ITALIANI E TEDESCHI: DUE OPPOSTI CHE SI ATTRAGGONO – DI EDOARDO LAUDISI

ITALIANI E TEDESCHI: DUE OPPOSTI CHE SI ATTRAGGONO – di Edoardo Laudisi

BERLINO\ aise\ - ""Voi italiani siete un po’ così" mi disse anni fa lo scrittore tedesco Joachim Sartorius durante una chiacchierata a margine del Festival della poesia di Genova. Il suo indice tratteggiò nell’aria una linea spezzata dove alti e bassi non potevano essere più distanti. "Noi invece così" aggiunse e qui l’indice, dopo essere salito, proseguì in linea piana per un po’. "Ma poi combiniamo qualche casino e…" l’indice crollò di colpo e sparì sotto il tavolo. Naturalmente si trattava di una battuta con cui lo scrittore di Fürth voleva giocare con i vecchi stereotipi un po’ usurati dei nostri due Paesi. Però anche i cliché più logori talvolta nascondono una verità, distorta quanto si vuole, ma ancora in grado di dirci qualcosa". A scrivere e ad analizzare il rapporto di odio e amore che lega da sempre il popolo italiano e quello tedesco è Edoardo Laudisi, autore di un articolo pubblicato in primo piano sul Deutsche Italia, portale di informazione bilingue diretto a Berlino da Alessandro Brogani.
"Non c’è alcun dubbio che il rapporto tra le nostre due culture sia stato travagliato fin dalle origini. Nacque con un antico tradimento germanico: Arminio che guida le legioni di Varo nella trappola di Teutoburgo, al quale in epoca moderna fecero da contrappeso due giri di valzer italiano: il voltafaccia del 1915 e quello dell’8 settembre 1943. Nel corso dei secoli Italia e Germania non si sono fatte mancare nulla: alleanze, tradimenti, sacri Romani Imperi con imperatori Stupor Mundi (Federico II di Svevia) e Papi in armatura, calate di Lanzichenecchi e partite di calcio da tachicardia. Eppure nonostante i secoli trascorsi questo rapporto non si è mai stabilizzato, non si è mai normalizzato del tutto, ma è rimasto come sospeso sul filo di una tensione latente alimentata da un dubbio. Il sospetto inconscio che l’altro, il "Tudesch" o l’"Itaka", sebbene si mostri interessato, sotto sotto non ti rispetti e tiri a fregarti. Un po’ come due amanti attratti da una forte tensione erotica, ma incapaci di fidarsi completamente l’uno dell’altro.
La tensione è generata dalle rispettive culture che si attraggono come i poli opposti di una calamita. Generazioni di artisti e pensatori tedeschi si sono lasciati ispirare dalle città d’arte italiane, dalle chiese barocche, dalle opere dei maestri della pittura rinascimentale e dalle antiche rovine incastonate nel paesaggio italiano come testimonianze silenziose di una grandezza perduta. A noi italiani invece è il moderno e il contemporaneo tedesco che attrae. Sia nella forma del pensiero –l’esistenzialismo di Karl Jasper e Martin Heidegger ha giocato un ruolo importante nel superamento del vecchio idealismo crociano- o in quella della tecnica o del pragmatismo politico.
Ma i poli ci mettono un attimo a invertirsi, e l’attrazione a trasformarsi in repulsione. Paradossalmente però è proprio quando invertiamo i ruoli che le cose iniziano a funzionare veramente. Proprio come gli amanti. Un esempio pratico servirà a spiegare meglio. Prendiamo il rapporto Ferrari – piloti tedeschi. Qui abbiamo una squadra italiana con caratteristiche che potremmo definire "tedesche", vale a dire organizzazione, progresso tecnico, efficienza operativa, che esalta le qualità di un pilota tedesco con caratteristiche "italiane" come l’azzardo individuale, la creatività, la capacità di improvvisare e una certa indisciplina un po’ anarcoide. In altre parole quando noi facciamo i tedeschi, e loro gli italiani, le cose vanno a meraviglia. I problemi incominciano quando loro fanno i tedeschi "di Germania" e noi gli italiani "più furbi del mondo". Inizia allora una guerra di posizione dove dalle rispettive trincee ci si cannoneggia rinfacciandosi i rispettivi difetti, origine di tutte le colpe: il vostro debito pubblico sta affossando l’Euro, no è la vostra rigidità a distruggerlo. Dite tanto che bisogna accogliere i migranti, ma intanto chiudete le frontiere; siete voi che avete accettato di riceverli nei vostri porti in cambio di maggiore flessibilità sui conti ecc.
Insomma quando ci incistiamo dentro ai nostri stereotipi confermiamo in pieno i nostri limiti e combiniamo disastri, mentre se usciamo dal guscio e ci caliamo nell’altro, un po’ come attori che interpretano un ruolo diverso e per certi versi perfino opposto, arricchiamo la nostra personalità e allora accadono i miracoli". (aise) 

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