SIAMO COMUNITÀ UNITI DA CORPO E SANGUE DI CRISTO

SIAMO COMUNITÀ UNITI DA CORPO E SANGUE DI CRISTO

ROMA\ aise\ - “Siamo comunità, nutriti dal corpo e dal sangue di Cristo”. Nella solennità del Corpus Domini, Papa Francesco ha recitato l'Angelus di fronte ai pellegrini e ai fedeli riuniti ieri, domenica 14 giugno, in piazza San Pietro ed ha svelato loro l'importanza dell'Eucaristia: “ricevere Gesù perché ci trasformi da dentro e ricevere Gesù perché faccia di noi l’unità e non la divisione”.
Il Santo Padre ha illustrato la seconda Lettura della liturgia in cui “San Paolo risveglia la nostra fede in questo mistero di comunione (cfr 1Cor 10,16-17)”: il Corpo e il Sangue. “Egli sottolinea due effetti del calice condiviso e del pane spezzato: l’effetto mistico e l’effetto comunitario”.
“Dapprima l’Apostolo afferma: “Il calice della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo?” (v. 16). Queste parole esprimono l’effetto mistico o possiamo dire l’effetto spirituale dell’Eucaristia”, ha spiegato Bergoglio: “esso riguarda l’unione con Cristo, che nel pane e nel vino si offre per la salvezza di tutti. Gesù è presente nel sacramento dell’Eucaristia per essere il nostro nutrimento, per essere assimilato e diventare in noi quella forza rinnovatrice che ridona energia e ridona voglia di rimettersi in cammino, dopo ogni sosta o dopo ogni caduta. Ma questo richiede il nostro assenso, la nostra disponibilità a lasciar trasformare noi stessi, il nostro modo di pensare e di agire; altrimenti le celebrazioni eucaristiche a cui partecipiamo si riducono a dei riti vuoti e formali. Tante volte qualcuno va a messa perché si deve andare, come un atto sociale, rispettoso, ma sociale. Ma il mistero è un’altra cosa: è Gesù presente che viene per nutrirci”.
“Il secondo effetto”, ha continuato il Papa, “è quello comunitario ed è espresso da San Paolo con queste parole: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo” (v. 17). Si tratta della comunione reciproca di quanti partecipano all’Eucaristia, al punto da diventare tra loro un corpo solo, come unico è il pane che si spezza e si distribuisce. Siamo comunità, nutriti dal corpo e dal sangue di Cristo. La comunione al corpo di Cristo è segno efficace di unità, di comunione, di condivisione. Non si può partecipare all’Eucaristia senza impegnarsi in una fraternità vicendevole, che sia sincera. Ma il Signore sa bene che le nostre sole forze umane non bastano per questo. Anzi, sa che tra i suoi discepoli ci sarà sempre la tentazione della rivalità, dell’invidia, del pregiudizio, della divisione... Tutti conosciamo queste cose. Anche per questo ci ha lasciato il Sacramento della sua Presenza reale, concreta e permanente, così che, rimanendo uniti a Lui, noi possiamo ricevere sempre il dono dell’amore fraterno. “Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9), ha detto Gesù; ed è possibile grazie all’Eucaristia. Rimanere nell’amicizia, nell’amore”.
“Questo duplice frutto dell’Eucaristia - il primo, l’unione con Cristo e il secondo, la comunione tra quanti si nutrono di Lui - genera e rinnova continuamente la comunità cristiana. È la Chiesa che fa l’Eucaristia, ma”, ha precisato il Pontefice, “è più fondamentale che l’Eucaristia faccia la Chiesa e le permetta di essere la sua missione, prima ancora di compierla. Questo è il mistero della comunione, dell’Eucaristia: ricevere Gesù perché ci trasformi da dentro e ricevere Gesù perché faccia di noi l’unità e non la divisione”.
Al termine dell'Angelus,dopo aver invocato come di consueto l'aiuto della Vergine Maria, Papa Francesco non ha mancato di rivolgere il proprio pensiero a “la drammatica situazione in Libia”, che ha detto di seguire “con grande apprensione e anche con dolore”. Il Papa ha esortato “gli Organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e risolutezza la ricerca di un cammino verso la cessazione delle violenze, che porti alla pace, alla stabilità e all’unità del Paese”.
“Prego anche per le migliaia di migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in Libia”, ha aggiunto. “La situazione sanitaria ha aggravato le loro già precarie condizioni, rendendoli più vulnerabili da forme di sfruttamento e violenza. C’è crudeltà”. Da qui un ulteriore invito,“per favore”, alla comunità internazionale “a prendere a cuore la loro condizione, individuando percorsi e fornendo mezzi per assicurare ad essi la protezione di cui hanno bisogno, una condizione dignitosa e un futuro di speranza. Fratelli e sorelle, di questo tutti abbiamo responsabilità, nessuno può sentirsi dispensato. Preghiamo tutti per la Libia in silenzio”, ha concluso. (aise)


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