CRISI DEI RIFUGIATI IN BANGLADESH: L’UNHCR CHIEDE 84 MILIONI DI DOLLARI AMERICANI

CRISI DEI RIFUGIATI IN BANGLADESH: L’UNHCR CHIEDE 84 MILIONI DI DOLLARI AMERICANI

GINEVRA\ aise\ - L’UNHCR, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha chiesto oggi “con urgenza” un ulteriore contributo di 83,7 milioni di dollari statunitensi per far fronte nei prossimi sei mesi all’emergenza in Bangladesh dove si trovano oltre mezzo milione di rifugiati Rohingya.
Secondo le ultime stime riportate dall’Agenzia Onu, circa 515.000 rifugiati hanno lasciato il Myanmar dal 25 agosto ad oggi, incluse le persone arrivate nel corso dell’ultima settimana. Azioni “prioritarie” nella gestione dell’emergenza sono proteggere i rifugiati, costruire rifugi, attività di sanificazione, garantire l’acqua e rafforzare le comunità locali ospitanti nella zona del sud est del Bangladesh. Alleggerire la drammatica situazione del sovraffollamento nei due campi già esistenti - Kutupalong e Nyapara – che al momento ospitano il doppio della popolazione che contenevano prima di quest’ultima crisi, è anch’essa una priorità, dato che il numero dei rifugiati presenti è in continua crescita.
Tra i rifugiati – riporta ancora l’UNHCR – si registra un gran numero di bambini, molti di loro minori non accompagnati o separati dalle famiglie. Più di metà dei nuovi arrivati sono donne, incluse madri con bambini piccoli o neonati. Ci sono anche molte persone anziane e persone con disabilità. Sono presenti inoltre malati, feriti e persone con traumi causati da violenze estreme, torture e abusi sessuali. Molti hanno perso la famiglia, i parenti e gli amici. I nuovi arrivati si aggiungono ai 300.000 rifugiati già presenti in Bangladesh prima della crisi.
Alla luce delle dimensioni e della veloce crescita di questa crisi, l’UNHCR a metà settembre ha dichiarato un “livello di emergenza 3” – il massimo livello possibile.
Sin dall’inizio, l’UNHCR ha sostenuto le operazioni gestite dalle autorità bengalesi e di tutti i partner per organizzare una consegna efficace di aiuti e servizi ai rifugiati. In aggiunta alle attività di protezione, costruzione rifugi e igienico-sanitarie, nel sud-est del Bangladesh sono stati ad oggi organizzati cinque ponti aerei, che hanno trasportato circa 500 tonnellate di aiuti. Ulteriori voli sono stati pianificati. È stato inoltre raddoppiato il numero del nostro personale sul campo, che conta oggi circa 100 persone. Le operazioni, la presenza sul campo e lo staff continueranno a espandersi in tutto il sud-est del Bangladesh.
L’appello supplementare dell’UNHCR è volto a rispondere ad ulteriori e urgenti necessità dal settembre 2017 all’ottobre 2018.
“È di vitale importanza, anche a questo punto, che la risposta soddisfi necessità a medio e lungo termine, assicurando al tempo stesso che il ritorno volontario dei rifugiati rimanga un’opzione percorribile e sicura”, sottolinea l’UNHCR che ha accolto “con favore la risposta iniziale da parte dei governi e dei donatori privati, che dall’inizio dell’emergenza hanno contribuito con 24,1 milioni di dollari”.
Tra i donatori che hanno fornito il sostegno maggiore ci sono Stati Uniti, Canada, Danimarca, Giappone, Svizzera, Emirati Arabi Uniti e UNIQLO. Anche i governi che stanziano contributi non specifici – Svezia, Olanda, Norvegia e altri – hanno permesso di far partire la risposta umanitaria.
Oltre ad affrontare i bisogni immediati dei rifugiati in Bangladesh, l’UNHCR guarda con “apprensione” al continuo flusso di persone provenienti dal Myanmar e pone ancora una volta l’accento “sull’importanza di risolvere le cause che stanno alla base di questo flusso”. La consegna degli aiuti e il miglioramento delle condizioni rimangono le massime priorità. (aise) 

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