MILANO\ aise\ - Una macro-area europea delle Regioni sanitarie, un'alleanza che unisca in un progetto comune realtà autonome e indipendenti ma unite dalla stessa prospettiva di sviluppo sul tema dell'ICT e dell'E-health.

È questo il progetto presentato ieri dall'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani nel suo intervento alla sessione pomeridiana del convegno internazionale, promosso da Regione Lombardia, su "Sostenibilità e innovazione nella sanità del domani", che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti di Baviera (Germania), Catalogna (Spagna), Rhone Alpes (Francia), Serbia e Israele. La base di partenza, ha detto Bresciani, è la forza del sistema sanitario lombardo, chiamato a servire una popolazione di 10 milioni di abitanti. Il sistema garantisce ogni anno 160 milioni di prestazioni ambulatoriali, 2,5 milioni di ricoveri, 70 milioni di prescrizioni farmaceutiche. Più del 10 per cento delle prestazioni è per pazienti di fuori regione.

"Per rafforzare questo sistema - ha sottolineato Bresciani – è necessario trovare alleati in una logica di sussidiarietà orizzontale".

Il primo alleato è la ricerca e per questo "abbiamo unito in network le 6 università lombarde con facoltà di Medicina (5 pubbliche e una privata)". Questo sistema universitario può contare su 14 macro aree di ricerca, 119 aree specifiche di ricerca e 1.234 brevetti. Secondo Bresciani fondamentale è il ruolo dell'industria, che viene coinvolta nella piattaforma regionale investendo capitali su prodotti in grado di ottenere una certificazione di qualità dal Sistema sanitario regionale. Oltre al Sistema sanitario regionale, alle Università e alle aziende private, c'è un quarto attore, che è Finlombarda, la finanziaria regionale che dà la propria qualificata consulenza. Sono già 42 i progetti presentati su questa piattaforma di sviluppo tecnologico.

Allo stesso tempo, ha proseguito Bresciani, la Lombardia si è mossa per stringere alleanze esterne. Quindi alle intese con le Regioni italiane (come Veneto e il Friuli), si sono affiancati gli accordi con le Regioni europee (Rhone Alpes, Andalusia, Catalogna, Canton Ticino) o addirittura Stati (come Israele), così da creare una "macro area europea delle Regioni sanitarie". Altre intese sono in preparazione con il Piemonte, oltre che con Baden Wuerttemberg e Baviera per la Germania, Valencia per la Spagna, Sud Tirolo, Tirolo e Carinzia per l'Austria.

Lo scopo non è solo lo scambio di esperienze ma anche e soprattutto la possibilità di essere protagonisti in Europa con progetti come ad esempio il programma "Alias", dedicato alla telemedicina e che già unisce sette Regioni europee dell'arco alpino.

"La macro-area europea - ha aggiunto Bresciani - ha come sua direttrice fondamentale il Corridoio 5, che va da Lisbona a Kiev, ed è intersecato dal Corridoio 24, quello che lega i due mari, dalla Danimarca a Genova e dal corridoio del Brennero. Questa - ha concluso Bresciani - è la macro-area delle Regioni europee in grado attualmente di unire 60 milioni di cittadini e 87 miliardi di spesa sanitaria. Si tratta di soggetti autonomi e indipendenti, ma che stanno su un percorso comune di sviluppo". (aise)

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