Bologna: all'Alma Mater il "Centro di coordinamento per la resilienza delle coste ai cambiamenti climatici" dell’Onu

BOLOGNA\ aise\ - Trasformare le conoscenze sullo stato di salute del mare, comprendere e analizzare i cambiamenti climatici e gli effetti sull’ecosistema marino, trovare soluzioni avanzate per lo sviluppo sostenibile delle attività costiere. Sono gli ambiziosi obiettivi del Centro ONU chiamato a coordinare le attività del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021-2030), approvato dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco.
Ad ospitarlo all’interno del Tecnopolo sarà l’Università di Bologna, grazie a un finanziamento della Regione Emilia-Romagna di 2 milioni di euro: 400mila euro all’anno, già dal 2022, per 5 anni.
La notizia è stata confermata il 30 giugno scorso nel corso dell’Ocean Decade Forum, la conferenza ONU dedicata agli oceani che si tiene a Lisbona dal 27 giugno all'1 luglio. L’Alma Mater aveva presentato la propria candidatura, sostenuta da un protocollo di intesa sottoscritto con la Regione, nel corso del 2021.
"Ancora una volta la dimensione interdisciplinare dell'Università di Bologna e la sua capacità di fare squadra con le istituzioni del territorio e del Paese rappresentano una strategia vincente", affermano il prorettore per la Ricerca Alberto Credi e la prorettrice per le Relazioni internazionali Raffaella Campaner. "Ringraziamo la professoressa Nadia Pinardi e tutti i colleghi e le colleghe che partecipano al progetto. Siamo certi che l'attività di questo Centro si rivelerà assai preziosa per affrontare le sfide che ci attendono in un ambito così cruciale come quello dello sviluppo sostenibile delle coste in considerazione dei cambiamenti climatici. Il Centro contribuirà inoltre alla strategia dell’Ateneo a sostegno degli obiettivi dell’ONU per il mare rafforzando la ricerca interdisciplinare e contribuendo allo sviluppo dell’economia blu".
"Alla base del successo di questa iniziativa c’è l’azione coordinata tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, in sinergia con gli istituti di ricerca italiani", commentano l’assessora alla Scuola e Università, Paola Salomoni, e l’assessora all’Ambiente e alla Difesa della costa, Irene Priolo. "Il nuovo Tecnopolo ospiterà il centro a partire dal 2024, integrandolo con i servizi esistenti, per sviluppare una strategia volta non solo a preservare e conservare l’ambiente costiero, ma anche a valorizzarlo dal punto di vista economico. Una sfida che rientra perfettamente nei programmi previsti dal Patto per il lavoro e per il clima: usiamo la tecnologia, i big data e la conoscenza per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030".
GLI OBIETTIVI DEL CENTRO
Il Centro - "Decade Collaborative Center - DCC Coastal Resilience" - si concentrerà sui temi della resilienza delle coste ai cambiamenti climatici, sul miglioramento della comprensione dei processi che sottintendono ai mutamenti dello stato del mare, sulle connessioni multiple tra oceano e clima. L’obiettivo è generare soluzioni che possano mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e favorire l’adattamento alle nuove condizioni.
Le azioni del "Decennio delle scienze del mare" intendono inoltre migliorare i servizi di allerta precoce per tutti i rischi costieri legati a fattori geofisici, ecologici, biologici, meteorologici, climatici e antropici. Le azioni previste sono una trentina, selezionate tra oltre 300 proposte sorte a partire dal 2016, quando è nata da parte dei vertici delle Nazioni Uniti l’idea di dedicare un decennio allo studio dello sviluppo sostenibile degli oceani.
IL PROGRAMMA COASTPREDICT
L’Università di Bologna sarà chiamata in particolare a coordinare una delle azioni ONU previste, il programma "CoastPredict: Observing and Predicting the Global Coastal Ocean", pensato per sostenere i Paesi nel raggiungimento dell’obiettivo 14 dell'Agenda ONU 2030 ("Conservare e utilizzare in modo durevole oceani, mari e risorse marine per uno sviluppo sostenibile"). Lo scopo è perfezionare e rinnovare l’analisi scientifica delle trasformazioni che avvengono nelle aree costiere dei mari e degli oceani, per realizzare osservazioni e previsioni sia sulla loro variabilità naturale che sui cambiamenti indotti dall'azione umana.
Il DCC sarà ospitato dal Dipartimento di Fisica ed Astronomia "Augusto Righi" sotto forma di un Centro dipartimentale che coordinerà le attività di altri sette dipartimenti: Scienze biologiche, geologiche ed ambientali, Scienze Politiche e sociali, Giurisprudenza, Ingegneria civile, ambientale e dei materiali, Scienze mediche veterinarie, Scienze per la qualità della vita, Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale.
Parteciperanno inoltre ARPAE Emilia-Romagna, l’ISMAR (Istituto di Scienze Marine) del CNR e il CMCC (Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici): ciascuno sarà chiamato a mettere a disposizione le proprie competenze interdisciplinari. (aise)