PALAZZO – di Emanuela Pessina

BERLINO\ aise\ - "Martin Schulz abbandona le sue pretese di governo. Ma questo basterà a preservare la Grosse Koalition?" si chiede Emanuela Pessina in un articolo pubblicato oggi in primo piano dal Deutsch Italia, portale bilingue di informazione diretto a Berlino da Alessandro Brogani.
"Martin Schulz (Spd) non sarà ministro degli Esteri nel Governo di coalizione della Cancelliera Angela Merkel (Cdu). È quanto ha dichiarato in questi giorni il leader socialdemocratico ai media tedeschi, rinunciando alla carica per non mettere in discussione la Grosse Koalition (GroKo) e gli accordi raggiunti a Berlino dopo difficili negoziazioni. La Germania non si può permettere di tornare alle urne: la posta in gioco è l’immagine di stabilità di uno dei Paesi più importanti dell’Unione europea.
La coalizione guidata dalla Merkel e il partito socialdemocratico di Schulz avevano raggiunto l’accordo per formare una coalizione di Governo soltanto la settimana scorsa, dopo alcune di difficili trattative. Le elezioni di settembre 2017 non avevano dato la maggioranza assoluta a nessun partito, portando Spd e Cdu, le due maggiori forze politiche tedesche, al peggior risultato dal dopoguerra. A festeggiare, invece, i populisti di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd), che avevano ottenuto il 13 per cento dei voti: dal dopoguerra a questa parte, è la prima volta che un partito di matrice razzista ottiene seggi nel Bundestag. Un voto di pancia, che la Germania ha preso sull’onda delle difficili – e molto discusse – scelte in materia d’immigrazione e integrazione di Angela Merkel nel 2015, ma che ha scosso alla base le dinamiche elettorali d’oltralpe.
In questo contesto, Martin Schulz aveva costruito la propria campagna elettorale escludendo categoricamente una nuova coalizione con i cristianodemocratici: la GroKo è un compromesso conosciuto, che ha caratterizzato il Governo uscente, in cui l’Spd non ha mai potuto far valere realmente i propri principi. Sono state allora azzardate altre alleanze senza nessun risultato concreto e anche un Governo di minoranza cristiano-democratico non avrebbe probabilmente portato lontano: dopo mesi di negoziazioni, l’unica alternativa si è rivelata proprio la Grosse Koalition Spd – Cdu. Tra l’altro, Schulz si era detto soddisfatto degli accordi presi per questo nuovo Governo di coalizione: l’Spd si è assicurata alcuni dei ministeri più importanti, tra cui probabilmente Esteri, Finanze, Lavoro, Ambiente e Famiglia.
La soddisfazione di Schulz non è bastata a zittire le polemiche tra le fila dei socialdemocratici: da una parte gli elettori, che rimproverano Schulz di non essere coerente, dall’altra il compagno Sigmar Gabriel (Spd), attualmente al Ministero degli Esteri, cui Schulz aveva promesso il mantenimento della carica. Risultato: all’alba del referendum interno al partito socialdemocratico per l’approvazione degli accordi di coalizione, Schulz rinuncia al dicastero degli Esteri tedesco. Se i quasi 500mila elettori socialdemocratici non voteranno a favore, la Grosse Koalition non potrà continuare e si tornerà a votare: il principe abbandona il palazzo per preservare la stabilità del regno.
A questo proposito, il commissario per l’Economia dell’Unione europea, Pierre Moscovici, aveva da poco lodato le scelte responsabili dell’Spd, secondo quanto riporta la "Deutsche Welle": la solidità del nuovo Governo tedesco è il presupposto necessario alla continuità della politica europea, spiegava Moscovici. Un ritorno alle urne non sarebbe visto di buon occhio dal mondo politico e dai mercati, perché segnale di grossa instabilità politica interna.
La situazione rimane comunque critica e non è detto che il "sacrificio" di Schulz sia sufficiente alla conferma del nuovo Governo: secondo quanto scrive il quotidiano popolare "Bild", la nuova Grosse Koalition può contare su poco meno della metà dei consensi tra gli elettori Cdu e Spd.
Stupisce sempre, comunque, vedere come in Germania si sia ancora capaci di abbandonare una carica politica per un fine che va al di là degli interessi privati, soprattutto dal punto di vista di noi cittadini italiani". (aise) 

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