UN ITALIANO DA PREMIO A NEW YORK: DAI SOGNI AL SUCCESSO GRAZIE A INSTAGRAM – DI PEPPE AQUARO

UN ITALIANO DA PREMIO A NEW YORK: DAI SOGNI AL SUCCESSO GRAZIE A INSTAGRAM – di Peppe Aquaro

ROMA\ aise\ - “È da otto anni a New York. Praticamente al centro del mondo. Ma fa vita di quartiere. E per lavorare, utilizza i social. Ma solo per lavorare. Perché, Alessandro Preda, architetto e designer bresciano 35enne, di sicuro ha capito che Facebook, Instagram, e chi più social ha più ne metta, possono essere visti e maneggiati anche con gli occhi di uno scrittore del Novecento. “Italo Calvino mi ha cambiato la vita: lo leggevo da ragazzo e continuo a considerarlo un riferimento in tutto ciò che faccio”, dice l’architetto, rispondendo dalla sua casa di Park Slope, a Brooklyn, dove “Townhouses a tre o quattro piani al massimo, vie alberate, negozi e botteghe al piano terra, le chiese e la prossimità a Prospect Park, rendono questo luogo simile ai paesaggi di un quartiere italiano””. A scriverne è Peppe Aquaro sul Corriere della sera online.
L’eleganza del granchio
Però non c’è nostalgia in ciò che Preda fa. Persino Calvino e le sue celebri Lezioni americane sono un pretesto per tradurre il suo modo di lavorare. Paziente e creativo. Come quell’artista cinese al quale era stato chiesto di dipingere un granchio. “Ma continuava a prendere tempo rispetto alle richieste del suo committente: dopo cinque anni, ripeteva che gliene sarebbero serviti altri cinque”, spiega Preda, citando la storiella cinese raccontata proprio nelle “Lezioni” di Calvino, e aggiunge: “Dopo dieci anni, l’artista disegnò in un batter d’occhio un bellissimo granchio”. E oggi, le chele di granchio, tracciate con pazienza e genialità, sono il logo scelto dall’architetto sia per il studio di progettazione, sia per il marchio di design.
Studio, brand e arte del fare
Dare forma a una idea è il filo conduttore dei lavori dell’architetto bresciano a New York. Forma e atto del fare, visualizzabili in due attività, distinte ma collegate. “Un anno e mezzo fa, dopo aver lavorato per un importante studio di architettura a Manhattan, il “Deborah Berke Partners”, mi sono messo in proprio, fondando l’alepreda architecture (www.alepreda.com), e sono tantissimi gli italiani che arrivano a New York e mi chiedono una idea che li faccia sentire, diciamo, a casa. Stesso discorso per la committenza statunitense, ma dall’animo italiano”. E l’altra attività? “E una cosa nata recentemente, poco prima dell’estate, uno studio di design, Miduny (www.miduny.com), le cui iniziali ricordano le città nelle quali viviamo, io e le mie sorelle: Mi sta per Milano, Du è Dubai, e Ny è la mia, New York”, risponde Preda. Su tutto, il ruolo di Instagram, YouTube, Facebook: “Senza i social — spiega Alessandro — mi sarebbero serviti capitali ingenti, che non avevo, per sviluppare i miei progetti in un arco di tempo così breve”.
E “Mimì” volò in Germania
“MiMi”, un tavolo per la casa, il primo progetto uscito dal laboratorio di Miduny, rappresenta la forma realizzata da un’idea fatta conoscere attraverso i social: “Postando i progetti su Instagram, riesco a curare una sorta di narrazione del processo produttivo”. E le reazioni non mancano: “Quando, a maggio scorso, ho lanciato il marchio dei miei mobili all’International Contemporary Furniture Fair — una sorta di Salone del mobile in miniatura, al Javits Center di New York — postando su Instagram sia lo stand che le mie creazioni, è accorsa subito un sacco di gente”. Quei followers in carne e ossa spiegano quanto la passione di Preda per il fare, alla fine paghi: il tavolo MiMi, è stato riconosciuto come Honoree al NYCxDesign Awards 2018 (un premio ambito), e nominato per partecipare ai German Design Award 2019.
Da Brooklyn a Verona
Dietro l’angolo di un post sui social, per l’architetto e designer i cui prototipi (tutti in scala 1:1), nascono a Brooklyn — grazie ad un modernissimo macchinario hi tech — per poi essere assemblati e completati da artigiani italiani, nel Veronese, ci sono un edificio di quattro piani a Praga, ristrutturazioni abitative nel cuore di Manhattan, e un appartamento storico da ristrutturare nel centro di Brescia. La città dell’architetto, social ma non troppo, nato in via Musei, con affaccio su Santa Giulia, e col pallino per l’architettura già a diciassette anni, dopo un anno di studio ad Austin, in Texas, con Intercultura. “I coniugi che mi ospitarono erano entrambi architetti: sarà stato un segno del destino”, ricorda Preda, il quale giura di sentirsi ancora oggi una volta al mese con i signori Raymond. Postandosi progetti e idee. Così fanno gli architetti senza segreti, il cui unico scopo e raccontarsi e basta. Senza influenzare, socialmente, nessuno. Ma usando il meglio dei social per accompagnare la propria crescita professionale”. (aise) 

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