APPELLO DEL PAPA PER UN CESSATE-IL-FUOCO GLOBALE

APPELLO DEL PAPA PER UN CESSATE-IL-FUOCO GLOBALE

ROMA\ aise\ - "In questo tempo in cui la pandemia non accenna ad arrestarsi", Papa Francesco a rivolto un nuovo appello alla comunità internazionale per un "cessate-il-fuoco globale e immediato, che permetta la pace e la sicurezza indispensabili per fornire l’assistenza umanitaria necessaria". Vi sono infatti fra "quanti stanno affrontando la malattia e le sue conseguenze economiche e sociali", anche "popolazioni le cui sofferenze sono aggravate da situazioni di conflitto". Il Santo Padre lo ha detto al termine dell’Angelus recitato ieri, domenica 19 luglio, di fronte ai fedeli e pellegrini raccolti in piazza San Pietro.
In particolare, Bergoglio ha detto di seguire "con preoccupazione il riacuirsi, nei giorni scorsi, delle tensioni armate nella regione del Caucaso, tra Armenia e Azerbaigian. Mentre assicuro la mia preghiera per le famiglie di coloro che hanno perso la vita durante gli scontri, auspico che, con l’impegno della comunità internazionale e attraverso il dialogo e la buona volontà delle parti, si possa giungere ad una soluzione pacifica duratura, che abbia a cuore il bene di quelle amate popolazioni".
Durante l’Angelus il Pontefice aveva illustrato una delle parabole raccolte nel Vangelo (cfr Mt 13,24-43), quella della zizzania, "attraverso la quale Gesù ci fa conoscere la pazienza di Dio, aprendo il nostro cuore alla speranza".
"Gesù racconta che, nel campo in cui è stato seminato il buon grano, spunta anche la zizzania, un termine che riassume tutte le erbe nocive, che infestano il terreno", ha spiegato Papa Francesco. "Fra noi, possiamo anche dire che anche oggi il terreno è devastato da tanti diserbanti e pesticidi, che alla fine fanno pure male sia all’erba che alla terra e alla salute. Ma questo, fra parentesi. I servi allora vanno dal padrone per sapere da dove viene la zizzania e lui risponde: "Un nemico ha fatto questo!" (v. 28). Perché noi abbiamo seminato buon grano! Un nemico, uno che fa concorrenza, è venuto a fare questo. Loro vorrebbero andare subito a strappare via la zizzania che sta crescendo; invece il padrone dice di no, perché si rischierebbe di strappare insieme le erbacce – la zizzania – e il grano. Bisogna aspettare il momento della mietitura: solo allora si separeranno e la zizzania sarà bruciata". È anche un racconto di buon senso".
Come han sottolineato Bergoglio, "si può leggere in questa parabola una visione della storia. Accanto a Dio, il padrone del campo, che sparge sempre e solo semente buona, c’è un avversario che sparge la zizzania per ostacolare la crescita del grano. Il padrone agisce apertamente, alla luce del sole, e il suo scopo è un buon raccolto; l’altro, l’avversario, invece, approfitta dell’oscurità della notte e opera per invidia, per ostilità, per rovinare tutto. L’avversario al quale si riferisce Gesù ha un nome: è il diavolo, l’oppositore per antonomasia di Dio. Il suo intento è quello di intralciare l’opera della salvezza, far sì che il Regno di Dio sia ostacolato da operatori iniqui, seminatori di scandali. Infatti, il buon seme e la zizzania rappresentano non il bene e il male in astratto, ma noi esseri umani, che possiamo seguire Dio oppure il diavolo. Tante volte, abbiamo sentito che una famiglia che era in pace, poi sono cominciate le guerre, le invidie… un quartiere che era in pace, poi sono cominciate cose brutte… E noi siamo abituati a dire: "Qualcuno è venuto lì a seminare zizzania" o "questa persona della famiglia, con le chiacchiere, semina zizzania". È sempre seminare il male che distrugge. E questo lo fa sempre il diavolo o la nostra tentazione: quando cadiamo nella tentazione di chiacchierare per distruggere gli altri".
"L’intenzione dei servi è quella di eliminare subito il male, cioè le persone malvagie, ma il padrone è più saggio, vede più lontano", ha continuato il Papa: "essi devono sapere attendere, perché la sopportazione delle persecuzioni e delle ostilità fa parte della vocazione cristiana. Il male, certo, va rigettato, ma i malvagi sono persone con cui bisogna usare pazienza. Non si tratta di quella tolleranza ipocrita che nasconde ambiguità, ma della giustizia mitigata dalla misericordia. Se Gesù è venuto a cercare i peccatori più che i giusti, a curare i malati prima ancora che i sani (cfr Mt 9,12-13), anche l’azione di noi suoi discepoli dev’essere rivolta non a sopprimere i malvagi, ma a salvarli. È lì la pazienza".
"Il Vangelo di oggi presenta due modi di agire e di abitare la storia", ha detto ancora Francesco: "da una parte lo sguardo del padrone, che vede lontano; dall’altra lo sguardo dei servi, che vedono il problema. Ai servi sta a cuore un campo senza erbacce, al padrone sta a cuore il buon grano. Il Signore ci invita ad assumere il suo stesso sguardo, quello che si fissa sul buon grano, che sa custodirlo anche tra le erbacce. Non collabora bene con Dio chi si mette a caccia dei limiti e dei difetti degli altri, ma piuttosto chi sa riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione. E allora", ha concluso, "sarà Dio e solo Lui a premiare i buoni e punire i malvagi". (aise)


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