È BREXIT. L’ITALIA CHE FA? – DI MICHELE SCHIAVONE

È BREXIT. L’ITALIA CHE FA? – di Michele Schiavone

ROMA\ aise\ - L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è ufficialmente un atto compiuto, mentre per quello formale, che ha sancito un divorzio dei rapporti durati 47 anni, rimangono ancora 11 mesi di transizione per compiere la separazione definitiva. Gli scenari per una soluzione amichevole sono incerti e spetterà ai negoziatori imprimere una svolta decisiva per raggiungerla.
I prossimi mesi che separano dalla fine del 2020 saranno occupati dai negoziatori per definire le relazioni future tra il Regno Unito e l’Unione europea: quello che non si è riuscito a decidere in tre anni e mezzo di negoziati dovrebbe avvenire ora e portare le due parti alla stipula di un ambizioso trattato di libero scambio.
I PROGETTI DEL GOVERNO ITALIANO
Solo dopo si comincerà a parlare della libera circolazione delle persone, del trattamento che avranno i cittadini europei che vivono o arrivano nel Regno Unito e viceversa, e della partecipazione di entrambi le comunità ai programmi di sicurezza, degli scambi culturali e dei progetti comuni, che in quasi mezzo secolo hanno contribuito al rafforzamento dei loro valori civili e sociali nel vecchio continente e nella Grande Isola.
Intanto, c’è grande apprensione sulle incerte sorti di milioni di cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito e tra loro anche i nostri connazionali. Perciò sarebbe utile conoscere i progetti del governo italiano: come l’Italia intende affrontare l’attualità e se ha già previsto un rafforzamento della nostra rappresentanza diplomatico-consolare per offrire loro sostegno e servizi di prossimità anche nelle aree periferiche e lontane dalla metropoli londinese.
RINNEGATI I PROPOSITI DI CHURCHILL
A distanza di anni è ancora incomprensibile che il Regno Unito, forte del suo ruolo di Paese alleato e protagonista della ricomposizione dell’Europa, abbia preso una decisione drastica sui rapporti con gli altri paesi europei.
Una decisione che rinnega i buoni propositi evocati da Winston Churchill nel famoso discorso tenuto all’Università di Zurigo il 19 settembre 1946 nel quale si udirono i primi vagiti della costituenda unione europea.
Dispiace in particolare che da Paese ispiratore di un’Unione di Stati per affermare la pace e il progresso, il Regno Unito sia diventato il primo picconatore di un progetto spendibile per misurarsi con le altre realtà geopolitiche. (michele schiavone*\aise)
* Segretario Generale del Cgie 

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