FRANCESCO: LA MISURA DELLA FEDE È IL SERVIZIO

FRANCESCO: LA MISURA DELLA FEDE È IL SERVIZIO

ROMA\ aise\ - “È la fede che ci dà la capacità di guardare con speranza le vicende alterne della vita, che ci aiuta ad accettare anche le sconfitte, le sofferenze, nella consapevolezza che il male non ha mai, non avrà mai, l’ultima parola”. Così Papa Francesco ha introdotto ieri la preghiera dell’Angelus, recitato insieme ai fedeli riuniti in piazza San Pietro.
Richiamando la pagina del Vangelo di Luca sul tema della fede, introdotto dalla domanda dei discepoli: “Accresci in noi la fede!”, il Papa ha osservato che si tratta di “una bella preghiera, che noi dovremmo pregare tanto durante la giornata: “Signore, accresci in me la fede!”. Gesù risponde con due immagini: il granellino di senape e il servo disponibile. “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”. Il gelso – ha spiegato il Papa – è un albero robusto, ben radicato nella terra e resistente ai venti. Gesù, dunque, vuole far capire che la fede, anche se piccola, può avere la forza di sradicare persino un gelso. E poi di trapiantarlo nel mare, che è una cosa ancora più improbabile: ma nulla è impossibile a chi ha fede, perché non si affida alle proprie forze, ma a Dio, che può tutto”.
“La fede paragonabile al granello di senape – ha quindi sottolineato Francesco – è una fede che non è superba e sicura di sé; non fa finta di essere quella di un grande credente facendo a volte delle figuracce! È una fede che nella sua umiltà sente un grande bisogno di Dio e nella piccolezza si abbandona con piena fiducia a Lui. È la fede che ci dà la capacità di guardare con speranza le vicende alterne della vita, che ci aiuta ad accettare anche le sconfitte, le sofferenze, nella consapevolezza che il male non ha mai, non avrà mai, l’ultima parola”.
“Come possiamo capire se abbiamo veramente fede, cioè se la nostra fede, pur minuscola, è genuina, pura, schietta?”, si è chiesto il Pontefice. “Ce lo spiega Gesù indicando qual è la misura della fede: il servizio. E lo fa con una parabola che al primo impatto risulta un po’ sconcertante, perché presenta la figura di un padrone prepotente e indifferente. Ma proprio questo modo di fare del padrone fa risaltare quello che è il vero centro della parabola, cioè l’atteggiamento di disponibilità del servo. Gesù vuole dire che così è l’uomo di fede nei confronti di Dio: si rimette completamente alla sua volontà, senza calcoli o pretese”.
“Questo atteggiamento verso Dio – ha osservato il Papa – si riflette anche nel modo di comportarsi in comunità: si riflette nella gioia di essere al servizio gli uni degli altri, trovando già in questo la propria ricompensa e non nei riconoscimenti e nei guadagni che ne possono derivare. È ciò che insegna Gesù alla fine di questo racconto: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare””. Servi inutili, cioè senza pretese di essere ringraziati, senza rivendicazioni. “Siamo servi inutili” è un’espressione di umiltà, disponibilità che tanto fa bene alla Chiesa e richiama l’atteggiamento giusto per operare in essa: il servizio umile, di cui ci ha dato l’esempio Gesù, lavando i piedi ai discepoli”.
“La Vergine Maria, donna di fede, ci aiuti ad andare su questa strada. Ci rivolgiamo a lei alla vigilia della festa della Madonna del Rosario, - ha concluso Papa Francesco – in comunione con i fedeli radunati a Pompei per la tradizionale Supplica”. (aise) 

Newsletter
Archivi